LA GUERRA DI CHARLIE WILSON

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Titolo Originale: Charlie Wilson's war
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Mike Nichols
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Durata: 97'
Interpreti: Tom Hanks, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Emily Blunt

Dopo il ritiro dal Vietnam, gli U.S.A. sono in attesa di qualche forma di rivincita. Agli inizi degli anni ottanta l'Afghanistan si ribella al dominio russo ma il governo americano non ritiene quella piccola guerra particolarmente strategica. Sarà un oscuro deputato del secondo distretto del Texas, Charlie Wilson, a intuire che potrà esser quella l'occasione di vedere per la prima volta l'esercito russo sconfitto. Approfittando della sua appartenenza al comitato ristretto per i finanziamenti occulti alla CIA, riuscirà a centuplicare i fondi destinati all'acquisto di armi anti-elicotteri e anti-carro. Sua alleata sarà la miliardaria Texana  Joanne Herring, uno strano miscuglio di mondanità scandalosa, cristianesimo e anticomunismo viscerale, a dargli gli agganci giusti per portare a termine la sua iniziativa. La storia è vera ed è stata raccontata in un libro.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore lascia trasparire un suo ideale cinico-libertario, dove i più spregiudicati sono anche i più "liberi" e adatti a concepire idee e iniziative nuove
Pubblico 
Maggiorenni
Uso di stupefacenti in un party, alcune nudità, linguaggio scurrile
Giudizio Artistico 
 
Il grande maestro Mike Nichols riesce a imbastire un racconto pieno di ritmo ma è proprio Tom Hanks, l'eroe onesto di tanti film, a non trovarsi a suo agio nelle parti di uno spregiudicato donnaiolo

Negli ultimi anni il cinema U.S.A. ha iniziato a interrogarsi con insistenza sulle ragioni dell'impegno americano nel Medio Oriente. In rapida sequenza sono usciti film come Leoni per agnelli , La valle di Elah, Redacted.
Tutti hanno abbandonato l’approccio spettacolare-colossal, tipico di alcuni film post-Vietnam ( Platoon  Apocalypse now, Il cacciatore) per attestarsi su narrazioni di storie minori, con finali generalmente  pessimisti, espressione del malessere che viene provato nell'attuale situazione di stallo. Tutti i film citati sono stati caratterizzati da scarso successo di botteghino: evidentemente all’americano-medio non piace specchiarsi nei suoi problemi insoluti.

Ci prova ora di nuovo La guerra di Charlie Wilson che sembra esordire nel modo più consono a un film trionfal-patriottico: dopo un preambolo che ci avverte  che “i fatti narrati sono realmente accaduti” assistiamo alla cerimonia di conferimento della medaglia ad honorem al senatore del Texas Charlie Wilson per aver sostenuto con le sue iniziative,  negli anni ’80, la guerra del popolo afgano contro l’esercito russo, fino al suo definitivo ritiro nel 1987 dopo il trattato di pace di Ginevra.

Come ci si accorge però ben presto, anche questo film esce completamente fuori dai canoni classici del film "stelle e strisce"  soprattutto a causa dei due protagonisti, il senatore Wilson e la  miliardaria texana Joanne King Herring che risultano essere di quanto più anti-convenzionale si possa immaginare. Il film ci introduce in  questo per noi insolito mondo libertino e visceralmente anticomunista (ma ovviamente anche cristiano, come si qualifica la Herring) e sappiamo inoltre dal libro da cui il film è stato tratto (Charlie Wilson’s war: The extraordinary Story of the Largest Covert Operation in History” di George Crile) che la realtà è stata anche più romanzata e scandalosa di quanto non appaia nel film.

La sequenza in cui ci viene presentato Charlie è oltremodo significativa: ci troviamo a Las Vegas in un Club PlayBoy dove il senatore è immerso in una piscina Jacuzzi assieme ad alcune conigliette in abito adamitico e mentre sorseggia un whiskey e ascolta annoiato un produttore che gli propone il finanziamento di un film per un’attricetta protetta dal senatore, la sua attenzione viene attirata da un televisore acceso che mostra i profughi afgani che attraversano il confine del Pakistan.

Tornato a Washington, la sua posizione di membro della commissione per i finanziamenti segreti alla CIA gli consente di raddoppiare il budget per il  rifornimento di armi ai ribelli afgani. Questo gesto attira l’attenzione della miliardaria Joanne Herring (che intrattiene  con il senatore una saltuaria ”amicizia sessuata”) la quale, in qualità di console onorario del Pakistan, riesce a organizzargli un incontro con il presidente Muhammad Zia e una visita al campo profughi.

Impressionato da quanto ha visto, George inizia una alquanto abile operazione che consente di far pervenire, attraverso una catena di trasferimenti che incredibilmente include Egitto, Israele, e Pakistan, armi anti-elicottero e anti-carro ai guerriglieri.  Contemporaneamente riesce a convincere i suoi colleghi del parlamento a portare il sostegno Usa alla cifra di 300 milioni di dollari, concludendo con successo la più grossa operazione “sotterranea” dei servizi segreti della storia.
Dopo tanta enfasi sul  successo ottenuto, il film sorvola sulla successiva, disastrosa presa del potere dei talebani: in una rapida sequenza si vede il senatore che a pace ormai conclusa cerca di finanziare la costruzione di nuove scuole nel paese distrutto ma la sua proposta viene lasciata cadere, una miopia che sottolinea anche in quell’occasione la difficoltà americana di riuscire a perseguire obiettivi di pace stabile in quell'area geografica.

Il regista Mike Nichols, non nuovo a film di rottura (basti ricordare Il laureato-1967), mescola abilmente lo grande storia con gli scandali privati dei due protagonisti allo scopo probabilmente di non annoiare lo spettatore; in realtà il  registro scelto per raccontare la storia serve anche all'autore per trasmettere due messaggi, uno ironico e l'altro più ideologicamente spregiudicato.

Con il primo il regista vuole sottolineare l'aleatorietà della grande strategia in politica estera dell'America, che viene costruita  dall’occasionale iniziativa di due personaggi con le idee chiare; il secondo è più sottile è più corrosivo: Charlie e Joanne, con il loro comportamento sregolato e scandaloso sono la vera espressione di una nazione libera ed indipendente: è proprio da un animo “libero da convenzioni” che possono scaturire idee originali che come in questo caso smuovono l’inerzia del gigante americano.

Autore: Franco Olearo


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