THE CIRCLE

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Titolo Originale: The Circle
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: James Ponsoldt
Sceneggiatura: James Ponsoldt, Dave Eggers
Produzione: PLAYTONE, LIKELY STORY, 1978 FILMS
Durata: 110
Interpreti: Emma Watson, Tom Hanks, John Boyega, Karen Gillan

La ventenne Mae lavora a un call center di una public utility. Vive con i suoi genitori e cerca di aiutare la mamma nell’accudire il padre bloccato su di una sedia a rotelle. Un giorno la sua amica Annie le dà un’ottima notizia: cercano nuovo personale alla società The Circle, una Internet company, molto attiva nel settore dei social network. Mae viene assunta ed è entusiasta del lavoro, viene notata dal co-fondatore Eamon e accetta di essere protagonista di un esperimento di trasparenza: la sua vita, sia lavorativa che privata, verrà continuamente monitorata da piccole telecamere posizionate in punti strategici. Ben presto però, con l’aiuto di Ty, un co-fondatore dissidente, si accorge che qualcosa non va nelle ambizioni della società….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ragazza onesta si accorge che l’intimità di ogni persona è un bene prezioso che va preservato contro nuove forme invasive di socializzazione via Internet
Pubblico 
Adolescenti
Una molto rapida sequenza di intimità fra coniugi
Giudizio Artistico 
 
Se Tom Hancks si conferma un bravo attore, Emma Watson si mostra ancora incerta e a volte eccessiva nella sua gamma espressiva. La sceneggiatura affonda nel politically correct e perde di mordente

Quando Mae entra per la prima volta in The Circle e nota che tutte le scrivanie sono in open space, l’ampio giardino è disponibile con molte attrezzature per i momenti di svago, gli impiegati sono tutti giovani che si muovono freneticamente mentre l’amica Annie, che ha fatto carriera ed è appena tornata dall’Europa quella sera stessa deve partire per l’Australia, comprendiamo subito che il regista si è ispirato alle più avanzate e prospere società di Internet, come Google, Facebook, Amazon, Airbnb. Quando poi, scopriamo che ogni venerdì il personale viene riunito in assemblea plenaria per ascoltare il fondatore, che in jeans e con continue battute di spirito cerca di galvanizzarli verso nuove conquiste e nuovi obiettivi, ci troviamo, senza alcun dubbio, all’emulazione del mito Steve Jobs.
Di racconti su carta o in pellicola, sul pericolo di un controllo totale dei cittadini e della conseguente perdita della privacy del singolo, ce ne sono stati tanti, a iniziare dal 1984 di George Orwell, anche se in un contesto è totalmente diverso. Per Orwell la minaccia veniva da una dittatura, non importa se nazista o comunista; nell’attualità di oggi la minaccia ha il volto suadente dei media. Mae, come nuova arrivata, viene blandita da una calda accoglienza da parte dei colleghi più anziani, e l’impegno dell’azienda nel dirle “sei dei nostri” che si concretizza con attenzioni verso la sua salute ma soprattutto, cosa che a lei più interessa, riceve un sostegno concreto per le spese sanitarie che interessano suo padre. Mae lavora con impegno nel call center dell’azienda ma si accorge ben presto che questo non è sufficiente: la società vuole che tutti i dipendenti restino connessi alla stessa rete, scambiandosi opinioni e proposte su tutto. Ci si allontana dalla distopia di Orwell per rientrare nell’Utopia di Tommaso Moro. Un mondo ideale dove tutti si conoscono via rete e si aiutano a vicenda; la riservatezza diventa un delitto sociale. La conoscenza diventa un diritto universale che comporta l’accesso a tutte le esperienze umane possibili.  “I segreti sono bugie” dice ormai anche Mae, convinta. – “i peggiori crimini si commettono proprio quando si è soli”..
Il tema trattato dal film è indubbiamente interessante (chi, nell’aderire a un social network, non ha percepito il piacere di far parte di una rete di internauti ma al contempo ha sentito di perdere non poca parte della propria privacy?)  ma è stato sviluppato male. Se Tom Hanks è sempre impeccabile, il personaggio Mae non risulta approfondito, nel suo continuo oscillare fra l’entusiasmo per la rete e il rispetto per una vita privata; le sue troppe smorfiette non depongono positivamente a favore di una recitazione consolidata da quando ha lasciato la serie di Harry Potter. Anche il lieto fine che capovolge la situazione, resta una soluzione forzata, del resto non presente nel romanzo omonimo di David Eggers a cui il film si è ispirato. Si tratta di un finale che non aiuta a stimolare un giudizio sui social network, così bilanciato nel mostrarne vantaggi e svantaggi. . Un approccio politically correct che non accontenta nessuno

 

Autore: Franco Olearo


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