LA GRANDE SCOMMESSA

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Titolo Originale: The Big Short
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Adam McKay
Sceneggiatura: Charles Randolph, Adam McKay
Produzione: PLAN B ENTERTAINMENT, REGENCY ENTERPRISES
Durata: 100
Interpreti: Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling, Brad Pitt,

Nel 2005, negli Stati Uniti, il mercato obbligazionario sugli immobili appariva solidissimo. Non era dello stesso avviso Michael Burry (Christian Bale), un curioso gestore di fondi, bravo con i numeri ma totalmente asociale. Dopo un’analisi attenta aveva compreso che c’erano molte insolvenze perché i mutui venivano concessi dalle banche con molta disinvoltura e il mercato immobiliare stava per crollare. Decise quindi di scommettere sul prossimo ribasso comprando credit default swap dalla Goldmas Sachs e da altre banche d’investimento. Alla stessa conclusione giunsero: Mark Baum (Steve Carell), che con un viaggio in California ebbe modo di avere un’esperienza diretta della disinvoltura con cui agenzie locali concedevano mutui a persone indigenti e a ..spogliarelliste; Jamie Shipley (Finn Wittrock) e Charlie Geller (John Magaro), due giovani che avevano messo in piedi una piccola società di investimenti e disponevano di un mentore d’eccezione: Ben Rickert (Brad Pitt), un senior di Wall Street che aveva abbandonato il lavoro per rifugiarsi in campagna. Infine Jared Vennett (Ryan Gosling), un cinico speculatore che cercava un modo di diventar ricco in previsione del prossimo crack.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un atto d’accusa, ironico ma chiaro, sui meccanismi perversi della finanza, che alimentano l’avidità e l’illusione di facili guadagni
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio continuamente scurrile e presenza di alcuni nudi femminili
Giudizio Artistico 
 
Candidato a 5 oscar, il film riesce a costruire un thriller finanziario carico di suspense e tratteggia i protagonisti con molto realismo

In una delle scene conclusive i due giovani investitori Jamie e Charlie non stanno nella pelle per la soddisfazione: il mercato immobiliare ha iniziato a crollare e, grazie alle loro speculazioni, prevedono guadagni astronomici. Il loro mentore, Ben Rickert, raffredda i loro entusiasmi: hanno scommesso sulla crisi dell’economia americana e la gente ora perderà la loro, casa, il loro lavoro, la loro pensione. E’ l’unico momento dichiarativo del film, dove vengono evidenziati i risvolti umani della grande crisi; nel resto del racconto, come in un giallo dove già si conosce fin dall’inizio l’assassino, il film, alternando ironia e dramma, gioca sul contrasto fra chi è cieco e sordo perché fortemente coinvolto nei benefici di un mercato che continua a regalare profitti e la progressiva presa di coscienza dei protagonisti che progressivamente, con le loro indagini, scoprono l’assurdità della situazione, frutto di un’avida incoscienza collettiva.

Sono ormai tanti i film che hanno trattato il tema della crisi finanziaria del 2008: il documentario Inside Job ha analizzato i parametri macroscopici della crisi, puntando il dito sugli scarsi strumenti di controllo a disposizione del governo; Too big to fail si è concentrato sui momenti cruciali che hanno portato alla decisione del governo di concedere un maxi-presto alle banche;  Margin Call ha indagato soprattutto sui comportamenti e le relazioni fra uomini e donne di una società finanziaria sull’orlo del fallimento (l’allusione è alla Lehman Brothers). Da citare infine 99 Homes, non uscito in Italia, che analizza l’impatto della crisi su un padre di famiglia che è stato sfrattato dalla sua casa.

The Big Short punta con grande realismo a calarsi nella mentalità, negli ambienti di lavoro, nei problemi familiari e di salute, di uomini che vivono nel mondo della finanza.  Il realismo serve per far toccare con mano allo spettatore come tante singole persone stordite dalla bramosia di guadagnare sempre di più o troppo coinvolte in cointeressenze scandalose, non erano in grado di vedere l’iceberg che stava avvicinandosi al Titanic.

Il film non risparmia nessuno. Il dito è puntato non solo sugli istituti che concedevano con disinvoltura mutui a persone che non sarebbero state in grado di pagare, ma anche sulle banche d’investimento che impacchettavano questi mutui all’interno di obbligazioni con basi sempre più fragili e, quando la crisi si era ormai resa manifesta, sull’azione fraudolenta operata dalle aziende di rating, che continuavano ad assegnare la triplaA a fondi senza valore, perché c’erano troppi interessi in gioco. Non da ultimi gli stessi protagonisti del film, ispirati a personaggi reali che si erano accorti in tempo del prossimo collasso e che hanno sfruttato questa loro perspicacia solo come mezzo per arricchirsi.

Il film è realizzato benissimo. Il racconto ha la suspence della scoperta progressiva, giorno dopo giorno, senza dar tregua allo spettatore, di una mostruosa realtà e i protagonisti, ritratti con la tecnica della camera a mano del cinema-verità, interpretati da ottimi attori, sono personaggi ritagliati a tutto tondo, nella loro perspicacia professionale ma anche nella loro, spesso insolita, umanità.  Tutte meritate  le cinque candidature all’Oscar. Il film non teme di usare il linguaggio del mondo della finanza e per chiarire la terminologia adottata nelle discussioni professionali, usa l‘artificio di introdurre altri personaggi che cercano di spiegarli con delle analogie che scaturiscono dalla vita di tutti i giorni.

Il realismo adottato, soffuso di fredda ironia, è l’arma principale di accusa nei confronti di un meccanismo dove tutti giocano a fare denaro con la semplice pressione di un click, senza che ciò corrisponda ad alcuna ricchezza reale. Come fa sarcasticamente notare il commentatore alla fine del film, mentre milioni di persone andarono in bancarotta, perdendo il lavoro e la casa, i soldi concessi dallo stato alle banche insolventi servirono per garantire buone uscite d’oro ai manager coinvolti e  fu arrestato un solo banchiere, un pesce piccolo, di scarso peso.

Chi esce vittoriosa da questo film è sicuramente Hollywood, perché mostra ancora una volta la sua capacità di scavare con coraggio anche in realtà scomode e di svolgere, nei confronti del pubblico, pubblico un’indispensabile funzione informativa.

Autore: Franco Olearo


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