CERTAMENTE, FORSE

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Titolo Originale: Definitively, Maybe
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Adam Brooks
Sceneggiatura: Adam Brooks
Produzione: Tim Bevan, Eric Fellner per Working Title Films
Durata: 112'
Interpreti: Ryan Reynolds, Rachel Weisz, Isla Fisher, Elizabeth Banks, Abigail Breslin

Will Hayes, pubblicitario newyorkese di successo sull’orlo del divorzio, viene preso alla sprovvista dalla figlia di dieci anni Maya, che vuole sapere come lui e sua madre si siano conosciuti e innamorati. Will, allora, le racconta la storia del suo arrivo a New York come giovane politico idealista per la campagna presidenziale di Clinton e le tre relazioni sentimentali con le donne più importanti della sua vita: Emily, la sua fidanzatina del college, April, compagna di lavoro brillante e apolitica, e Summer, giornalista brillante e anticonformista. Ma quale delle tre sarà la mamma di Maya? E soprattutto, Will ha ancora una possibilità di essere felice e ritrovare l’amore?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla fine del film resta un po’ di amaro in bocca di fronte ad un ritratto generazionale che si percepisce sincero, ma non pare in grado di andare oltre un generico richiamo all’autenticità e alla fedeltà a se stessi
Pubblico 
Adolescenti
Qualche allusione a sfondo sessuale, un paio di scene sensuali.
Giudizio Artistico 
 
La pellicola non è soltanto un gioco di intelligenza , ma anche un tentativo di combinare i toni lievi della commedia sentimentale con una riflessione dolceamara sulle complicazioni dell’amore

Il regista e sceneggiatore Adam Brooks (autore degli ottimi French Kiss  e Wimbledon e del meno riuscito Che pasticcio Bridget Jones) mette il suo protagonista alle prese con tre storie d’amore, ciascuna in qualche modo corrispondente ad uno dei canonici binomi della commedia romanica. Se Emily è la fidanzata lasciata cui però tocca una seconda possibilità, Summer è la donna complicata e “in carriera” con cuore e lavoro in conflitto, mentre April è l’amica complice troppo facilmente scartata come possibile partner. L’abilità dell’autore sta tutta nella sfida, alla figlia di Will, Maya, ma anche allo spettatore, di rendere ugualmente credibile e mantenere in gioco ciascuna delle possibili candidate al ruolo di mamma, rendendo la scoperta finale nello stesso tempo plausibile e sorprendente. Sfida, da questo punto di vista, vinta (anche se, bisogno dirlo, nel finale l’autore imbroglia le carte, finendo per deludere un po’ lo spettatore), pur se nel corso della pellicola ci sono vari indizi che potranno mettere i veri esperiti del genere romantic comedy sulla giusta strada per risolvere il mistero.

La pellicola, comunque, non è soltanto un gioco di intelligenza (e naturalmente lo spettatore deve accettare che si tratti di un gioco tra padre e figlia, dal momento che risulta poco credibile che Maya non sappia nulla del passato dei suoi genitori…), ma anche un tentativo di combinare i toni lievi della commedia sentimentale con una riflessione dolceamara sulle complicazioni dell’amore e del rapporto uomo-donna in un’America in cui la percentuale dei matrimoni che finiscono in divorzio si avvicina al 50%. Un rapporto che solo la mente malata di certi pedagogisti d’oltreoceano potrebbe (come accade qui nella scuola di Maya) pensare di spiegare ad un bambino di dieci anni con una bella lezione di educazione sessuale.

Ed è così che un giovane padre sull’orlo del divorzio  e scontento del suo lavoro (anche se, e questo è certamente la lacuna più grave della pellicola, non ci viene spiegato come si sia giunti a questa situazione umana e professionale) si trova a fare i conti con le domande ingenue ma pressanti di una bambina che non riesce ad accettare la dissoluzione della sua famiglia. La scelta di rileggere il passato attraverso il dialogo padre e figlia, se da un lato fa sì che il racconto diventi molto più che una rievocazione (noi, come Maya, speriamo che questo viaggio nel tempo possa in qualche modo guarire Will e riparare il suo matrimonio), dall’altro permette di rileggerlo con gli occhi ingenui, ma anche terribilmente seri di un bambino (che infatti non si fa mancare giudizi salaci, ma spesso molto azzeccati sul padre e sul suo comportamento sessual-sentimentale). Anche se, più che un’ “educazione sentimentale” da padre a figlia, però, questa lunga confessione finisce per essere una sorta di autoanalisi un po’ troppo assolutoria.

L’idea migliore della pellicola è senza dubbio l’aver legato l’evoluzione di Will al suo rapporto con la politica, e in particolare con le vicende altalenanti di Bill Clinton, della sua presidenza e delle sue imbarazzanti bugie. La fiducia in quello che fu l’“uomo della speranza” per molti giovani democratici agli inizi degli anni Novanta, poi destinato a provocare aspre disillusioni, diventa anche il termometro dell’atteggiamento di Will nei confronti della vita man mano che questa lo mette alla prova.

Anche se non si fa mancare qualche allusione sessuale decisamente poco adatta alle orecchie di una bambina (come l’accenno, per la verità necessario fino ad un certo punto, ad una possibile sbandata lesbica tra Summer ed Emily ai tempi dell’università: per definire l’anticonformismo di quest’ultima sarebbe bastata la relazione con il professore anziano e alcolista), Certamente, forse, ha il merito di affrontare con serietà, anche se con toni lievi, alcune riflessioni non banali sull’amore, e mette in scena un protagonista certamente non perfetto, ma pieno di quella carica positiva che spesso manca a quelli nostrani.

La verità che Adam Brooks ha da dire sull’amore (e sulla vita) purtroppo è tutta contenuta nel titolo della commedia: il mondo è complicato e di certezze, ovviamente, ce ne sono poche. Resta forse un po’ di amaro in bocca di fronte ad un ritratto umano e generazionale che si percepisce sincero, ma non pare in grado di andare oltre un generico richiamo all’autenticità e alla fedeltà a se stessi che al giorno d’oggi sembra essere orami l’unica forma di ideale rimasta in piedi.

Autore: Franco Olearo


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