MY BAKERY IN BROOKLYN

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Titolo Originale: My Bakery in Brooklyn
Paese: Spagna, USA
Anno: 2016
Regia: Gustavo Ron
Sceneggiatura: Francisco Zegers, Gustavo Ron
Produzione: EL CAPITAN PICTURES, LA CANICA FILMS, BULLET PICTURES, NEW BAKERY
Durata: 100
Interpreti: Aimee Teegarden, Ward Horton, Blanca Suárez, Robert C. Kirk

Vivien e Clohe sono due giovani cugine; la loro zia Isabelle, gestisce un’antica e rinomata pasticceria di Brooklyn. Quando Isabelle muore, entrambe decidono di continuare a gestire la bakery che hanno ereditato ma i problemi sono tanti: Isabelle ha lasciato loro un negozio pieno di debiti e la banca creditrice ha concesso solo tre mesi di tempo per pareggiare i conti. Come se non bastasse, le due ragazze non si trovano d’accordo nel gestire le attività: Vivien vorrebbe continuare ad offrire i prodotti con i quali la pasticceria si è costruita un nome, mentre Clohe, che è una cuoca esperta, vorrebbe confezionare nuove proposte che possano venire incontro alla clientela più giovane…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due cugine, prima avversarie per diverse visioni del business da realizzare in comune, finiscono per diventare alleate ed amiche. Tre giovani, per amore verso la propria ragazza, subiscono una positiva trasformazione; la solidarietà di un intero quartiere nei confronti di chi di loro si trova in difficoltà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una bella scenografia e tre romantiche storie d’amore non sono adeguatamente supportate da una sceneggiatura che si intrattiene, con libera fantasia, su troppe narrazioni secondarie.

Questo film ha una scenografia e una fotografia veramente notevoli; New York sembra come ritratta in tanti quadri, con prevalenza per le atmosfere autunnali. Molto graziosi anche i disegni che introducono i vari capitoli del film: pseudo pitture ad acquerello.

La storia delle due ragazze che cercano di salvare la pasticceria della zia mentre due giovani ronzano loro intorno si sviluppa con garbo e molta leggerezza, quasi un racconto d’altri tempi. Anche il recente Brooklyn aveva descritto in modo positivo questo quartiere, popolato di tante brave  persone negli anni '50; una New York molto diversa  da quella intellettuale, cinica e disincantata che ci stanno presentando gli ultimi Il piano di Maggie – a cosa servono gli uomini o Giovani si diventa.

Il racconto è senz’altro positivo, perché sviluppa lo sbocciare dell’amore in tre giovani  coppie e la ritrovata intesa fra due cugine ma lo stile adottato risulta insolito e alla fine poco decifrabile. Il racconto è intervallato da numerosi eventi miracolistici (un vecchio lucida-scarpe non vedente che è in grado, toccando la scarpa del cliente, di prevedergli il futuro; un tipo particolare di sostanza allucinogena che fa parlare in lingue straniere chi la ingurgita; un ragazzo che dopo aver bevuto del cianuro resta ancora in vita) ma non possiamo dire che questi vogliano esprimere qualche significato soprannaturale né che abbiano la funzione di dare un tocco favolistico agli amori che stanno sbocciando;  appare piuttosto come la voglia di calare il racconto in un contesto surreale che finisce per avere un effetto straniante nello spettatore.

La storia è inoltre piena di sotto-trame che invece di arricchirla, finiscono per disorientare, caratterizzate da elementi poco realistici o appena accennati. Il ragazzo che infila i piedi in una cesta piena di pane e che non riesce a districarsi, salvo poi venir aiutato da una bella ragazza che passa per caso (non era sufficiente togliersi le scarpe?); un immigrato russo che produce anfetamine in casa e che fa amicizia, inizialmente interessata, con un anziano vicino per il semplice fatto che come giardiniere sa “tagliare bene l’erba”; una casa in stato di abbandono dove vivono due vecchietti solo apparentemente simpatici, perché in realtà sono la copia esatta del classico Arsenico e vecchi merletti.

Diversa è la prospettiva che ci offrono i quattro giovani protagonisti: fra Clohe e il cuoco spagnolo Fernando, fra Vivien e il banchiere aspirante scrittore Paul, si sviluppano alcuni sani battibecchi, tipici di chi sente che sta per nascere un’intesa più profonda e cerca di conoscere meglio l’altro, cercando, per amore, di mitigare i propri difetti. E’ la parte della sceneggiatura meglio realizzata; peccato che il racconto portante sia intralciato da sub-plot poco utili all’economia del racconto e da situazioni così liberamente fantasiose da  rischiare di spezzare il patto di credibilità con lo spettatore.

Autore: Franco Olearo


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