RIPRENDIMI

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Titolo Originale: RIPRENDIMI
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Anna Negri
Sceneggiatura: Anna Negri, Giovanna Mori Attori: Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini, Alessandro Averone, Marina Rocco, Cristina Odasso
Durata: 93'
Interpreti: Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini, Alessandro Averone, Marina Rocco, Cristina Odasso

Giovanni viene saltuariamente chiamato a recitare in qualche serial televisivo, Lucia fa la montatrice anche lei come precaria. Hanno un bambino di pochi mesi e due loro amici, uno regista, l'altro tecnico audio,  decidono di fare su di loro un documentario in presa diretta per raccontare come vive una coppia di oggi senza un lavoro fisso. Ben presto però anche la loro unione diventa precaria perché Giovanni decide di lasciare Lucia....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Racconti di una umanità sperduta, dove ognuno pensa a se stesso e nessuno è in grado di esprimere un gesto di solido affetto
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di incontri sessuali. Qualche breve nudità
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione di tutti, efficace regia ma il racconto sembra non approdare

Una giovane coppia si trastulla con il suo bimbo di pochi mesi. Lui (Marco Foschi) è appena arrivato dal lavoro e lei (Alba Rohrwacher) gli ha preparato con amore un bel pranzetto. Sembra un idillico quadretto familiare quando lui inizia un tipo di discorso che ormai si è già sentito troppe volte a cinema (e nella realtà) quando un uomo vuole abbandonare la famiglia: "ho voglia di pensare a me stesso, a quello che faccio, potrei rimettermi a scrivere.. da quando è nato Paolino non ci siamo fermati un attimo..." e subito dopo un'altra chicca: "Sono solo confuso. Mi debbo cercare". Lei volge lo sguardo al pubblico: "cos'è? Uno scherzo? Vi siete messi d'accordo?".

Scopriamo infatti che c'è una telecamera che sta riprendendo la scena: è quella di  un loro collega che, assieme a un tecnico audio, hanno deciso di fare un documentario-verità  sulla vita di una coppia che vive di lavoro precario. Le due storie ora iniziano a separarsi e anche la minitroupe si deve sdoppiare continuando instancabilmente a riprendere gli eventi che seguono: l'incontro di Lucia con le amiche che cercano di consolarla ("Giovanni ormai se ne è andato, ma è meglio non dirle subito la verità.."commentano fra loro); Giovanni che si organizza una interessante vita notturna e già alla prima serata trova Michela (Margherita Lodovini) che guarda caso è reduce da una delusione d'amore ed ha bisogno di venir consolata; i loro periodici incontri davanti all'asilo del bambino, dove lei alterna suppliche a minacce...la storia, innescata dalla separazione iniziale ondeggia fra alti e bassi, fra rappacificazioni e nuovi abbandoni, fra nuovi incontri e nuove delusioni. I protagonisti recitano bene, lo spunto del film nel film non è originale ma interessante, il tema del precariato nel lavoro e nei sentimenti è estremamente attuale ma alla fine del film ci resta poco o nulla.

I motivi sono molteplici: dopo gli interessanti spunti iniziali la storia non si evolve: ci sono delle oscillazioni intorno a punto di partenza, l'espediente di incrociare (sentimentalmente) i personaggi in vari modi possibili (quasi una soluzione da "Un posto al sole" per far durare il racconto il più a lungo possibile), ma alla fine Giovanni e Lucia restano gli stessi, forse un po' più rassegnati, come ingabbiati in una condizione senza sbocco. Il film inoltre è sbilanciato al femminile (regia e sceneggiatura) e si sente: alla fine i maschi sono i soliti irresponsabili infantili mentre alle donne resta il compito di accudire il bambino e restare in attesa che lui ritorni in perenne instabilità psicologica (fino all'estremo del plot parallelo dove la vicina di casa, tradita anch'essa, decide di suicidarsi).

Non che quanto raccontato non possa essere vero, ma non c'è nessuna proposta alternativa a uno stato sul quale non resta che commiserarsi. In questi stessi giorni è nelle sale il lavoro di un'altra sceneggiatrice: Diablo Cody, autrice di Juno: un'ottima sceneggiatura ma si percepisce anche in questo caso una certa semplificazione del genere maschile, il quale è o un vero ebete immaturo incapace di affrontare le situazioni (il ragazzo che mette incinta Juno) o un adulto anch'esso immaturo (il marito di Rebecca che alla notizia dell'arrivo di un bimbo in adozione decide di tagliare la corda) o un bonario technician (il padre di Juno) che passa le serate sul tavolo di cucina a riparare motori elettrici.

Autore: Franco Olearo


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