NON C'E' PIU' RELIGIONE

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Titolo Originale: Non c'è più religione
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Miniero
Sceneggiatura: Luca Miniero, Astutillo Smeriglia
Produzione: Cattleya, Rai Cinema
Durata: 92
Interpreti: Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Gassmann, Nabiha Akkari, Giovanni Cacioppo

In una piccola isola del Mediterraneo il neoeletto sindaco Cecco tenta di ridare vita e lustro al tradizionale presepe vivente locale, ma per farlo dovrà ricorrere all’aiuto della comunità tunisina stabilitasi sull’isola negli ultimi anni. Cecco, la sua aiutante suor Marta e il nuovo capo della piccola comunità musulmana Bilal dovranno dunque imparare a superare ostacoli e trovare ragionevoli compromessi che mettano tutti d’accordo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film vorrebbe riuscire a mettere in discussioni pregiudizi e chiusure che ostacolano il dialogo tra culture diverse, ma dimentica di approfondire la conoscenza delle religioni tirate in ballo e lascia che la storia sfoci in un caotico sincretismo
Pubblico 
Adolescenti
Molta disinvoltura sulle tematiche religiose potrebbero confondere chi non è preparato al tema. Non agevola in questa gioiosa presa in giro delle religioni, la figura di una ragazza cristiana che si innamora di un mussulmano ma poi ha un figlio da un buddista
Giudizio Artistico 
 
Le musiche, le immagini e il ritmo narrativo rendono nell’insieme la storia gradevole e divertente sebbene superficiale

Umorismo, sarcasmo e un pizzico di commozione, in Non c’è più religione.  Luca Miniero si diverte a mescolare le carte con leggerezza e molta fantasia, non tanto per lanciare un messaggio di pace, ma piuttosto per sdrammatizzare un tema quanto mai attuale come quello dell’integrazione tra razze e culture. Il regista di Benvenuti al sud torna a dirigere la consolidata coppia comica formata da Angela Finocchiaro e Claudio Bisio, con l’aggiunta di Alessandro Gassmann, in una commedia leggera ma che non riesce a sganciarsi dai più diffusi e superficiali luoghi comuni sulla religione.

In una piccola isola del Mediterraneo il neoeletto sindaco Cecco (Claudio Bisio), con l’aiuto di suor Marta (Angela Finocchiaro), decide di rilanciare il turismo religioso locale ridando vita allo storico presepe vivente. Tuttavia anche in un questo piccolo centro il problema del dilagante calo delle nascite si avverte fortemente al punto che tra gli abitanti autoctoni non ci sono più candidati adatti a ricoprire il ruolo fondamentale di Gesù bambino. Al contrario la vicina comunità dei tunisini non ha carenza di neonati e Cecco vorrebbe chiederne uno in prestito per il presepe, ma Bilal, al secolo Marietto (Alessandro Gassmann), italiano convertito all'Islam e ora nuova guida dei tunisini, non è disposto a scendere a patti con troppa leggerezza. Il tutto simboleggiato da una ragazza cristiana che si innamora di un mussulmano ma poi ha un figlio da un buddista.

Una commedia sull’arte tutta italiana dell’arrangiarsi in cui la musica si lega bene agli incantevoli scorci paesaggistici e le scene, realizzate spesso con una punta di simbolico surrealismo, narrano la storia in modo vivace.

Per un film di questo genere è lodevole e interessante lo sforzo di allontanarsi dai tradizionali temi cinematografici di Natale che spaziano dalla commedia demenziale alle storie dal consueto sapore buonista, riproponendo invece l’idea del presepe come simbolo principale di questa festa. Tuttavia, anche in un contesto comico e leggero come questo, si avverte una fastidiosa mancanza di approfondimento del tema religioso, tanto per quanto riguarda la cultura cristiana quanto per quella islamica.

L’intenzione era quella di scardinare i pregiudizi che spesso sono causa di divisioni e contrasti tra le due comunità, quella cristiana e quella magrebina, con un atteggiamento ironico e sdrammatizzante. Eppure, poiché la trama viaggia in realtà sui più noti luoghi comuni propri alle due culture, l’intera storia risente di una grande superficialità dal punto di vista culturale e di un forte sincretismo da un punto di vista religioso.

Le figure religiose presenti nella storia, da suor Marta, il Vescovo, a Bilal, inteso anche come guida spirituale della comunità islamica locale, finiscono per dipingere personaggi che nulla hanno a che vedere con l’esperienza di fede.

L’idea è che l’integrazione tra comunità diverse si possa fondare principalmente su un rimescolamento culturale in cui ciascuna delle parti sia disposta a cedere o modificare porzioni della propria identità al fine di favorire l’accoglienza delle tradizioni e delle abitudini dell’altro. Il risultato che si raggiunge però è solo una caotica, superficiale e poco convincente confusione, che genera un impoverimento di tutte le culture e religioni tirate in ballo nella vicenda: cristiana, musulmana e persino buddhista.

Autore: Vania Amitrano


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