UN GIORNO PERFETTO

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Titolo Originale: "UN GIORNO PERFETTO "
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Ferzan Özpetek
Sceneggiatura: Ferzan Özpetek, Sandro Petraglia dal romanzo di Melania Mazzucco
Produzione: Domenico Procacci per Fandango, Raicinema
Durata: 105'
Interpreti: Valerio Mastrandrea, Isabella Ferrari, Stefania Sandrelli, Monica Guerritore, Nicole Grimaudo, Federico Costantini

Emma e Antonio sono separati da circa un anno ma lui, poliziotto di scorta ad un politico inquisito, non ha accettato la cosa e continua a tormentare la moglie per convincerla a tornare insieme. Una notte la polizia è convocata dai vicini di casa che hanno sentito degli spari nella casa di Antonio. Il film segue le ventiquattrore precedenti a questo momento e ci conduce pian piano verso l’inevitabile tragedia, mentre le vite di Antonio, Emma e dei loro figli si intrecciano con quelle di altri personaggi problematici sullo sfondo di Roma.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La famiglia tradizionale è in crisi e non c’è bisogno di cercarne la ragione, perché, forse, questo è il suo stato inevitabile. Questa è la convinzione di Ferzan Özpetek.
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di tentato stupro, numerose scene di tensione e violenza.
Giudizio Artistico 
 
Scene madri di gusto dubbio, storie che si aprono e non si chiudono, comportamenti patologici privi di motivazioni, ambientazioni lontane da un minimo realismo

La famiglia tradizionale è in crisi e non c’è bisogno di cercarne la ragione, perché, forse, questo è il suo stato inevitabile. Di ciò, almeno, sembra convinto Ferzan Özpetek. Dopo una serie di ritratti sognanti e iperpositivi di “famiglie alternative” fatte di amici, amanti e coppie omosessuali, con Un giorno perfetto Özpetek decide di mettere al centro “gli altri”, quelli del vecchio modello papà/mamma/bambini e lo fa con un adattamento poco felice (a Venezia dove era in concorso, nonostante le simpatie di lunga data per il regista, il film è stato abbondantemente fischiato) dell’omonimo romanzo di Melania Mazzucco, a suo tempo successo editoriale.

Al centro della vicenda, per l’appunto, una coppia di coniugi separati: un marito innamorato fino all’ossessione della consorte, troppo provocante, troppo desiderata e troppo indipendente, che lo ha lasciato a causa dei suoi eccessi di gelosia e violenza (di cui non è dato sapere origine e motivazione) e che si arrabatta con un lavoro precario in un call center (ormai uno dei luoghi comuni abusati della cinematografia italiana) istallata a casa della madre svampita (Stefania Sandrelli, qui quasi una sosia di Moira Orfei) con i due figli (la più grande adolescente ai primi amori e il piccolo cicciottello, burino e intraprendente).

Antonio, il consorte violento, è poliziotto e caposcorta di un politico (ovviamente di destra) inquisito e in attesa di sentenza, che passa il film a cercare inutilmente un colloquio con il Presidente (chissà chi potrà essere…), mentre non si accorge che la seconda moglie perfettina e annoiata ha una storia platonica con il figlio di primo letto di lui (nome Aris?!), studi in legge e passione da pittore di murales, pronto ad una liberatoria partenza per Barcellona, altro concentrato di cliché.

Politico e poliziotto (che in macchina ha ben in vista il rosario) si fermano ogni mattina in chiesa per una prece e già questo, nella prospettiva dell’attuale cinema italiano, dovrebbe metterci in sospetto sulla loro integrità.

Finirà tutto in tragedia, con Antonio che, fallito un tentativo di stupro della moglie sul lungo Tevere, si sfogherà sparando ai figli innocenti sulle note di un documentario sui pinguini (l’allegoria si vuole profonda, le bestie, al contrario della coppia borghese tipica del cinema italiano, si scelgono per la vita e fanno immensi sacrifici per la prole), mentre lei, inconsapevole, si mangia un gelato alla crema e cioccolato.

E mentre il giovanotto artista rompe il guscio di perbenismo della matrigna con un murales in stile madonnaro (che farà sganasciare il pubblico), il politico non può che constatare il fallimento sul piano personale e professionale.

Attorno si muovo altri personaggi dai percorsi confusi e spesso incompleti, che l’inserimento di una specie di “angelo viaggiatore” interpretato dalla Finocchiaro non riesce a tenere insieme in modo convincente.

Scene madri di gusto dubbio, storie che si aprono e non si chiudono, comportamenti patologici privi di motivazioni, ambientazioni lontane da un minimo realismo (un poliziotto che vive in un appartamento del centro, una madre che si arrabatta in un call center ma ha i soldi per mandare il figlio ad una scuola privata per figli di politici, solo per dirne un paio) : Un giorno perfetto ha tutti i difetti e le ingenuità di una brutta fiction televisiva senza averne nemmeno il cotè consolatorio, mentre si ammanta di una certa seria supponenza che le dà il colpo di grazia.

Il risultato è davvero poco difendibile anche da parte di chi ha amato altre opere del regista turco, magari discutibili sul piano di filosofia e contenuti, ma realizzate con mestiere e capacità di direzione degli attori, che qui invece sono un po’ sprecati e talvolta paiono davvero fuori parte.

Autore: Franco Olearo


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