JUNO (Franco Olearo)

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Titolo Originale: JUNO
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Diablo Cody
Durata: 92'
Interpreti: Ellen Paige, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, J.K. Simmons

Juno è una ragazza di 16 anni che si accorge di essere rimasta incinta. Il suo ragazzo, Paulie si mostra totalmente impreparato ad affrontare la situazione e lei si avvia a prendere la decisione più ovvia: abortire. Entrata in un clinica specializzata in aborti rapidi, si accorge, in modo molto naturale e spontaneo che c'è un'altra soluzione: far nascere il bambino e darlo in adozione. Presa la decisione, non tutto sarà così facile nei nove mesi che seguono....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
E' notevole il modo naturale e spontaneo (non "condizionato") con cui una ragazza di 16 anni scopre che è brutto abortire ed è bello far nascere il proprio figlio
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio a volte crudo ed esplicito
Giudizio Artistico 
 
Ottima sceneggiatura (premio Oscar), ottima la protagonista Ellen Page, bravo il regista

Finalmente, quasi non si sa da dove,  lui è; lui è nato. Nell'originale inglese:. "From I don't know where, there was, he was, he was there": La ripresa è fatta in soggettiva, dalla visuale della madre che oltre il profilo curvo del pancione vede sorgere lentamente, sollevato dalle mani della nutrice, prima la testa e poi tutto il corpicino di suo figlio.  E' il baricentro emotivo di tutto il film e Juno, dopo nove mesi di decisioni adulte, di sguardi maliziosi, di alternarsi  di speranze e di delusioni, si può concedere un pianto tranquillo. E' questo l'unico momento di tutto il film in cui  sceneggiatrice e regista, cosi perfettamente misurati e discreti fino a quel momento si concedono un poco, appena un grammo di enfasi. E' una piccola fessura lasciata aperta attraverso la quale la sceneggiatrice sembra apparire in prima persona mostrando il suo cuore di donna che fa il tifo per quel bimbo appena nato. In modo più discreto la stessa emozione ci era stata trasmessa  (forse è di nuovo lei stessa, forse, chissà, sua madre o un'altra persona cara che ha conosciuto) attraverso la figura della matrigna che non può fare a meno di versare una piccola lacrima nel vedere apparire da uno schermo, durante  l'esame ecografico, la testa del bambino o quando, alla notizia della decisione di Juno di non abortire ma di darlo in adozione, sottolinea contenta che questa coppia avrà un bel dono da Gesù.
Sicuramente Juno è Diablo Cody da adolescente: vivace e volitiva, ha una lingua tagliente che le consente di affrontare schiettamente gli altri e di trasfigurare con un tocco di simpatica ironia anche le situazioni (come la sua) più drammatiche. La sua non è però una maschera protettiva: Juno mostra di avere una visione del mondo sostanzialmente positiva e nutre una fiducia di fondo (aiutata in questo dalla sua giovinezza) nelle persone che incontra. Nella famosa scena  che si svolge nella sala di attesa dell'ambulatorio dove era andata per abortire, snodo  cruciale della storia,   quando Juno decide di far nascere il figlio, la sua appare  una scelta coerente (anche se pur sempre coraggiosa): in un mondo buono questo bimbo (che ha già le unghie, come le suggerisce una giovane sostenitrice del  pro life) tutti hanno il diritto di nascere; al contrario, quell'ambiente che "odora di studio dentistico" appare qualcosa di forzato e di squallido..

Natalia Aspesi in un articolo apparso su La  Repubblica del 6 marzo 2008 dal titolo "Giù le mani da Juno", se la prende  contro ogni sfruttamento a fini ideologici, in senso anti-abortista  del film. Fa notare infatti che nel racconto non compaiono "vescovi, predicatori o profittatori politici". Natalia ha perfettamente ragione: per commuoversi davanti a una testolina che fa capolino dallo schermo dell'ecografia, per desiderare che alla fine "egli sia" non è necessario essere vescovi, predicatori o profittatori politici o esser condizionati dalla loro "malefica" influenza; ma basta molto di meno: è sufficiente :essere  nati un po' di anni prima di quel bambino, visto che siamo venuti al mondo esattamente come lui; basta far parte della grande famiglia umana e desiderare che altri riescano a raggiungerci. Quello che non è chiaro alla Aspesi è che chi è pro life, è sinceramente contento che un altro bambino "ce l'abbia fatta", qualunque sia state le motivazioni per una tale decisione e le motivazioni di Juno vanno benissimo. E' l'antico atteggiamento della madre vera che di fronte alla decisione del re Salomone di tagliare in due il bambino conteso,  afferma che piuttosto che vederlo morire preferisce che il bambino venga affidato all'altra donna..
 

Nei nove mesi di gestazione Juno entra progressivamente  nel mondo degli adulti ma la cosa non le piace affatto: quel positivo atteggiamento verso gli altri e il resto del mondo che  aveva determinato la decisione di non abortire rischia  di venir gravemente compromesso: lo recupererà di nuovo ma con una consapevolezza più matura.
Le sue stesse basi familiari erano già fragili (abbandonata da sua madre quando era ancora piccola e mai più rivista, vive con il padre che ha sposato un'altra donna ) ma se  la forza della  giovinezza le aveva consentito di stendere come un velo sul passato, ora però la situazione è diversa: come madre, anche se solo per nove mesi, desidera il meglio per suo figlio. Grande è la  delusione quando scopre che la coppia che aveva scelto per l'adozione sta per separarsi ."Voglio   che siate perfetti, non voglio che siate incasinati come tutte le altre famiglie" protesta Juno.
"Mi domando se due persone possono stare insieme per sempre" domanda al padre, in un momento di tranquilla intimità in casa. La sua però non è una domanda, è una riflessione: superata la delusione iniziale, ha capito che la vita è un tendere e il fatto che certe cose siano difficili da raggiungere non vuol dire smettere desiderarle e di sperare.
Per  Natalia Aspesi il film è "espressione dell'immensa libertà della donna di poter liberamente essere madre o no". Anche questo è vero (tutti noi siamo liberi nell'animo davanti alle nostre scelte) ma ciò di cui si discute non è una decisione indifferente ma polarizzata:  la scelta in una direzione è una sconfitta,  nell'altra è una vittoria per il figlio, per la madre, per la società.
Il  film, da questo punto di vista, non manifesta nessuna neutralità: nella sequenza finale, nella gioia della madre adottiva, nel piacere di Juno di tornare dal suo ragazzo per riprendere a crescere insieme si svela  la speranza della sceneggiatrice , proprio grazie a  gesti come quello di Juno, di poter costruire, pur partendo da una società così vistosamente disgregata,  un mondo di affetti più forti.

Juno dimostra ancora una volta come un film  è sempre  frutto di un lavoro di equipe: brava Diablo Cody (premio Oscar 2008) ma il successo non sarebbe stato pieno  senza l'interpretazione della canadese Ellen Paige: verosimile sedicenne con le sue passioni per il Jazz e i film splatter (ma quando comunica al suo ragazzo di essere incinta, un lampo le passa sugli occhi, desiderosa di voler  bucare quel volto di ragazzino ebete per riuscire a catturare i suoi  sentimenti più profondi). Bravo anche il regista, che tanto ha contribuito a  costruire un mondo di adolescenti colto  nel lento passare delle stagioni in una tranquilla cittadina di provincia (ma quando Juno ferma la macchina sul ciglio della strada per rompere in un pianto disperato dopo la notizia della prossima separazione della coppia scelta per l'adozione , il paesaggio assume l'aspetto di una squallida  periferia tagliata da un treno che passa sferragliando).

Autore: Franco Olearo


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