SFIDA SENZA REGOLE

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Titolo Originale: Righteous Kill
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Jon Avnet
Sceneggiatura: Russell Gewirtz
Produzione: Millenium Films/Nu Image Films/ Emmet-Furla Films / Inventure Entertainment;
Durata: 100'
Interpreti: Robert De Niro, Al Pacino, Carla Gugino, John Leguizamo

I detective Turk e Rooster,due veterani della polizia di New York alle soglie della pensione, devono affrontare un serial killer che agisce come un giustiziere, eliminando stupratori, papponi, trafficanti di droga e spacciatori e lasciando accanto ai corpi una pistola e una poesia. Ben presto, però, gli indizi sembrano indicare come possibile colpevole un poliziotto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Si cade facilmente nella tentazione di manipolare le prove per punire chi si sa colpevole. Ennesimo luogo comune del prete pedofilo
Pubblico 
Maggiorenni
Violenza, turpiloquio, uso di droga, qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Storia inconsistente e prevedibile. Non destano simpatia i due poliziotti ingrigiti di De Niro e Pacino

È decisamente un mistero perché due attori considerati tra i mostri sacri di Hollywood abbiano scelto come secondo appuntamento insieme sul grande schermo (il primo è l’intenso Heat, firmato dal maestro Michael Mann, dove però recitavano quasi sempre separati) un film modesto e privo di originalità come questo.

La sceneggiatura di Gewirtz (autore anche del geniale Inside Man di Spike Lee, qui evidentemente con il cervello in anno sabbatico) accumula luoghi comuni e svolte più che prevedibili, mimetizzandole con inutili avanti e indietro temporali, che tentano inutilmente di depistare lo spettatore, che già dopo una ventina di minuti intuisce dove vada a parare la storia.

La prevedibilità dell’ennesimo poliziesco con serial killer giustiziere dalle simpatie letterarie (qui accompagna gli omicidi con componimenti in rima di dubbia qualità) avrebbe potuto trovare una qualche forma di riscatto nella simpatia dei personaggi, a cui, invece, purtroppo, per difetto di definizione da parte dello scrittore e per eccesso di caratterizzazione da parte degli interpreti, il pubblico fatica ad affezionarsi.

Non destano simpatia né i due poliziotti ingrigiti di De Niro (che ha la pancetta, una relazione un po’ sopra le righe con la fascinosa esperta della scientifica, e allena una squadra di baseball di ragazzine) e Pacino (solitario amante della musica con inclinazione all’introspezione), né i pallidi personaggi che si aggirano attorno a loro con il timore di disturbare le loro istrioniche performance.

Tra i criminali colpiti dal giustiziere poeta non può mancare un anziano prete pedofilo (si intuisce che potrebbero essere le sue malefatte ad aver scatenato o per lo meno seminato la violenza del giustiziere in giovane età), che ormai sta diventando un fastidioso luogo comune del poliziesco statunitense e che qui va a fare mucchio con stupratori e assassini russi dall’accento grottesco.

Vista l’inconsistenza della storia e la scarsissima empatia che è in grado di generare, si fatica a prendere sul serio anche le “perle” di saggezza che sull’essere poliziotti e tutori dell’ordine si fanno scappare i nostri due eroi. Si tratti di discutere la brama di rispetto di chi intraprende la carriera di pistola e distintivo (ma è la prima, ovviamente, a fare la differenza) o la missione dei tutori dell’ordine a difesa della silenziosa maggioranza degli “onesti” contro la rumorosa minoranza dei criminali. Missione frustrata e frustrante, che porta anche l’uomo più giusto sempre sull’orlo della caduta (e spesso anche oltre) di fronte all’apparente vittoria di violenza e menzogna. Facile allora cedere alla tentazione di manipolare le prove per punire chi si sa colpevole ma che rischia di sfuggire alla burocrazia della giustizia. E a quel punto, dopo essersi fatti giudici, cosa impedisce di diventare anche boia?

Se il discorso suona un po’ trito è perché ce lo siamo già sentito esporre molte volte, con maggior chiarezza e profondità, in altre pellicole e non basta citare l’ispettore Callaghan per trasformare la mancanza di originalità in citazionismo.

Le prodezze amatorie del detective De Niro con una poliziotta giovane e bella sono forse da attribuire ad una forma di narcisismo senile, lo stesso, forse, che lo ha spinto insieme al sodale in questo affrettato rendez vous che immaginiamo profumatamente pagato, ma di assai scarsa soddisfazione per il pubblico.

Autore: Franco Olearo


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