IL CASO SPOTLIGHT

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Titolo Originale: Spotlight
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Thomas McCarthy
Sceneggiatura: Josh Singer, Thomas McCarthy
Produzione: ROCKLIN/FAUST, ANONYMOUS CONTENT
Durata: 128
Interpreti: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery, Stanley Tucci, Billy Crudup

Nel 2001 al Boston Globe arriva un nuovo direttore, Marty Baron, che spinge il team del giornale specializzato nelle inchieste, la sezione Spotlight, a prendere in mano il caso di un sacerdote accusato di numerosi casi di pedofilia. Il gruppo di reporter, guidato da Walter Robinson, grazie a un’indagine minuziosa durata molti mesi giunge a scoprire un numero molto più ampio di casi di pedofilia tra i sacerdoti e, cosa ancor più grave, inizia a sospettare una sistematica opera di coperture tra le altre gerarchie ecclesiastiche, ma anche di connivenza da parte del sistema nonché di un astuto sfruttamento della situazione da parte di avvocati senza scrupoli. Ne nascerà un reportage premio Pulitzer che costringerà anche i suoi autori a interrogarsi profondamente sul loro ruolo di giornalisti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un racconto onesto dei fatti accaduti. L’indagine portata avanti dai reporter fa scuotere i tiepidi e li pone davanti alle loro responsabilità
Pubblico 
Maggiorenni
Numerosi riferimenti alla pedofilia, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Il film, che riesce benissimo ad immergersi nell’atmosfera di una città e un’epoca, mette a nudo le sofferte perplessità dei protagonisti. Qualche perplessità su alcune eccesive semplificazioni

Di fronte a un film come questo, che al di là del proprio percorso cinematografico tra pubblico e premi (il cast e la sceneggiatura ne hanno già vinti parecchi e sono in seria corsa per l’Oscar), finisce inevitabilmente per diventare parte di una discussione a livello internazionale su errori e omissioni veri e presunti da parte della Chiesa Cattolica, è difficile quanto necessario mantenere un occhio aperto e lontano dai pregiudizi.

Il film di Thomas McCarthy è dal punto di vista dell’impianto e della regia, volutamente discreta quanto simbolicamente meditata (è difficile non trovare un’inquadratura della città di Boston che non contenga almeno il profilo di una chiesa), molto classico.

Il richiamo, inevitabile anche perché del team dei reporter faceva parte anche il figlio di uno dei due giornalisti scoperchiatori dello scandalo Watergate, è ai grandi film di inchiesta di Hollywood, con un team di segugi alla ricerca della verità contro un sistema titanico e onnipotente, una storia di Davide contro Golia destinata a vedere il trionfo della verità.

Spotlight, pur sfruttando alcuni elementi del genere, però, ha il merito di mettersi in gioco fino a fondo non in una semplice partita di buoni contro cattivi (il male, se è così che va definito, quando appare, nei panni di un anziano prete solitario, ha più del banale che del mefistofelico, e anche  all’antagonista cardinale Law viene regalata una prima brillante scena con il nuovo arrivato Marty Baron), ma in un progressivo affondo alla ricerca della responsabilità personale, dell’integrità professionale, dei sacrifici che essa comporta e dei molti errori e compromessi dei singoli.

I giornalisti del team sono presentati soprattutto nella loro dimensione professionale (alcuni di loro, come il testardo e battagliero Michael Rezendes, sembrano avere solo quella) e con pochi significativi tocchi personali, ma vivono grazie alle notevoli interpretazioni degli attori, primo tra tutti Mark Ruffalo.

Il film, che riesce benissimo ad immergersi nell’atmosfera di una città e un’epoca (è la stessa degli attacchi dell’11 settembre, che misero ad un certo punto in stand by l’indagine), facendone emergere contraddizioni, segreti e inevitabili connivenze, palpita della passione guerriera e dolorosa dei suoi protagonisti. Non a caso uno dei momenti più commoventi arriva quando Rezendes contempla con sofferta nostalgia il distacco definitivo con la religione della sua infanzia che la scoperta della verità ha provocato.

Qualche perplessità in più la sollevano alcune (forse inevitabili, forse un po’ astute) scorciatoie e semplificazioni (per dirne una, il personaggio dell’ex sacerdote autore di un libro sui problemi psicologici del clero, che diventa, telefonicamente, la fonte principale di molte scoperte, ma che non entra mai in scena e non viene mai messo in discussione), come l’ “epitaffio” un po’ parziale sulla successiva sorte del cardinale Law.

Oltre che in una onestà di fondo nel presentare i fatti che riferisce, rifuggendo quanto più possibile il facile effetto drammatico, il valore maggiore di Spotlight, per lo meno dal punto di  vista di chi scrive, sta nella capacità di interrogarsi sulla responsabilità personale di fronte a una tragedia collettiva, proprio a partire dai suoi protagonisti, che sarebbe stato fin troppo facile presentare come paladini senza macchia e senza paura di una verità scomoda per tutti gli altri. 

Autore: Laura Cotta Ramosino


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