IL CACCIATORE DI AQUILONI

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Titolo Originale: The Kite Runner
Paese: Usa
Anno: 2007
Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: David Benioff dal romanzo omonimo di Khaled Hosseini
Produzione: Dreamworks SKG/MacDonald-Parkes Productions/Neal Street Productions/Participant Productions/Sidney Kimmel Entertainment/ Wonderland Films
Durata: 131'
Interpreti: Khalid Abdalla, Homayon Ershadi, Zakeria Ebrahimi, Ahmad Khan Mahmidzada

Il timido e sognatore Amir e il generoso Hassan crescono insieme nella Kabul degli anni Settanta, figlio il primo di un determinato e severo uomo d´affari, il secondo del servo di casa di etnia hazara. Hassan è tenacemente devoto all´amico, che però soffre per l´affetto che suo padre dimostra ad Hassan. Un giorno, dopo una vittoriosa competizione di aquiloni, Amir, per codardia, lascia che Hassan paghi la sua fedeltà subendo un´odiosa violenza e poi, incapace di sopportare la vergogna dell´immutato amore dell’amico, lo accusa di furto e lo fa cacciare. Anni dopo Ami, che vive in America, dove è fuggito con il padre in seguito all´invasione russa, viene raggiunto dalla telefonata di un amico del padre. C´è qualcosa che può fare per espiare e tornare ad essere buono…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ribadisce la necessità, per ogni uomo che possa definirsi tale, di intervenire di fronte ad un’ingiustizia, con i mezzi che ha disposizione. E' una pellicola in cui emerge con forza il concetto di provvidenza divina, di una volontà di Dio che sa infine trarre il bene anche dal male
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di violenza su un bambino, una scena di lapidazione pubblica, diverse scene di violenza e tensione.
Giudizio Artistico 
 
Diligente trasposizione del romanzo. Ottima interpretazione di Homayon Erstradi

Uscito nelle librerie nel 2003, il libro di Khaled Hosseini da cui è tratto questo film è stato uno straordinario successo editoriale, complice l´interesse per l´Afghanistan suscitato dalla campagna americana seguita all´attentato delle Torri Gemelle. La pellicola esce in un momento in cui i risultati dell’intervento americano in Afghanistan contro i Talebani vengono contestati da più parti. E forse proprio per questo, pur senza parlare di politica, questo è un film politico, anche se sceglie di non approfondire le profonde rivalità etniche di quella nazione e l’evoluzione della sua storia né la ripercorre fino agli eventi più recenti.

Lo è nel senso che ribadisce la necessità, per ogni uomo che possa definirsi tale, di intervenire di fronte ad un’ingiustizia, con i mezzi che ha disposizione, anche se talvolta si tratta di tendere una semplice fionda, o, come nel caso dell’uomo dell’orfanotrofio, di resistere e fare dei compromessi per continuare a sperare.

Un bambino che non sa difendere se stesso, come dice ad un certo punto il padre di Amir, sarà un uomo che non saprà difendere i propri ideali. Amir, messo alla prova, fallisce quando per paura (e forse anche per un’invidia mai ammessa), non interviene in aiuto del suo amico Hassan, che pure si è sacrificato per lui. Da quel momento la sua vita cambia.

Anche se, una volta fuggito dall’Afghanistan invaso dai Russi, inizia una nuova vita in America e sembra trovare al felicità con la dolce Soraya, c’è qualcosa che continua ad essere rotto dentro di lui.

È per questo che non può non rispondere alla chiamata di Rahmin Khan, il vecchio amico di suo padre e primo ammiratore dei suoi scritti, che gli dice che “c’è un modo per tornare ad essere buoni”.

La missione di Amir è, fin dall’inizio, volta alla salvezza di se stesso quanto del figlio dell’amico perduto e la scoperta del segreto che lo lega ancor di più a lui non è che l’ultimo tassello di un puzzle intuibile fin dall’inizio. Del resto, alla fine, il piccolo Sohrab lo salverà sia in senso metaforico (ridandogli se stesso) che letterale.

Il cacciatore di aquilonicontiene numerosi e suggestivi riferimento alla spiritualità dell’Islam e del Corano (come la bellissima poesia che il padre di Amir gli fa recitare durante la fuga, ma anche la citazione dell’inizio del testo sacro nella lettera di Hassan) e non sfugge ad una chiave di lettura che supera il semplice psicologismo di una catarsi tutta umana e rimanda ad una dimensione metafisica quando Amir, nell’affannosa ricerca del piccolo Sohrab, giunge in una moschea dove lo vediamo pregare per la prima volta.

Ma ancor più interessante è l’idea di “martirio” messa in scena attraverso il personaggio di Hassan e che non è certo quella che siamo abituati ad associare al islam nella sua rilettura fondamentalista; colpisce, piuttosto, la vicinanza alla visione cristiana del sacrificio gratuito. Il piccolo Hassan, con il suo amore incondizionato e tenace per l’amico, la sua quasi incomprensibile disponibilità al martirio, subito tanto dalle mani dei ragazzi che lo violentano, quando più tardi per l’inganno di Amir, è un “giusto sofferente” che potrebbe tranquillamente appartenere anche ad una religiosità occidentale e cristiana.

Che si voglia o meno accettare questa interpretazione Il cacciatore di aquiloni è una pellicola in cui emerge con forza il concetto di provvidenza divina, di una volontà di Dio che sa infine trarre il bene anche dal male, un tema che risuona sia nella vicenda di Hassan e Amir, che in quella di sua moglie Soraya.

Non si tratta di un film per tutti, anche a causa dei ripetuti riferimenti alla violenza perpetrata sui bambini e alla problematica scena di stupro, ma è certamente un film sincero e ha il merito di mostrarci un rapporto padre figlio molto diverso dal modello contemporaneo occidentale: non facile, ma profondo, fatto di poche confidenze e di molti gesti concreti, intessuto di rispetto e di dignità.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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