WANTED SCEGLI IL TUO DESTINO

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Titolo Originale: Wanted
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Timur Bekmambetov
Sceneggiatura: Michael Brandt e Derek Hass tratta sul fumetto di Mark Millar e J.G. Jones
Produzione: Mark Platt, Jim Lemley, Jason Netter, Iain Smith per Universal Pictures / Spyglass Entertainment / Relativity Media /Kickstart / Top Cow
Durata: 112'
Interpreti: James McAvoy, Morgan Freeman, Angelina Jolie, Thomas Kretschmann

Wesley Gibson ha una vita da impiegato frustrato e maltrattato e una fidanzata che lo tradisce sistematicamente con il suo migliore amico. In più soffre di tremendi attacchi d’ansia che lo costringono a riempirsi continuamente di pillole. Ma questa è solo l’apparenza perché quello che Wesley non sa è che in realtà lui appartiene di diritto ad una segretissima e spietata  lega di assassini dotati di poteri paranormali, che agiscono per preservare nel mondo un equilibrio tessuto e codificato nella trama di un misterioso Telaio del destino. Uno di loro, però, si è ribellato e ha cominciato ad agire senza controllo e solo Wesley è in grado di fermarlo. Sempre che accetti il suo destino…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quello che è veramente grave è la filosofia di fondo che anima la pellicola. Di fatto, nessuno mette mai in discussione la logica dell’”ucciderne uno per salvarne mille” , ma solo la perversione di questo principio “ad uso privato
Pubblico 
Maggiorenni
Molte scene di violenza, turpiloquio e un paio di scene sensuali.
Giudizio Artistico 
 
Non sempre la macchina narrativa gira a dovere, specie nell’inizio un po’ macchinoso e lento ma sul piano visivo il film di Bekmambetov è una esperienza eccezionale e davvero godibile per gli appassionati del genere

Tu non sei l’ultimo ingranaggio di una macchina sociale spietata e spersonalizzante, ma un essere speciale e unico, con un destino eccezionale, al di là della morale borghese e delle meschinerie dell’uomo qualunque. È questo sogno di superomismo vagamente fascista (alcune caratterizzazioni fanno esplicitamente il verso a Fight Club, a partire dal tavolo Ikea su cui viene tradito il protagonista) che la pellicola del geniale regista russo Bekambetov (già la mente de I guardiani della notte e i Guardiani del giorno) illustra con dispiego di mezzi e di invenzione visiva, ma anche di un po’ di sana ironia necessaria a digerire l’imponente dose di violenza che la storia profonde a piene mani.

In fondo, quello che tocca al giovane Wesley non è altro che l’evoluzione cresciutella e più violenta della storia di Harry Potter, bambino maltrattato da una famiglia matrigna che si scopre eroe predestinato. E pazienza che  a Wesley, al posto dell’intrigante cicatrice a forma di fulmine del maghetto, tocchino dei fastidiosissimi attacchi di panico che si riveleranno poi il sintomo delle sue incredibili capacità di assassino.

La Confraternita in cui Wesley viene introdotto, infatti, si dedica all’opera meritoria (e ultimamente inflazionata) di salvare il mondo, non difendendo i più deboli (per cui sotto sotto si prova anche un certo presuntuoso disprezzo) ma praticando l’arte dell’omicidio secondo le direttive appositamente decifrate dall’autorevole Sloane (Morgan Freeman, ormai sempre più spesso in prima linea quando si tratta di dirigere l’Universo o di far da mentore ai supereroi) nella trama di un megatelaio che tesse le vite degli esseri umani e indica di volta in volta chi va eliminato per conservare l’equilibrio.

Non ci vuole poi molto al protagonista per accettare l’eredità paterna (che, guarda un po’, comprende un bel conto in banca oltre alla capacità di curvare la traiettoria delle pallottole) e abbracciare il suo nuovo destino, pure se questo significa sottoporsi ad un allenamento massacrante per trasformarsi nell’arma perfetta. La missione sembra chiara: elimina il cattivo prima che faccia del male (e in questo siamo dalle parti di Minority Report), anche se poi le cose si complicano un po’ e nulla è quello che sembra.

Manco a dirlo ci troviamo di fronte ai soliti Codici pseudo metafisici (anche se l’immagine del telaio è suggestiva e ha una sua rispettabile tradizione nella mitologia classica e nella storia dell’arte, pure se l’ignorantissimo Wesley non ne sa nulla), che ben presto qualcuno si stufa di rispettare e comincia a interpretare un po’ liberamente a suo uso e consumo. Così buoni e cattivi cominciano a confondersi e Wesley dovrà “scegliere il suo destino” secondo coordinate più complicate del previsto. Il suo vero padre si rivelerà non quello da cui ha ereditato la capacità di uccidere ma colui che è disposto a dare la vita per lui e di fronte alla scoperta del tradimento il giovane ora davvero consapevole delle sue capacità scatenerà la sua furia in uno scontro senza precedenti.

Non sempre la macchina narrativa gira a dovere, specie nell’inizio un po’ macchinoso e lento e quando si va a parlare di predestinazione si rischia sempre di piantare qua e là qualche contraddizione.

Ma quello che è veramente grave è la filosofia di fondo che anima la pellicola, pur molto addomesticata rispetto al fumetto originale. Di fatto, nessuno mette mai in discussione la logica dell’”ucciderne uno per salvarne mille” , ma solo la perversione di questo principio “ad uso privato”.

È un peccato, perché il film è impreziosito da ottimi interpreti, a partire dall’ormai quotato James McAvoy (già protagonista ambiguo in L’ultimo re di Scozia ed eroe romantico in Espiazione), accanto a cui si muove la letale Angelina Jolie, inflessibile esecutrice di una spietata idea di giustizia fino alla scelta estrema.

Sul piano visivo, comunque, il film di Bekmambetov è un esperienza eccezionale e davvero godibile per gli appassionati del genere, a patto che per un istante si mettano tra parentesi le implicazioni morali della storia, cosa non facile per un pubblico di giovanissimi. Cela va sans dire che, date queste premesse, non si tratta di una pellicola adatta alla visione familiare.

Autore: Franco Olearo


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