IL DIVO (F. Olearo)

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Titolo Originale: "IL DIVO (F. Olearo)"
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Durata: 110'
Interpreti: Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Piera degli Espositi, Giulio Bosetti, Carlo Buccirosso, Flavio Bucci

 Nel giugno del 1992, il VII governo Andreotti cessa la sua attività. In quello stesso anno viene ucciso in un agguato mafioso Salvo Lima, della sua stessa corrente. Il tentativo di farsi eleggere Presidente della Repubblica fallisce ma viene nominato senatore a vita sempre nello stesso anno. Terminato il suo impegno attivo nella politica, viene coinvolto in due processi: quello di Palermo per associazione mafiosa, conclusosi con sentenza della Corte di Cassazione nel 2004 e quello di Perugia per coinvolgimento nell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film che indaga sulla nostra storia recente dovrebbe dare un contributo di approfondimento e di riflessione. Sorrentino ci fornisce invece una suggestione visiva sul mistero del potere
Pubblico 
Adolescenti
Per la complessità del tema trattato
Giudizio Artistico 
 
Il film è visivamente suggestivo e Toni Servillo si mantiene abilmente in bilico fra realismo e caricatura

Le prime sequenze del film servono per introdurre l'Andreotti caricatura, la maschera che il regista Sorrentino e Toni Servillo hanno saputo creare: un Giulio dalla voce flebile e monotòna, che emette quelle battute che oramai sono rimaste celebri; il suo camminare felpato ma a piccoli scatti, le rotazioni del corpo come se fosse ingessato e quelle orecchie fin troppo in fuori. Subito dopo una caricatura di gruppo: i protagonisti della sua corrente. Cirino Pomicino, Sbardella, Evangelisti, Lima, Ciarrapico, Scotti. Un sorta di "compagni di merenda" ben attenti alla distribuzione dei poteri  e perché no, anche a vagliare l'esistenza di un po' di affetto verso di loro da parte del loro indiscutibile capo.

Manca ancora da aggiungere Enea, la dolce e fedele segretaria e Livia, la moglie comprensiva ed affettuosa e il film è già impostato: da questo momento in poi si alternano, in modo alquanto ripetitivo,  immagini di Roma alle primissime ore della mattina quando Giulio va in chiesa a pregare, i suoi ingressi nel transatlantico o nell'aula di Montecitorio, il suo partecipare forzato e in disparte a qualche festa mondana. In sottofondo in rapidissima sequenza, a marcare il segni dei tempi, i morti ammazzati di mafia o i suicidi di tangentopoli (sequenze giustamente rapidissime per non appesantire il film ma anche di difficile comprensione non solo per chi è straniero ma anche per chi, più giovane, non ha vissuto quegli eventi).

E' molto importante che il cinema ci aiuti a scavare nei misteri della nostra storia recente (dopo la sentenza conclusiva, molto "bilanciata" della Corte di Cassazione al processo per mafia, c'è chi dice che Andreotti è stato assolto e chi dice che è stato condannato: probabilmente entrambi hanno ragione). In America, su misteri atroci come l'omicidio del presidente Kennedy molti film sono stati fatti, sviluppando con coerenza e coraggio varie teorie di complotto. Ovviamente nessuno di questi lavori ha potuto vantarsi di aver descritto la verità, mancando prove definitive, ma il cinema fa bene a non far dimenticare quelle zone buie della storia e a mostrare con coerenza  diverse interpretazioni dei fatti partendo da un presupposto plausibile.  Diciamo subito che il film di Sorrentino non è una docu-fiction che cerca di restituirci l'atmosfera di uno specifico periodo storico, né un  documentario che percorre i fatti accaduti per sviluppare finalmente una sua ipotesi su quella verità da tanto tempo attesa, né un film di satira politica  tipo Farenheit 9/11 ma è piuttosto una suggestione visiva sul  mistero del potere.

Il regista ha trovato una sua particolare chiave estetica per darci l'idea di un potere che medita nel buio della notte in chiesa, le sue prossime mosse, che si muove da solo nelle ampie e cupe sale dei palazzi di potere, che manovra a distanza, senza farsi individuare, che nega e mente sistematicamente, per far si che dall'equilibrio di poteri opposti lui ne tragga il beneficio di restare sempre al timone. Questo approccio così ideologico, se è la forza del film, ne è anche la sua debolezza: una volta impostato l'Andreotti-simbolo, questo resta se stesso  per tutto il film, adducendo non pochi momenti di noia. Non traspare, se non raramente, l'Andreotti-uomo (i rapporti con la moglie, gli incontri domenicali con i suoi compaesani di Segni, i suoi tormenti per la morte di Moro): se risulta spesso cinico, ciò  non è imputabile a lui come Giulio,  ma all'uomo-simbolo del potere che Sorrentino ci vuole trasmettere. Il punto più debole del film è proprio quando il regista viene meno alla regola che si è imposto inizialmente di affidarsi alle immagini e mette in bocca al divo Andreotti un proclama dichiarativo  di cosa sia il potere (riportato integralmente in coda alla recensione).

Alla fine dobbiamo concludere che il film manca di coraggio: se voleva accusare Andreotti doveva farlo con più decisione, sviluppando però con coerenza il suo teorema (non è il caso di disturbare film del calibro di Indagine su di  un cittadino al di sopra di ogni sospetto).
Se invece ha voluto dirci che il potere in generale è ambiguo e che sul nostro recente passato ci sono troppi dubbi irrisolti, ebbene, questo lo sapevamo già; il film non ha quindi svolto alcuna funzione di stimolo critico.

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In questo monologo, Andreotti simula un colloquio con la moglie Livia:

I tuoi occhi non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te; gli occhi tuoi pieni,  puliti e incantati non sanno la responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984 e che hanno avuto per la precisione 208 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico si, confesso è stato anche per mia colpa , mia colpa, mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il paese, provocare il terrore, isolare le parti politiche estreme, per rafforzare i partiti di centro come la DC. La hanno definita strategia della tensione: sarebbe più corretto dire strategia della sopravvivenza. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Aldo, per vocazione o per necessità, ma  tutti irriducibili amanti della verità, tutte bombe pronte ad esplodere  che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta e invece è la fine del mondo! Noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta! Abbiamo un mandato noi, un mandato divino! Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa  e lo so anch'io.

Autore: Franco Olearo


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