IL MATRIMONIO DI LORNA

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Titolo Originale: Le silence de Lorna
Paese: Francia, Gran Bretagna
Anno: 2008
Regia: Luc e Jean-Pierre Dardenne
Sceneggiatura: Luc e Jean-Pierre Dardenne
Produzione: Luc e Jean-Pierre Dardenne, Denis Freyd e Andrea Occhipinti per Le Films du Fleuve/Archipel 35/Lucky Red
Durata: 105'
Interpreti: Arta Dobroshi, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione

Lorna, un’immigrata albanese in Belgio, ha accettato di sposare il drogato Claudy per ottenere la cittadinanza; dopo dovrebbe divorziare e risposarsi con un russo per far ottenere la cittadinanza anche a lui. Ma Claudy le chiede invece di aiutarlo a disintossicarsi e Fabio, il delinquente italiano che ha coinvolto Lorna nell’imbroglio, decide di risolvere la questione a modo suo. La morte di Claudy, però, porta Lorna a rivedere tutta la sua vita.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film descrive con straordinaria semplicità ed efficacia la perdita di coscienza comune a tutto l’Occidente ma anche la speranza che non sia così facile mettere a tacere né la coscienza né il cuore, nemmeno di fronte alle lusinghe del denaro, nemmeno di fronte al rischio della morte.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di tensione, una scena a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
I fratelli Dardenne scelgono uno stile meno arduo del solito ma anche un tono che abbandona talora l’asciutto realismo per la poesia e il romanticismo

I fratelli Dardenne (La promessa, L’Enfant, Rosetta tra i loro titoli più noti) scelgono uno stile meno arduo del solito (meno macchina a mano per stare addosso ai personaggi, immagini più aperte sul paesaggio cittadino, ma anche un tono che abbandona talora l’asciutto realismo per la poesia e il romanticismo) per raccontare una storia di immigrati che di fatto descrive con straordinaria semplicità ed efficacia la perdita di coscienza comune a tutto l’Occidente.

La storia di Lorna, del suo silenzio misterioso e triste (quello del titolo originale), che nasconde prima i suoi progetti e poi la sua disperazione, non è infatti solo quella di un’immigrata albanese decisa a realizzare i suoi sogni in un paese ricco e indifferente. Nel suo viaggio umano si possono leggere, infatti, indizi di una mentalità che rischia di diventare comune anche a chi immigrato non è.

A ben guardare, nei gesti precisi e ripetitivi della protagonista, inizialmente in pace con l’idea del suo matrimonio di comodo con un tossicodipendente destinato a finire con il divorzio, o meglio ancora, con l’auspicata morte per droga di lui, c’è tutto l’impossibile tentativo di controllare l’imprevedibilità (e la crudeltà) del mondo che la circonda, popolato, ma indifferente.

Gesti banali, ma rivelatori: borsa e portafoglio aperti e chiusi mille volte al giorno per amministrare quel denaro attorno a cui sembra dover girare ogni cosa, a cui bisogna sacrificare ogni sussulto di moralità, sotto cui si seppellisce la coscienza di un io che si ribella alla spietata manipolazione dell’essere umano. E poi chiavi che serrano porte e armadietti, tentano di costruire barriere intorno all’istintivo moto del cuore, ma poi anche di arginare il dolore e la disperazione del marito-fantoccio di Lorna.

La mancanza di un’autentica coscienza di sé della ragazza (che va ben oltre i sogni condivisi con il fidanzato e l’attenzione ai dettagli della vita quotidiana) è la stessa vertigine che ha inghiottito il marito di comodo Claudy (un tossico assistito con perfetta impersonale efficienza dal servizio sanitario belga, di fatto del tutto indifferente al suo destino), la stessa che ha convinto il taxista gangster Fabio che le persone vadano amministrate come pratiche da cui ricavare il massimo profitto e che spinge il vero fidanzato di Lorna, Sokol, ad accettare di esporsi alle radiazioni di un reattore nucleare in Germana per un migliaio di euro.

Una mentalità, questa, a cui lo Stato, con la sua gamma di servizi che vanno dall’assistenza alla disintossicazione (ma senza alcun follow up sui trattati...) al divorzio veloce e all’aborto on demand , offre la sua totale complicità, geloso solo nell’amministrare per l’appunto quel diritto di cittadinanza che è all’origine del triste mercato in cui è coinvolta Lorna.

Ma in agguato c’è il riemergere dell’umano: la disperata richiesta d’aiuto di Claudy forza i limiti che Lorna si è imposta, fa crollare le sue certezze, la spinge prima a tentare di trovare un compromesso impossibile, poi a rompere l’accordo che la lega al suo protettore/carnefice.

Nella sua ribellione c’è sicuramente un po’ di follia (e un’indulgenza al romanticismo che ha lasciato spiazzati i fan dei sobri Dardenne), ma anche la speranza che non sia così facile mettere a tacere né la coscienza né il cuore, nemmeno di fronte alle lusinghe del denaro, nemmeno di fronte al rischio della morte.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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