THE LEGEND OF TARZAN

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Titolo Originale: The Legend of Tarzan
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Adam Cozad, Craig Brewer
Produzione: BEAGLEPUG, JERRY WEINTRAUB PRODUCTIONS, RICHE/LUDWIG PRODUCTIONS
Durata: 110
Interpreti: Alexander Skarsgård, Margot Robbie, Samuel L. Jackson

Il conte John Clayton III e sua moglie Jane vivono serenamente nella loro dimora vicino Londra. John viene convocato a Downing Street dal Primo Ministro: il conte è stato invitato dal Re Leopoldo del Belgio a visitare il Congo per testimoniare i progressi realizzati nelle sue iniziative umanitarie. John è in realtà Tarzan, il ragazzo allevato dalle scimmie e poi tornato alla civiltà. John-Tarzan è all’inizio titubante ma poi è la stessa Jane a spingerlo a partire: anche lei è cresciuta in Africa e desidera tanto ritornarvi. La coppia scoprirà presto che l’invito è frutto di un inganno: il capitano Leon Rom, per conto del re del Belgio, sta rendendo i congolesi un popolo di schiavi impiegati nello sfruttamento delle ricchezze del paese (diamanti, avorio, caucciù) e Tarzan è per Leon solo una merce di scambio… 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film costituisce una chiara condanna verso ogni forma di razzismo ma non riesce a trattenersi dal porre in ridicolo usanze cattoliche (il rosario) e dal lanciare allusioni ai preti pedofili
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune situazioni di violenza e tensione potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ben ricostruiti i paesaggi africani; se la figura di Jane, interpretata da Margot Robbie intraprendente e determinata è ben riuscita, si stenta a ritrovare il combattivo Tarzan nel volto melanconico e mite di Alexander Skarsgård

Questa ultima rivisitazione della leggenda di Tarzan, diretta da David Yates, (già regista di quattro film della serie di Harry Potter) è in parte fedele, ma per fortuna anche in gran parte innovativa rispetto all’arcinota storia del ragazzo allevato dalle scimmie, emblema dell’armonia perduta fra l’uomo e la natura.

Le tristi vicende dei suoi genitori morti entrambi e l’adozione del piccolo da parte della scimmia Kala vengono ricordati in flashback ma nuovo è il punto di partenza: Tarzan è ormai Lord Greystoke, sposato con Jane, poco interessato a tornare in Africa. Nuovo è anche il contesto: quello del bacino del Congo, gestito come una proprietà privata dal re Leopoldo del Belgio, che con l’ausilio di truppe mercenarie schiavizza con metodi violenti le popolazioni native.  All’interno di questo riferimento storico, purtroppo alquanto realistico, viene inserito un personaggio di fantasia, il capitano Leon Rom, un “cattivo allo stato puro”, non a caso interpretato da Christoph Waltz, ormai condannato a vita a parti pseudo-naziste.  Questo contesto, alquanto articolato, garantisce al film una serie continua di sequenze avventurose (supportate da una computer grafica non eccezionale) per il muscoloso uomo-scimmia e la bella Jane ma il puzzle che è stato messo in piedi è alquanto macchinoso e fatica a trovare una sua completa giustificazione.

Il film è indirizzato prevalentemente a un pubblico adolescente che non si pone troppe domande sul contesto storico e fa il tifo perché Tarzan e Jane possano riabbracciarsi. I messaggi che il film vuole trasmettere hanno una chiara finalità educativa: Sono dalla parte dei cattivi tutti gli schiavisti qui impersonati dalle truppe mercenarie del Belgio (una situazione, com’è noto, tristemente simile a quanto è stato storicamente accertato) anche se il film, sensibile al politically correct,  non manca di ricordare che in modo molto simile si sono comportate le truppe degli Stati Uniti  nei confronti dei nativi americani.

Evidente è anche l’importanza del rispetto per la natura e per gli animali selvatici. Se il primo romanzo di Edgar Rice Burroughs del 1912 (Tarzan delle scimmie) stimolava l’interesse del lettore sul misterioso legame che sussisterebbe fra l’uomo e la scimmia, come suggerito dalle allora ancora recenti teorie di  Darwin, il tema che prevale in questo film è la suggestione per un mondo ancora incontaminato dalla bramosia distruttiva dell’uomo, il senso del mistero che scaturisce da una natura che pulsa di una sua vita autonoma e che desidera solo essere lasciata in pace, a somiglianza di quanto ci aveva già espresso il film Avatar.

Bello e solido è anche l’amore coniugale fra Tarzan e Jane, che avrà il giusto coronamento nella nascita di un figlio.

Se il film cerca di indicare ai giovani spettatori ciò che è cattivo e da evitare, in questo caso il razzismo, non riesce a trattenersi, come è già accaduto in altri film anglosassoni destinati ai giovani (basti ricordare l’ultimo Pan) dal ricordare che il male viene dal mondo cattolico: il film non tratta in modo diretto il tema religioso ma il binomio Belgio-cattolico/schiavismo è personificato dal capitano Leon, (il cattivo di turno) che ha sempre tra le mani un rosario (in realtà una subdola arma) e non manca una salace, anche se veloce, battuta sui preti pedofili.

Molto belli i paesaggi ricostruiti in CG della foresta intorno al fiume Congo e simpatica la figura di Jane, coraggiosa e intraprendente, interpretata da una promettente Margot Robbie; si resta invece perplessi di fronte alla figura di Tarzan interpretata da Alexander Skarsgård; il suo volto invincibilmente malinconico e il suo atteggiamento mite che erano perfetti in Quel che sapeva Maisie, qui sembrano mal conciliarsi con il decisionismo pugnace di Tarzan.

Autore: Franco Olearo


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