LA FAMIGLIA SAVAGE

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Titolo Originale: The Savages
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Tamara Jenkins
Sceneggiatura: Tamara Jenkins
Durata: 114'
Interpreti: Laura Linney, Philip Seymour Hoffman, Philip Bosco, Peter Friedman

Wendy ha ormai quarant'anni, vive di lavoretti saltuari e spera di riuscire prima o poi, a far rappresentare una sua commedia che raccoglie alcuni ricordi giovanili. Mantiene, senza molto entusiasmo, una relazione con un uomo sposato. Jon, suo fratello, è professore universitario di drammaturgia, non riesce a completare un saggio su Bertold Brecth, nè sa decidersi a sposare la donna con cui vive da anni. Jon e  Wendy che non si vedono da tempo, si trovano ora a dover affrontare un problema : dove sistemare il loro vecchio padre  che é rimasto solo (la sua ultima compagna è morta) e che per di più è affetto da semenza senile.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La necessità di prendersi cura del vecchio padre spinge due fratelli a tirar fuori il lato buono del loro animo, rimasto a lungo sepolto
Pubblico 
Adolescenti
Un rapporto sessuale (senza nudità) squallidamente annoiato
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei due protagonisti; l'autrice riesce a raccontarci la fragilità della solitudine con ironica simpatia

Fino a quale fondo di aridità umana bisogna arrivare per poter poi iniziare a risalire la china  e  percepire, sia pur gradualmente,  un pizzico di calore negli affetti familiari e iniziare a liberarsi dalla paura di amare?

La famiglia Savage che  Tamara Jenkins, già autrice di un'altro spaccato di interno familiare (L'altra faccia di Beverly Hills - 1998),  ci vuole far conoscere, ha le fragilità modernissime di un mondo fatto di persone sole: la madre ha abbandonato i  due fratelli  molto presto; il padre si è rifatto una vita senza più occuparsi di loro e convivendo con una donna che di fatto lo mantiene; Wendy, è una quarantenne nubile che  intrattiene una relazione con un grigio uomo sposato,  una relazione che ha il fragile valore  di rimedio alla solitudine e occasione per  parlare delle sua vera passione:  i cani e i gatti. Jon, professore universitario, sta passando un periodo di impotenza creativa (dovrebbe completare un saggio su Bertold Brecht) ma anche sentimentale: dovrebbe sposare la donna polacca con cui vive da tre anni evitandole così un doloroso rimpatrio ma lui accampa mille complicazioni e la lascia partire.
Jon e Wendy non si vedono da tempo: solo la notizia che il loro padre, colto da demenza senile, rischia di venir buttato fuori dalla casa della sua convivente,  li spinge a incontrarsi per affrontare insieme il problema.

Sono poche le cose che accadono nel film, dove tocchi di ironia stemperano la serietà del tema: non conta il modo con cui finalmente i due fratelli riescono a trovare una sistemazione per il padre (una casa di riposo convenzionata) se non per il loro sforzo di occuparsi, una volta tanto, di qualcosa di diverso dai loro piccoli problemi, quanto il progressivo avvicinamento dei due fratelli e il loro aiutarsi a vicenda nel  prendere coscienza delle  loro debolezze.

I due fratelli, nei pomeriggi passati accanto al padre e nelle serate trascorse insieme (Wendy si accampa provvisoriamente nella casa di Jon)  riprendono a frequentarsi e a conoscersi meglio: Jon è più diretto,  più disincantato  ("questi ospizi molto carini con tante piante ornamentali servono solo per mascherare un'imbarazzante verità: che gli esseri umani muoiono. E' un pisciarsi addosso, è un puzzare di latrina")  e pare vivere senza aspettarsi niente dagli altri ma proprio per questo è il più fragile; Wendy scarica la sua insicurezza alimentandosi con pillole antidrepressive, coprendo di carezze gatti e cani ed è tale la sua carenza affettiva che  quando un infermiere  dimostra appena un poco di capirla intrattenendosi con lei  nelle pause da sigaretta, gli da un bacio riconoscente (non corrisposta, in quanto l'uomo è innamorato della sua fidanzata).
Queste due persone che a malapena riescono a tenere in piedi la loro vita fatta di  abitudini sedimentate e di pigrizie sentimentali, sono ora costrette ad occuparsi di qualcun'altro, ad entrare nei problemi del vecchio genitore e a prendersene cura; in questo modo (quasi un ultimo regalo del padre che in vita si è molto poco curato di loro), a poco a poco, riusciranno a uscire da se stessi, a guardarsi meglio per quel che sono realmente. Morto il padre, rinforzati da questa esperienza, Wendy troverà la forza di sganciarsi dalla sua relazione-abitudine e Jon andrà in Polonia per  riannodare il suo legame sentimentale. 

Philip Seymour Hoffman e Laura Linney (quest'ultima si è meritata una candidatura all'Oscar) sono perfetti nelle parti dei due fratelli mentre l'autrice Tamara Jenkins, con  le sue battute ironiche, per la sua preferenza a ritrarre intellettuali insicuri e nevrotici, sembra rifarsi al primo Woody Allen ma c'è in lei, rispetto all'autore newyorkese, un'attenzione più preziosa, una tenerezza  verso i suoi personaggi che appare in ultima analisi molto femminile.

Autore: Franco Olearo


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