NOI DUE SCONOSCIUTI

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Titolo Originale: Things we lost in the fire
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Susanne Bier
Sceneggiatura: Allan Loeb
Produzione: Sam Mendes e Sam Mercer per Neal Street Production/Dreamworks
Durata: 119'
Interpreti: Halle Berry, Benicio Del Toro, David Duchovny

Audrey Burke è una madre e moglie felice; gli unici screzi con l’amato marito Brian riguardano l’amicizia di lunga data che lui ha con il disastrato Jerry, ex avvocato con il demone della droga. Quando Brian muore all’improvviso Audrey decide, un po’ per disperazione e un po’ per tenere fede all’impegno del marito, di invitare Jerry a stare con lei e i figli. L’uomo, che combatte duramente contro la sua dipendenza, stringe un rapporto molto stretto con i piccoli Harper e Dory, che conquista grazie ai ricordi legati alla sua lunga amicizia con Brian. Nonostante le difficoltà di accettare davvero la perdita, anche Audrey e Jerry troveranno nel ricordo dell’amore che li univa a Brian e in una nuova amicizia la forza per ricominciare.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La Bier ci regala una storia profondamente commovente e vera in cui vince una speranza più forte della morte e la presenza dei defunti attraverso una memoria reale e fiduciosa che apre ad una dimensione della vita non puramente terrena
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione
Giudizio Artistico 
 
Susanne Bier , la regista nata alla corte del Dogma di Lars von Trier (la scuola che prescrive una assoluta povertà di mezzi nel raccontare le sue storie), segue due personaggi con tocchi lievi, privilegiando immagini molto ravvicinate.

La speranza di un cambiamento o di un nuovo inizio nasce dalla memoria viva di un amore vero sperimentato sulla propria pelle.

Sembra esserne convinta la regista Susanne Bier che, a un anno dal bel Dopo il matrimonio, torna a parlare di legami affettivi, lutti e catarsi in una vicenda che ha molti punti in comune con la precedente.

Se là era la prospettiva di una morte inevitabile a mettere insieme i personaggi e a costringerli a una dolorosa, ma positiva resa dei conti, qui è la morte di un uomo buono (ma mai banalmente dipinto come perfetto) a provocare prima la crisi e poi la rinascita di due persone a lui strettamente legate.

Nel suo primo film americano, la regista nata alla corte del Dogma di Lars von Trier (la scuola che prescrive una assoluta povertà di mezzi nel raccontare le sue storie), segue due personaggi profondamente feriti.

Da una parte la bella Audrey, madre e moglie felice il cui unico fastidio sono le periodiche visite che il marito Brian fa all’amico disastrato Jerry, dal suo punto di vista togliendo tempo ed energie alla famiglia in nome di una causa persa.Dall’altra proprio Jerry, un uomo incapace di risollevarsi dalla dipendenza dalla droga  e quasi incredulo di fronte alla fedele amicizia di Brian che, se non può guarirlo, non smette mai di offrirgli la sua umana compagnia.

Ed è proprio in un gesto di spontanea fedeltà alla vita di  Brian (che, non a caso, finisce proprio come era stata vissuta, nel sacrificio per un altro) che Audrey è disposta a mettere in gioco la sua vita prendendo con sé Jerry e trasmettendogli il semplice insegnamento di lui “accetta il buono che c’è”.

Coerentemente al realismo delle dinamiche affettive ed esistenziali che racconta, la Bier non nasconde la contraddittorietà del legame che si crea tra Jerry e Audrey, a volte perfino un po’ gelosa di quella parte di passato che Brian ha condiviso con l’amico (e da cui lei, in fondo, ha sempre voluto tenersi fuori): altrettanto vero è il rapporto che Jerry stringe con i figli dell’amico, con cui condivide ricordi di esperienze familiari che pure non ha mai vissuto.

Il film non illude che il percorso di guarigione sia semplice (e infatti Jerry avrà bisogno di un aiuto “professionale”, veicolato dal bel personaggio di un’altra ex-tossicodipendente) , ma indica chiaramente nella solidità e nella forza del ricordo di Brian (capace di un amore autentico e incondizionato per i suoi famigliari e i suoi amici) la leva capace di condurre a un autentico cambiamento.

Rifiutate le trappole di un coinvolgimento romantico tra Audrey e Jerry (che anzi dice chiaramente che considererebbe un tradimento prendere il posto dell’amico morto al fianco di sua moglie e dei suoi figli), la Bier ci regala una storia profondamente commovente e vera in cui vince una speranza più forte della morte e la presenza dei defunti attraverso una memoria reale e fiduciosa apre ad una dimensione della vita non puramente terrena.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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