MAMMA O PAPA'?

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Titolo Originale: Mamma o papà?
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Riccardo Milani
Sceneggiatura: Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Riccardo Milani
Produzione: WILDSIDE E MEDUSA FILM
Durata: 98
Interpreti: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Carlo Buccirosso, Stefania Rocca, Claudio Gioè, Matilde Gioli

Nicola è un ginecologo, Valeria è un ingegnere; entrambi molto impegnati nel loro lavoro con prospettive di carriera. Sposati da 15 anni, riescono alla meglio, cambiando spesso babysitter, a gestire i loro tre figli. Non sentendo più la passione di una volta, decidono, molto civilmente, di divorziare ma il loro prossimi impegni di lavoro (lei deve andare per sette mesi in Svezia, Lui nel Mali) fanno sì che nessuno dei due voglia prendersi l’affido dei ragazzi. Il giudice a questo punto stabilisce che siano i figli a decidere con chi vogliono andare a vivere e fra Nicola e Valeria si scatena una battaglia a chi riesce ad essere più sgradito ai figli, perché scelgano di restare con l’altro genitore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una coppia trascura i figli per la propria carriera e concepisce l’amore solo come passione e non come progetto familiare
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune sequenze sgradevoli dove degli adolescenti vengono messi, dagli stessi genitori, in situazioni non adatte a loro
Giudizio Artistico 
 
Il film, versione gemella dell’omonimo film francese, si regge sull’interpretazione di Paola Cortellesi e Antonio Albanese, mentre la sceneggiatura mostra limiti evidenti

L’argomento trattato dal film è degno della massima attenzione: come una coppia sposata riesca, al giorno d’oggi, a gestire una famiglia di tre figli dalla fanciullezza all’adolescenza esercitando al contempo un’attività professionale impegnativa, che comporti anche soggiorni all’estero. Una situazione ulteriormente aggravata, soprattutto per quel che riguarda i figli, da un’ipotesi di divorzio.

Si tratta di un interesse che scema molto presto. Ci si accorge rapidamente che non ci si trova di fronte a una commedia che cerca di far ridere compiendo al contempo una sana opera di denuncia sociale, come accadeva nella classica commedia all’italiana, ma di fronte a un paradosso, che dovrebbe far ridere mostrando il “cosa succederebbe se”. Il paradosso intelligente è più nelle corde dei francesi così com’è francese l’ambientazione della storia in una classe borgese medio-alta. In effetti questo film è un remake di Papa au Maman (in Francia è già uscito il secondo episodio) ma l’innesto in un’ambientazione italiana è ben poco riuscito, anche perché non sono presenti particolari sforzi di adattamento: il film italiano segue quello francese al 90% nelle scene e nei dialoghi.

Se la versione francese può ancora far passare come plausibili certe cattiverie nei confronti dei ragazzi (i due genitori fanno a gara a chi si mostra più sgradevole nei loro confronti),  nella versione italiana queste scene finiscono per diventare di pessimo gusto, come quando il padre ginecologo li fa entrare dentro una sala parto per mostrar loro come viene praticato un  taglio cesareo, porta la figlia di dodici anni  in un locale di lap dance o li impegna in giochi da adulti nei quali finiscono per farsi male. Nonostante l’emancipazione femminile sia una realtà in gran parte compiuta anche in Italia, da noi ci si aspetta ancora che una mamma abbia verso i propri figli una certa forma di tenerezza e che eviti di coinvolgerli in situazioni che li mettono in discredito davanti i loro compagni, come avviene invece nel film.

La sceneggiatura è debole anche nella definizione dei personaggi. I tre figli seguono gli stereotipi più abusati: un adolescente contestatore, una ragazzina nervosa e instable, un bambino nerd che vince il torneo di scacchi e dice sempre cose saggie. Quando poi inizia la guerra fra i loro genitori, i tre perdono ogni caratterizzazione, appiattiti di fronte alle alterne fasi del combattimento. L’amica di Valeria Sonia, pur interpretata da Stefania Rocca, non ha nessuno spessore. Sostengono la storia solo Paola Cortellesi e Antonio Albanese, assieme a Carlo Buccirosso, il burbero capo di Valeria.

Se valutiamo il film da un’ottica squisitamente coniugale, si vede fin dall’inizio la fragilità della coppia, che va in crisi non certo a causa degli impegni professionali. Decidono di separarsi semplicemente per non passare le serate ad annoiarsi davanti alla televisione: una situazione che dice molto sul loro traguardare l’amore solo come passione, senza accorgersi del magnifico impegno congiunto che sta loro davanti: quello di far crescere tre bei ragazzi. In effetti nel film la cura dei figli diventa solo la fatica di svegliarli presto la mattina, fare da tassista per portarli a scuola o dover cucinare la sera per tutti. Manca la descrizione di quei magnifici momenti a tu per tu fra una madre e una figlia, fra un figlio e un padre dove si dialoga a cuore aperto. Se poi, come nel loro caso, ci sono degli impegni lavorativi che comportano un soggiorno all’estero, i tre figli sarebbero stati molto probabilmente felici di fronte alla novità di seguire la madre nella sua trasferta in Svezia. E’ quello che poi effettivamente avviene alla fine della storia ma se fosse stato deciso subito, questo film inconcludente non sarebbe neanche nato…

Autore: Franco Olearo


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