I DEMONI DI SAN PIETROBURGO (Luisa C. Ramosino)

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Titolo Originale: I DEMONI DI SAN PIETROBURGO
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Giuliano Montaldo
Sceneggiatura: Paolo Serbandini, Monica Zapelli, Giuliano Montaldo
Durata: 118'
Interpreti: Miki Manojlovic, Carolina Crescentini, Anita Caprioli, Roberto Herlitzka

San Pietroburgo 1860. Feodor Dostoevskij è oppresso da i debiti e da un editore truffaldino che gli impone di completare il suo romanzo in una settimana. Anna, ingaggiata come stenografa per accelerare la conclusione del romanzo, lo rincuora e lo incita a terminare ma Feodor è distratto dalla confessione avuta in manicomio da Gusiev, un rivoluzionario pentito: un attentato sta per essere attuato ai danni di un componente della famiglia imperiale. Bsogna fermare Aleksandra che è a capo di questa cospirazione prima che sia troppo

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dostoevskij contro ogni forma di terrorismo e di ieri e di oggi. Dispiace l'assenza di riferimenti alla fede cristiana del grande scrittore
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una rapida scena di nudo integrale
Giudizio Artistico 
 
Bravi tutti gli attori in questa sontuosa e approfondita ricostruzione della San Pietroburgo anno 1860 e valida sintesi della vita e del pensiero del grande scrittore, utilissima per avvicinare la sua figura alle nuove generazioni

Siamo nel 1860. Dostoevskij non ha ancora scritto i suoi capolavori (Memorie del sottosuolo è del 1864, Delitto e castigo  del 1866) e solo  da cinque anni ha chiuso il suo debito con la giustizia (prima ai lavori forzati in Siberia, poi servendo nell'esercito) per esser stato giudicato, allora promettente scrittore di 28 anni,  un sovversivo.  Nel 1860 non ha ancora perso il vizio del gioco ed è perennemente indebitato: il film lo coglie nel momento in cui è impegnato a concludere  in una sola settima il racconto "Il giocatore", condizione capestro che gli ha imposto il suo editore.  E' anche il periodo delle grandi speranze nate con la salita al trono di Alessandro II, lo zar riformatore che di lì a poco (nel 1862) abolirà la servitù della gleba. Sarà l'azione scellerata  di un gruppo di terroristi che  porrà fine all'unico serio tentativo di riforma liberale (attentato adombrato nella sequenza finale del film) prima dell'inizio della rivoluzione.
E' proprio nei confronti di questi "demoni" che Feodor mostra un atteggiamento deciso ma intimamente sofferente: quando il rivoluzionario pentito Gusiev lo vuole coinvolgere, sia pure a fin di bene, in una trama terroristica contro un componente della famiglia imperiale, la sua reazione immediata è di netto rifiuto: troppo recente è stata la pena che ha dovuto scontare, troppo forte è il rammarico di aver in gioventù professato idee molto vicine.
Il racconto si muove, da questo momento in poi, sotto la spinta di queste due angoscianti scadenze: la consegna del libro nei termini imposti e la ricerca della cospiratrice Aleksandra prima che l'attentato abbia luogo. Se  per il primo troverà un sostegno decisivo in Anna,  la dolce ma tenace stenografa che farà con lui le nottate per completare in tempo il lavoro (e diventerà, nella finzione come nella realtà sua moglie) per il secondo sarà inaspettatamente Pavlovic, capo della spietata terza sezione di polizia che pur rigoroso nel compiere il suo dovere sa apprezzare la grandezza dello scrittore e lo solleverà da ogni sospetto (è facile scorgere un parallelo con Wiesler, l'agente segreto della Germania comunista nel film Le vite degli altri, su cui agisce il valore purificatore dell'arte).

DostoevskiJ, anche se non apprezza il pentito Gusiev, andrà a  comprargli , impiegando l'anticipo ricevuto per il libro,  un cappotto per proteggerlo dai rigori del manicomio dove si è volontariamente rinchiuso. Feodor infatti ama dibattere sul piano delle idee (a più riprese vengono citate frasi tratte dal suo libro "I demoni", dove con forza condannerà il libero arbitrio che ritiene giusto uccidere in nome di un ideale rivoluzionario) ma il suo atteggiamento non è freddamente razionalista:  il suo comportamento è guidato da una salda fede nel valore inestimabile della persona umana, dall'importanza di essere solidali e  amare il nostro prossimo (alcuni flashback del suo periodo di cattività in Siberia, il modo con cui impara a condividere le sofferenze dei suoi compagni di sventura sono un segno della sua progressiva conversione umana).
Dispiace a questo proposito che il film non sviluppi i rapporti dello scrittore con il cristianesimo (solo nel soggiorno siberiano lo si vede con un Vangelo in mano). La fede in Gesù Cristo (prima  ammirato solo come modello morale, poi, nelle ultime opere, come Redentore e Verbo Incarnato) permea, in modo spesso dialettico,  tutta la sua opera ma nel film se ne intravedono solo gli effetti, senza che venga fatta luce sul percorso spirituale dello scrittore.

Il film beneficia di un'ottima ricostruzione dell'epoca,  con molte riprese in interni ed esterni realizzate a San Pietroburgo. Fa piacere vedere impiegata anche la grande sala da ballo di Venaria Reale a Torino, dopo il recente restauro.

Bravi tutti gli attori, ma particolarmente efficaci sono Carolina Crescentini che trasmette, con una recitazione misurata, una calda femminilità e Roberto Herlitzka che lascia trapelare, dietro la fredda maschera del poliziotto, l'animo di un profondo conoscitore delle passioni umane. Miki Manojlovic ci restituisce un Dostoevskij mite e sofferente  ma appare troppo spesso spettatore impotente degli eventi nei quali è coinvolto.

Il film lascia trapelare ogni tanto il suo intento didattico (Aleksandra, Pavlovic e Gusiev  usano a turno l'espressione: "come lei stesso ha scritto" o "come mi ha insegnato", espediente che serve per citare brani tratti dai capolavori dello scrittore) ma è proprio questo il valore del film: una ricostruzione viva e appassionata del personaggio e delle opere di Dostoevskij che potrà contribuire ad avvicinare alla sua figura le nuove generazioni.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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