I MAGNIFICI SETTE

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Titolo Originale: The Magnificent Seven
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Nic Pizzolatto, Richard Wenk
Sceneggiatura: Nic Pizzolatto, Richard Wenk
Produzione: PIN HIGH, ESCAPE ARTISTS
Durata: 130
Interpreti: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio, Lee Byung-hun, Lee Byung-hun

 La pace e la tranquillità degli abitanti di Rose Creek viene messa in pericolo dalla cattiveria di Bartholomew Bogue, un prepotente cercatore d’oro. La città viene assoggettata al suo volere e gli uomini costretti ad abbandonare i campi da lavoro. Una rivolta cittadina culmina drammaticamente in sangue innocente ed Emma Cullen, una coraggiosa e giovane donna a cui Bogue ha ucciso il marito, decide di cercare giustizia per sé e per gli abitanti di Rose Creek. Assolda, così, Sam Chisolm, che accetta la “guerra” contro il Cattivo non solo per soldi, ma anche per una misteriosa ragione personale che giunge dal passato. È così che Chisolm cerca – e trova – altri combattenti che accettino l’incarico. I 7 uomini arrivano a Rose Creek e stabiliscono fin da subito con gli uomini di Bogue le regole del gioco e le condizioni. Una lunga ed estenuante battaglia, che coinvolge anche gli abitanti della città, libera Rose Creek dagli usurpatori, ma il prezzo da pagare sarà per tutti, compresi i 7 guerrieri, molto caro.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un manipolo di mercenari, assoldati grazie al profumo dei soldi, sono pur sempre disposti a morire per una giusta causa. C’è sempre una netta e pulita dualità tra Bene e Male.
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di combattimenti cruenti
Giudizio Artistico 
 
Diviso nel ritmo, che risulta intenso e profondo nella prima parte, mentre è più agito quando si prepara la battaglia contro il Cattivo, il film, in generale, scorre senza troppi intoppi. Il merito di Fuqua, in un’epoca cinematografica fatta di super eroi, di fumetti che prendono vita, di saghe fantasy e di fantascienza, è di far rivivere sullo schermo il sapore del cinema classico-

Alle origini ci sono I 7 Samurai (1954) di Akira Kurosawa. Poi seguirono I Magnifici 7, un western “maturo” targato 1960 e con cui John Sturges rivisita in chiave e stilemi americani la storia che fu del regista nipponico. Ora, a distanza di 6 decenni, Antoine Fuqua riporta sul grande schermo il genere western raccontando nel suo remake I Magnifici 7 del 1960 e attualizzandone il linguaggio e alcuni connotati narrativi.

Va subito detto che il risultato è buono e godibile, dedicato esclusivamente ad un pubblico adulto a causa degli espliciti e violenti ammazzamenti.

Diviso nel ritmo, che risulta intenso e profondo nella prima parte, dedicata ad immagini, gesti, parole che presentano i personaggi e il loro reclutamento, mentre è più agito quando si prepara la battaglia contro il Cattivo, il film, in generale, scorre senza troppi intoppi.

Il merito di Fuqua, in un’epoca cinematografica fatta di super eroi, di fumetti che prendono vita, di saghe fantasy e di fantascienza, è di far rivivere sullo schermo il sapore del cinema classico e, in particolar modo la netta e pulita dualità tra Bene e Male. Non ci sono zone d’ombra né finali aperti. Solo un lungo duello e una posta molto alta in palio. Buoni contro Cattivi. Non importa da quale passato doloroso stiano scappando i Buoni. L’importante è che siano tutti, pur nella loro specifica diversità, uniti verso un unico obiettivo. Diversità, si, perché Fuqua raduna un gruppo multietnico di combattenti. Sam Chisolm, il capo dei magnifici 7, è di colore. Farraday è irlandese, Billy Rocks ha gli occhi a mandorla, Vasquez è messicano, Red è indiano. Goodnight, detto Goody, è un cecchino “violentato” dalla guerra che non riesce più a premere il grilletto, Jack è un omone grande e grosso invasato di misticismo.

Mercenari, certo, assoldati grazie al profumo dei soldi, ma pur sempre disposti a morire per una giusta causa. Anche se la maggior parte di loro sta cercando, in questa guerra, l’ultimo anello personale per chiudere una catena di “fantasmi” lunga e pesante. Per alcuni è vendetta. Per altri è destino, per altri ancora è giustizia. Per altri, invece, è semplicemente il luogo giusto in cui essere, in assenza di una casa e di affetti da cui tornare.

Quel che importa è che questi stranieri che arrivano e liberano Rose Creek riescono a ristabilire il giusto ordine delle cose e a dare nuovamente legittimità ai rituali che questa landa ricca d’oro riserva ai propri umili abitanti. Uomini disarmati che coltivano la terra. Donne e bambini che aspettano a casa i propri mariti e padri. Un Dio che svetta nella Chiesa posta in fondo alla via che unisce gli abitanti, luogo di ritrovo, di preghiera, punto di riferimento per una popolazione che ha poche regole e le rispetta in nome dei valori in cui crede.

Per questo, di fronte alla malvagità dei cattivi, i Magnifici 7 si sentono in dovere di scendere in campo. Perché tutto questo è dalla parte del Bene.

Del genere western - e in particolare di questo film poiché, come detto, arriva in un’epoca cinematografica più ricca nei contenuti e confusa negli ideali – colpisce che tra i suoi personaggi esiste un codice d’onore non scritto rispettato da tutti. Questo avviene sia a livello narrativo, dunque dentro la storia, che a livello strutturale e di linguaggio.

Si pensi al modo in cui Fuqua presenta ciascuno dei 7 guerrieri. L’attenzione ai particolari, alla gestualità, ai rituali che li connotano, ai dialoghi, scarni ma netti, senza una duplice interpretazione. Tutto questo è un “modo” classico di fare cinema, rassicurante anche nelle scene e nelle inquadrature, che parlano senza dubbio il linguaggio pulito ed antico del genere western. 

Autore: Maria Luisa Bellucci


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