AMERICAN PASTORAL

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Titolo Originale: American Pastoral
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Ewan McGregor
Sceneggiatura: John Romano
Produzione: Lakeshore Entertainment
Durata: 126
Interpreti: Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, David Strathairn

Nathan Zuckerman, ormai scrittore affermato, ha deciso di partecipare alla festa annuale che si tiene nella high school del paese dove è nato, per incontrare i suoi vecchi compagni di scuola nel Newark. In quella circostanza viene a sapere che Seymour Levov, detto “lo svedese” è morto. Era, ai tempi della scuola, il compagno ammirato da tutti: alto, biondo, campione di baseball, aveva sposato miss Miss New Jersey e aveva ereditato la fabbrica di guanti di suo padre. Aveva condotto per un certo tempo una vita piena di successi e di soddisfazioni ma poi qualcosa non aveva funzionato: ai tempi della guerra in Vietnam sua figlia sedicenne Meredith era diventata una contestatrice e quando nell’ufficio postale di Old Rimrock, dove vivono, esplode una bomba uccidendo il proprietario, tutti pensano che sia stata proprio lei…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre affettuoso e onesto affronta un problema più grande di lui: la ribellione di sua figlia
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena audace di seduzione con linguaggio esplicito
Giudizio Artistico 
 
Bei costumi e ottima scenografia, impegnata nella ricostruzione degli anni 60, brava la Jennifer Connelly nella parte della madre ma la storia è organizzata per accumulo di frammenti ricavati da una fonte molto più complessa (il libro omonimo di Philip Roth)

Il romanzo American Pastoral di Philip Roth vinse il premio Pulitzer nel 1997 ed è comunemente considerato il suo capolavoro. Si tratta inoltre di un libro molto amato dai lettori d’oltreoceano perché traccia, attraverso la storia dello svedese, venti anni di storia americana: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli incerti e confusi anni sessanta. Dalla fiducia nel lavoro duro e nel progresso, garanzia certa di successo, ai tempi della contestazione durante la guerra del Vietnam. Nelle pagine del libro sono presenti i principali elementi del sogno americano: la positiva mescolanza di razze per costruire ricchezza e progresso (nella fabbrica di guanti, la maggioranza degli operai è di colore); ebrei e cattolici irlandesi ( la famiglia dello svedese e sua moglie Dawn riuniti insieme per il Thanksgivingday; Le vittorie di lui come campione sportivo, la bellezza di lei, miss New Jersey; la loro grandiosa villa con annesso maneggio di cavalli, segno tangibile del loro  successo. Un sogno a cui segue un doloroso e inaspettato risveglio, per l’intera nazione, ai tempi della rivoluzione studentesca e anche lo stesso Svedese, che non riesce più a comprendere chi sia realmente sua figlia. Una grandiosa parabola dell’innocenza americana e della successiva grande disillusione. Il romanzo di Philip Roth esprime tutto questo e altro ancora e si comprende perché siano trascorsi anni di indecisione prima che si trovasse un regista in grado di affrontare l’impresa. Molto meno comprensibile la decisione di Evan McGregor di sceglierlo come suo primo film da regista, investendo di persona nella sua produzione. Alla fine il risultato è modesto. Non tanto per colpa delle incertezze registiche di Mc Gregor, anche attore protagonista, ma dello sceneggiatore John Romano che cerca di mettere tutto il contenuto e i significati del romanzo all’interno dei tempi standard di un film.

Lo scrittore Zuckerman (alter-ego di Philip Roth) che compare all’inizio e che racconta tutta la storia in flash back, non sembra trovare un ruolo nella storia ma si limita a fungere da voce fuori campo. I favolosi anni giovanili del dopoguerra (i successi dello Svedese nello sport, il suo conquistato benessere) sono narrati rapidamente in flash back. La ribellione della figlia viene evidenziata tramite il suo linguaggio: a sedici anni inizia a parlare come un volantino della rivolta studentesca e sia lei che la sua compagna terrorista sembrano dei robot indottrinati, senz’anima. Viene riprodotta la scena, presente anche nel libro, della richiesta di Merry bambina di venir baciata sulla bocca dal padre. Nel libro il padre accetta, nel film rifiuta sdegnosamente e quindi resta un episodio che si chiude in se stesso, non diventa, come nel libro, uno dei tanti motivi di rimorso del padre, quando dovrà cercare di comprendere la ribellione della figlia. Brava comunque Jennifer Connelly nella parte della madre che subisce gli effetti della tragedia: abbandonato il suo abito di moglie e madre premurosa, regredisce ai tempi in cui era miss New Jersey, torna a dedicarsi a quella sua bellezza che ora sta sfiorendo e cerca di distrarsi con le attenzioni che riceve fuori dal matrimonio.

 E’ come se il film fosse costituito da una sequenza di molecole narrative, che non si amalgamano per costituire una materia organica. Vi è un unico tema che prende il sopravvento su tutto: l’angoscia di un padre onesto, tutto d’un pezzo, che non comprende l’irrazionale ribellione della figlia e che passa la sua vita a cercarla per riportarla a casa. Uno scontro generazionale, anche se doloroso, dovrebbe portare i suoi frutti almeno nella reciproco rispetto dell’altro. In questo film tutto si risolve in una desolante incomunicabilità, perché il padre è talmente buono e innocente da sembrare stupido mentre la figlia è ottusamente fanatica.

Autore: Franco Olearo


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