PASSENGERS (Cotta Ramosino)

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Titolo Originale: Passengers
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Jon Spaihts
Durata: 116
Interpreti: Chris Pratt, Jennifer Lawrence, Michael Sheen, Laurence Fishburne

In un futuro non troppo lontano la nuova frontiera è diventata la colonizzazione spaziale di pianeti in altre galassie. Durante un viaggio interstellare verso una di queste colonie, per un’anomalia uno dei passeggeri, il meccanico Jim, si sveglia dall’ibernazione. Peccato che all’arrivo manchino ben 90 anni. La prospettiva di trascorrerli in totale solitudine diviene a poco a poco insopportabile e così Jim decide di svegliare anche la bella scrittrice Aurora...Ne nasce un’improbabile storia d’amore. Le cose, però, non sono destinate ad andare lisce…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Si potrebbe anche apprezzare la morale semplice e positiva del racconto di queste due solitudini destinate a incontrarsi nelle circostanze più improbabili, ma dall’eroina di Hunger Games ci saremmo forse aspettati qualcosa di più di una intellettuale in tacchi alti dall’occhio lacrimoso e dall’urlo facile
Pubblico 
Adolescenti
Un paio di scene sensuali
Giudizio Artistico 
 
Non basta il carisma dei due protagonisti, al momento tra i più quotati di Hollywood, a tener desta l’attenzione in un meccanismo di racconto che è costretto a inanellare forzature per poter portare avanti una premessa forse troppo esile per un intero lungometraggio

Parte da una sceneggiatura rimasta per anni nell’elenco delle migliori non realizzate questo filmone di fantascienza (un budget di oltre 110 milioni di dollari) sontuosamente realizzato, ma con un grave deficit di credibilità e una storia che fatica a coinvolgere. Non basta il carisma dei due protagonisti, al momento tra i più quotati di Hollywood, a tener desta l’attenzione in un meccanismo di racconto che è costretto a inanellare forzature per poter portare avanti una premessa forse troppo esile per un intero lungometraggio…

Il film snocciola i suoi ingredienti con poca convinzione e senza grandi sorprese: la solitudine sempre più disperata del meccanico Jim, che, esauriti i limitati intrattenimenti della nave spaziale, arriva a un passo dal suicidio prima di decidere, tra mille incertezze, di svegliare la sua bella addormentata (che si chiama ovviamente Aurora); la prevedibile storia d’amore con altrettanto prevedibile scoperta del “peccato originale”. Non manca neppure un accenno di “lotta di classe” (i viaggi interstellari sono il business del futuro, Jim è povero e viaggia in classe economica, cabina più piccola e cibo sempre uguale, mentre Aurora che si può permettere la Gold Class ha una suite e colazione francese), che si perde senza troppi approfondimenti (forse sarebbe stato più il caso di imbastire una class action contro una multinazionale che spedisce la gente nelle spazio e sembra non prevedere meccanismi di recupero in caso di risvegli accidentali).

Finisce così che lo spettatore attende con una certa impazienza che le anomalie di funzionamento dell’astronave (in cui regna un protocollo talmente assurdo che nessun membro dell’equipaggio si sveglia nemmeno di fronte alla possibilità che la nave esploda) costringano i due protagonisti a impegnarsi in qualcosa di più di una schermaglia amorosa…

Anche in questa ultima parte di racconto tutta sbilanciata sull’azione (ma in cui ovviamente ad essere messo alla prova è il fragile legame di Jim e Aurora) si sente un po’ troppo forte la mano dello sceneggiatore che è costretto a ripetute forzature . Se non altro, almeno qui l’eroina femminile tenta di uscire dal ruolo di puro oggetto del desiderio bisognoso di attenzioni e corteggiamento, per rivendicare un minimo di iniziativa… Dall’eroina di Hunger Games ci saremmo forse aspettati qualcosa di più di una intellettuale in tacchi alti dall’occhio lacrimoso e dall’urlo facile.

Solo facendo la tara di questi limiti si può apprezzare la morale semplice e positiva del racconto di queste due solitudini destinate a incontrarsi nelle circostanze più improbabili: invece di pensare sempre a dove vorresti essere, goditi il luogo e il momento in cui sei rendendo bella la vita che hai. Sarà un caso che questa perla di saggezza venga dall’androide barista Arthur (Michael Sheen), nell’insieme forse il personaggio più riuscito del film? 

Autore: Laura Cotta Ramosino


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