NON E' UN PAESE PER VECCHI

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Titolo Originale: No country for old men
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Joel ed Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel ed Ethan Coen dal romanzo di Cormac McCarthy
Produzione: Scott Rudin e Mike Zoss per Miramax e Paramount Vantage
Durata: 123'
Interpreti: Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Javier Bardem, Woody Harrelson

Mentre è a caccia nel deserto Llewelyn Moss si imbatte in quel che resta di uno scontro tra trafficanti di droga messicani ed acquirenti americani. Lascia la droga,ma si impadronisce di una valigetta piena di soldi. Tornato sul posto per dare da bere a uno dei sopravvissuti viene individuato da altri delinquenti che si mettono a dargli la caccia. Alle sue calcagna, però, c’è anche il ben più temibile Anton Chigurh, un uomo misterioso e spietato che semina la sua strada di cadaveri. A cercare di far luce sulla faccenda e di salvare l’incauto Moss arriva l’anziano sceriffo Ed Tom Bell, un uomo di grande esperienza che vede con tristezza il degrado imboccato dal mondo che conosceva.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film approda a una visione quasi nichilista e comunque venata da un marcato pessimismo
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza anche efferata e il linguaggio crudo
Giudizio Artistico 
 
Un thriller teso e violento, ma alleggerito da una certa ironia, molto ben resa dalla regia dei Coen

Il romanzo di Cormac McCarthy (vincitore tra l’altro del premio Pulitzer 2007) da cui questa pellicola è tratta con l’abituale abilità e arguzia dai fratelli Coen (accomunati in scrittura, regia e produzione), rappresenta un’amara, ma non per questo totalmente disillusa riflessione sul mondo contemporaneo.

Ambientato nel 1980 (epoca in cui il traffico di droga dal Messico cominciò ad assumere le caratteristiche di estrema violenza che oggi sono la norma), il racconto di McCarthy lavora su tre personaggi estremamente diversi tra loro, ma connessi l’un l’altro attraverso le svolte del plot (un thriller teso e violento, ma alleggerito da una certa ironia, molto ben resa dalla regia dei Coen), ma soprattutto dal tema, che ruota intorno al problema del male e della libertà umana, interrogata dalle circostanze della vita (il ritrovamento dei soldi e la richiesta di aiuto di un moribondo nel caso di Moss, una serie di episodi più complessi nel caso dello sceriffo Bell), ma anche dalla presenza di un individuo senza scrupoli come Chigurh.

Proprio quest’ultimo, qualcosa di più di un delinquente psicopatico (verrebbe da dire quasi il Male, soprattutto nella sua testarda volontà di giocare con la vita delle persone e nel tentativo di togliere loro la speranza così come fa con Carla Jean, la moglie di Moss), sfida la comprensione dello sceriffo, costretto a riconoscere che il mondo sta inesorabilmente cambiando e non in meglio. La droga, infatti, è solo il sintomo di una società che ha perso i suoi ideali (nel romanzo si indica in modo esplicito altri indizi di tale degrado, tra gli altri il dilagare dell’aborto…).

La riflessione di Bell (che nel romanzo guidava con ironia e profondità il lettore verso un finale niente affatto consolatorio e tuttavia non privo di speranza) appare meno centrale e più sbilanciata nel senso della disillusione nel film dei Coen, che per questo, in linea con la maggior parte della produzione di questi due autori, approda a una visione quasi nichilista e comunque venata da un marcato pessimismo.

In realtà questa scelta narrativa si traduce anche in una parziale perdita di dinamismo nella parte centrale della pellicola, dove domina la figura del crudele Chigurh e la disperata tenacia di Moss.

Le psicologie di personaggi e lo spettro in parte imprevedibile delle loro azioni (come anche alcune brevi, ma intense scene personali – quelle tra Moss e Carla Jean e quelle tra lo sceriffo e la moglie o il vecchio amico invalido), tuttavia, aprono allo spettatore degli spiragli in senso differente.

Anche se il male sembra dilagare e vincere al di là di ogni sforzo e tentativo di comprensione, anche se le buone intenzioni a volte non bastano né a salvarsi la vita né a proteggere quella degli altri, anche se lo sceriffo Bell sembra avviato a una malinconica pensione e anche se Dio sembra restare silenzioso di fronte a tanto dolore spesso innocente; nonostante tutto questo, l’uomo continua a domandare un senso, continua a provare ad essere fedele (come lo è Moss alla moglie che ama e Bell al suo lavoro e ai suoi cari), contrapponendo alla violenza la possibilità di fare la cosa giusta e di credere in qualcosa, una possibilità che McCarthy descrive nel suo romanzo con l’immagine semplice ed efficace di un abbeveratoio di pietra, fatto per resistere al vento e all’usura e testimoniare una promessa di bene iscritta nel cuore dell’uomo.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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