JUNO (Laura C. Ramosino)

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Titolo Originale: JUNO
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Diablo Cody
Produzione: Fox Searchlight/ Mandate Pictures
Durata: 92'
Interpreti: Ellen Paige, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, J.K. Simmons

La sedicenne Juno McGuff rimane incinta del suo migliore amico, l’imbranatissimo Blicker, e dopo aver inizialmente considerato di abortire, ci ripensa e decide di trovare una coppia a cui affidare il bambino. La individua in Vanessa e Mark Lo ring, due yuppie ricchi, giovani, belli e disperatamente (soprattutto lei) in cerca di prole. Mentre Juno si confronta con i problemi della gravidanza e con l’inaspettata evoluzione del suo rapporto con Blicker, l’arrivo del bambino provoca effetti inaspettati sia nella famiglia McGuff che nei futuri genitori adottivi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film mette bene a fuoco un problema chiave che attanaglia la cultura contemporanea. Se cioè la decisione di abortire sia semplicemente un’opzione sentimentale del tutto personale oppure se abbia a che fare con la realtà non sindacabile delle cose e con la presa di coscienza su di esse.
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio, un paio di scene sensuali.
Giudizio Artistico 
 
Il film di Reitman sceneggiato da Cody è una bella storia, ben raccontata, che ha per protagonisti persone vere

.Provocatorio e mai ideologico, Juno, uscito dalla penna di Diablo Cody, una ex spogliarellista e sceneggiatrice esordiente, e dalla regia di Jason Reitman, autore anche di un piccolo gioiello come Thank you for smoking, è solo la punta dell’iceberg di una serie di pellicole americane che, nell’arco dell’ultimo anno hanno rimesso a tema gli effetti dirompenti (ma non necessariamente drammatici) di una maternità non programmata.

Il film, che in America ha guadagnato oltre 140 milioni di dollari a fronte di un budget di poco più di 7, e che ha meritatamente vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura (anche se il doppiaggio italiano mortifica in parte il ritmo scoppiettante e l’inventiva verbale dell’originale), è stato adottato in Italia come emblema della campagna per la moratoria sull’aborto, con la conseguente levata di scudi contraria a favore del diritto di scelta.

Il film del resto, liquida la questione aborto con un’unica efficacissima scena dove allo squallore di una clinica per interruzioni di gravidanza si oppone la semplice evidenza di un’affermazione: il tuo bambino ha già le unghie…che è come dire: ricordati che, con buona pace della Bonino, è molto più di un grumo di cellule e decidere di ucciderlo è una scelta fondamentale.

Che di una scelta si tratti, del resto, soprattutto quando in ballo c’è la vita di un essere umano, per quanto ancora più somigliante ad un pesciolino o un gamberetto, non lo mette in dubbio nessuno.

l problema semmai, sta a monte, ed è uno di quelli che attanaglia tutta la cultura contemporanea. E se cioè una scelta sia semplicemente un’opzione sentimentale del tutto personale (e allora evidentemente una vale un’altra e nessuno ha il diritto di contestare nessuno), oppure se abbia a che fare con la realtà non sindacabile delle cose (unghie degli embrioni comprese) e con la presa di coscienza su di esse.

Juno, che pure a sedici anni ha tutto il diritto di dire (come fa) che non sa ancora chi è, ha però il coraggio e la sfrontatezza di non prescindere da quello “scarabocchio che non si può cancellare” e va in cerca di una soluzione alternativa. E, guarda caso, tutta la faccenda si rivelerà essere assai più simile a una commedia che una tragedia.

Il film di Reitman, comunque, non è solo un manifesto a favore della vita e della capacità di accoglierla, ma anche, e soprattutto, una bella storia, ben raccontata, che ha per protagonisti persone vere e che non scansa altre questioni, essenziali per una sedicenne inguaiata quanto per una coppia di successo o due vecchi coniugi ultracinquantenni, come la possibilità che due persone possano amarsi per sempre.

L’eccentrica sceneggiatrice Diablo Cody, infatti, ha la pazienza di intrecciare i fili della vicenda della giovane e determinata Juno insieme a quelli di parecchi altri personaggi ben tratteggiati, primi tra tutti i di lei genitori: un padre burbero, ma saggio al punto giusto, e una matrigna battagliera che ha il volto della grande Allison Janney (un tempo portavoce presidenziale in West Wing).

Lontani dagli stereotipi dei genitori ottusi e conflittuali, i due rappresentano senz’ombra di dubbio un modello positivo in una storia che sa cogliere le ambasce di tre generazioni: dagli adolescenti impazienti ai trentenni in crisi (per mancanza di prole o per timore di acquistarla), fino, per l’appunto, ai cinquantenni che non hanno rinunciato ad educare nemmeno di fronte alle stranezze di una figlia fin troppo volitiva.

Niente affatto prevedibile anche l’evoluzione dei due genitori adottivi. Sembra facile all’inizio derubricare la perfettina e ansiosa Vanessa come una donna ossessionata dal desiderio di maternità, ed è facile invaghirsi del di lei marito, ex rockettaro rivendutosi sul più profittevole mercato dei jingle pubblicitari, senza rinunciare alle sue molte passioni adolescenziali (che infatti lo avvicinano a Juno). Eppure la realtà può essere molto diversa da quella che sembra e l’arrivo del bambino farà detonare la “coppia perfetta”, rivelando rispettive forze e debolezze.

All’inizio qualcuno potrebbe rimanere un po’ shockato di fronte agli scambi sboccati, ma pieni di sincerità, che passano tra Juno e la sua migliore amica, sempre al suo fianco nell’avventura della gravidanza, ma è impossibile non commuoversi di fronte ai passi imbarazzati e un po’ goffi della curiosa storia d’amore al contrario tra Juno e il suo improbabile principe azzurro (perennemente in pantaloncini da ginnastica e drogato di tictac…).

L’affiatamento della protagonista Ellen Paige e del suo partner Michael Cera (che cantano anche le canzoni che scandiscono i capitoli della storia) rende estremamente realistica la dinamica della relazione tra i due, artefici quasi inconsapevoli del danno che dà il la alla storia.

Per una volta, tuttavia, abbiamo la bella sorpresa di sentirci raccontare che atti, conseguenze e responsabilità non possono procedere a un comodo divorzio lampo: a dimostrarne la connessione c’è una bella pancia sempre più ingombrante e con essa la consapevolezza che “il prodotto del concepimento”, oltre alle succitate unghie, ha già un suo destino, sia questo tra le braccia di una mamma adolescente, oppure, come prevede la legge americana, in quelle di una madre adottiva pur se single.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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