I MIEI GIORNI PIU' BELLI

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Titolo Originale: Trois souvenirs de ma jeunesse
Paese: FRANCIA
Anno: 2015
Regia: Arnaud Desplechin
Sceneggiatura: Arnaud Desplechin, Julie Peyr
Produzione: Altri titoli Nos Arcadies Durata 120' Colore C Genere DRAMMATICO Specifiche tecniche SCOPE (1:2.35) Produzione WHY NOT PRODUCTIONS, FRANCE 2 CINÉMA
Durata: 120
Interpreti: Quentin Dolmaire, Lou Roy-Lecollinet, Mathieu Amalric

Paul Daedalus è un antropologo francese; vive da anni nel Tagikistan, ma si accorge che è ormai tempo di tornare in patria. Sbarcato all’aeroporto di Parigi, viene fermato dalla polizia, sospettato di essere una spia. Il malinteso viene presto scoperto: si tratta di un caso di omonimia di cui Paul conosce bene le cause. Quand’era un giovane studente liceale aveva fatto una gita scolastica in Russia ai tempi della guerra fredda e aveva ceduto il suo passaporto a un giovane ebreo che voleva emigrare. Questo problema di identità spinge Paul a meditare su chi veramente sia lui stesso e inizia a ricordare alcuni episodi dell’infanzia e della giovinezza….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sostanziale sfiducia nel valore della vita familiare. Un amore prevalentemente egoistico che non matura a livello di progetto di vita in comune
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali con nudità femminili
Giudizio Artistico 
 
Il film trova la sua parte più compiuta e partecipata nel racconto d’amore fra i giovani Paul ed Esther mentre gli altri capitoli appaiono di puro sostegno alla prima. Premio SACD alla 47ma Quizaine des Réalizateurs (Cannes 2015).

Non sono pochi gli autori del cinema che ritengono appropriato, per presentare un personaggio nella sua completezza, mostrarlo nelle varie fasi della sua vita.

L’esempio più famoso ci viene dagli Stati Uniti: quello di Richard Linklater che con il suo Boyhood  ha raccontato la vita di un ragazzo dai sei anni fino all’adolescenza o ancor più con la  trilogia di una coppia (interpretata dagli stessi attori) che si incontra ogni dieci anni (Prima dell’alba -1995, Prima del tramonto-2004,  Before Midnight-2013).

Ora Arnaud Desplechin usa il pretesto (un po’ forzato) del fermo del protagonista da parte della Sicurezza Francese per raccontarci tre episodi della sua vita: quand’era bambino, poi durante l’adolescenza (in particolare la sua gita scolastica in Russia) e infine, da universitario, il capitolo più sviluppato: l’amore fra lui per Esther.

Il primo episodio è sicuramente sgradevole: Paul appare come un ragazzo violento che punta il coltello anche a sua madre o che distrugge, invidioso, la bicicletta di un compagno. Anche nel seguito del film ci sono altri episodi di dispute vivaci fra dei genitori e i loro figli, senza possibilità di riconciliazione. Sono probabilmente segni che il regista ha voluto lasciare per manifestarci la sua totale avversione a una normalità, quella familiare,  che imprigiona e che impedisce a un ragazzo di concentrarsi sull’esclusiva e irripetibile realizzazione di se stesso.

Nell’episodio successivo, si instaura per prima, fra Paul ed Esther,  una complice amicizia (Esther sta, ai tempi del liceo, con un altro ragazzo) ma poi, diventati giovani-adulti, scoppia fra loro un’intensa passione, fatta di incontri veloci (lui frequenta l’università di Parigi mentre lei è rimasta nella loro nativa Rubaix), di solenni dichiarazioni di appartenenza reciproca  ma anche di tradimenti e, alla fine, dopo anni vissuti a distanza, l’abbandono definitivo da parte di lei.

Il Paul adulto, non ha mai dimenticato quegli anni e quella passione non ha perso d’intensità, anzi è proprio quel sentimento così esclusivo ma ormai definitivamente melanconico, che lo fa ancora sentire vivo.

Il film manifesta alcune caratteristiche che lo qualificano chiaramente come un film francese: innanzitutto l’amore per l’affabulazione (Paul ed Esther si scambiano continuamente delle lettere che loro leggono rivolti verso lo schermo, con un frasario ricercato con il quale cercano di esprimere la loro passione assieme ai dubbi, e alle sofferenze per la distanza che li separa). Ma anche l’amore per l’arte (in quale film italiano due giovani si incontrano in una pinacoteca per commentare criticamente un capolavoro del ‘700?).

L’ epilogo del racconto risulta un conseguenza logica delle premesse. La priorità che ha sempre posto Paul nel realizzare se stesso nel suo lavoro (viaggia moltissimo come antropologo), il rifiuto di qualsiasi progetto familiare finiscono per raggelare una storia d’amore che è rimane ferma ai sospiri adolescenziali e alla passione puramente sensuale, senza che si sia potuta diventare la realtà di un progetto di vita in comune.

C’è in questa storia un eccesso di intellettualismo, una forzatura nel racconto,  che sembra costruito apposta per trascinare l’amore verso un incompiuto, esasperato  sentimento. Come rendere cieco un usignolo perché canti meglio. Per contrasto, appaiono molto più reali le tante storie dei giovani innamorati dei film di Eric Rohmer (innamorati si, ma anche con la testa sulle spalle).

 

Autore: Franco Olearo


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