C'ERA UNA VOLTA STUDIO UNO

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Titolo Originale: C'era una volta Studio Uno
Paese: Italia
Anno: 2017
Regia: Riccardo Donna
Sceneggiatura: Lucia Zei, Lea Tafuri
Produzione: Lux Vide S.p.A. e Rai Fiction
Durata: due puntate in prima serata su RaiUno, il 13 e 1l 14 febbraio 2017
Interpreti: Alessandra Mastronardi, Diana Del Bufalo, Giusy Buscemi, Domenico Diele ,Andrea Bosca,Edoardo Pesce

Nel 1961 tre ragazze cercano di venir assunte dalla RAI: Giulia, che sta per sposarsi con Andrea dopo un lungo fidanzamento durato 11 anni, viene accettata nel nuovo Servizio Opinioni; Rita, una ragazza madre, cerca di fare un provino come cantante ma, scartata, accetta provvisoriamente l’incarico di sarta per gli abiti di scena. La bella Elena è una ballerina, che cerca di entrare nel corpo di ballo del nuovo programma diretto da Antonello Falqui: Studio Uno. Il nuovo ambiente, che offre ottime ma difficili opportunità alle tre ambiziose ragazze, determina al contempo un’evoluzione nella loro vita privata: Giulia si innamora di Lorenzo, un aspirante programmista televisivo e rompe il fidanzamento con Andrea; Elena, lasciata dal suo ricco convivente che non la considera alla sua altezza, si avvicina al maestro di ballo Stefano. Il macchinista di scena Renato cerca di avvicinarsi a Rita ma lei al momento lo respinge perché è sempre interessata a diventare una cantante famosa come Mina, l’idolo del nuovo spettacolo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due personaggi rifulgono per le loro virtù: un giovane abbandonato alla vigilia delle nozze, non manifesta rancore e si dimostra generoso nei confronti della sua ex fidanzata; un maestro di ballo sa tener separati i suoi affetti personali dall’imparzialità richiesta dalla sua professione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona ricostruzione scenografica e bei costumi degli anni ’60. Un’occasione mancata per raccontarci la Rai e l’Italia di quegli anni a vantaggio di tre storie al femminile, professionali e sentimentali che ricordano non poco le ragazze di "Che Dio ci aiuti"

Ettore Bernabei, in un’intervista trasmessa da Rai3 nel 2005, nel rievocare la nascita di Studio Uno, ricordava: “quando scoprimmo le gemelle Kessler in un locale di Berlino, tentammo una cosa che a quell’epoca sembrava rischiosa: togliemmo le sottane alle ballerine, consapevoli che facevamo vedere, sia pure con la calzamaglia nera, un bel paio di gambe; il che è molto diverso dalle veline che sculettano con il tanga e danno l’illusione di un pezzo di carne da mordere. Quella è una televisione che lascia un’inquietudine, perché mica tutti posso mordere quella carne”. Con un’ironia tutta toscana Bernabei, alludendo ai canali concorrenti di Mediaset, aveva indicato, oltre a dare una bella lezione di estetica, qual è il valore di un programma d’intrattenimento: lo spettatore deve “andare a letto contento di aver appreso qualcosa, di aver visto una buona recitazione, di aver visto delle ballerine non solo graziose ma capaci di ballar bene”.

Lo "spirito Bernabei" viene solo accennato in questo miniserial, andato in onda lunedì 13 martedì 14 febbraio 2017, che pone la Rai, gli studi di via Teulada e lo stesso Ettore Bernabei, solo come sfondo alle vicende di tre ragazze, impegnate a realizzare le loro ispirazioni proprio nei tempi gloriosi delle prime trasmissioni di Studio Uno. Viene sviluppata con più dettaglio solo la figura di Antonello Falqui, l’ideatore del programma e dei tanti protagonisti del tempo, si citano soprattutto Mina (ripresa sempre di spalle) e Rita Pavone.

Gli anni ’60 erano sicuramente tempi nei quali era stata percepita più chiaramente la necessità una maggiore emancipazione femminile ma almeno due delle tre ragazze della fiction appaiono quasi “mostruose” nella loro determinazione di raggiungere il successo a tutti i costi. Rita, la ragazza madre, nelle sequenze iniziali, non ha la pazienza né il tempo di prendersi cura del suo bambino e decide di andare a vivere in un appartamento condiviso con le altre ragazze, lasciandolo interamente alle cure dei suoi genitori. Elena cerca di sfruttare la sua bellezza come mezzo per la scalata alla RAI e decide di diventare l’amante di uno dei dirigenti che possono favorirla. Giulia, appare come la più riflessiva delle tre ma anche lei manifesta delle incertezze molto dolorose per chi le sta vicino. Si sta già provando l’abito da sposa per il matrimonio con Andrea quando, un solo bacio con Lorenzo, suo collega in Rai e la prospettiva di iniziare una carriera nel mondo della televisione, la spingono a rompere il suo fidanzamento durato 11 anni. Ma anche Lorenzo a sua volta, cerca soprattutto il successo e la loro relazione risulterà molto movimentata, priva com’è di un impegno definitivo da parte di entrambi.  

Alla fine la miniserie si avvierà a conclusioni positive anche per Rita e per Elena, non certo per una loro riflessione su ciò che è giusto o sbagliato ma perché si accorgono che le loro ambizioni debbono necessariamente esser ridimensionate.

Per fortuna il racconto è illuminato dalle virtù di due figure particolarmente positive: Andrea, il fidanzato abbandonato da Giulia, che cerca sinceramente il suo bene, aldilà della sofferenza che gli ha arrecato e la libera da fastidiose incombenze legali; Stefano, anche se innamorato di Elena, sa essere un giudice imparziale nel suo incarico di maestro del corpo di ballo.

La miniserie avrà sicuramente avuto un piacevole effetto amarcord verso chi era già abbastanza cresciuto ai tempi di Studio Uno ma, a parte una buona ricostruzione delle scenografie e dei costumi dell’epoca, la fiction non ci fa entrare, in modo approfondito, nei meccanismi di quello che era il monopolio nazionale della televisione negli anni ‘60. La sceneggiatura inoltre lascia trapelare troppo apertamente i suoi meccanismi, secondo la formula dei conflitti che prima si creano e poi vengono risolti, come la presenza di dirigenti RAI che si oppongono a Studio Uno o le rivalità sul lavoro, sia per Rita come sarta e per Elena come ballerina.

Autore: Franco Olearo


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