DON MATTEO 10

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Titolo Originale: Don Matteo 10
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Jan Michelini
Produzione: Lux Vide e Rai Fiction
Durata: Inizio trasmissioni dal 7 gennaio, due puntate contigue a settimana
Interpreti: Terence Hill, Nino Frassica, Simone Montedoro, Natalie Guetta, Francesco Scali, Nadir Caselli, Laura Glavan, Andres Gil, Gabriele De Pascalio, Raniero Monaco di Lapio

A Spoleto ci sono delle novità: Lia è tornata dal corso per sottoufficiali dei carabinieri e agli occhi del capitano Tommasi appare più bella che mai. Peccato che Lia ha fatto venire in città il suo ultimo fidanzato, un ragazzo bello, ricco e nobile. Intanto il maresciallo Cecchini si preoccupa di far accasare nuovamente il vedovo Tommasi e fa pressioni perché conosca la maestra elementare di sua figlia Martina. In canonica, Laura e Tomas continuano a bisticciare ma tutti capiscono che fra loro, in fondo, c’è del tenero…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Per chi ha confessato le proprie colpe, don Matteo ricorda che non mancherà mai l’abbraccio della misericordia divina e di fronte a tante tensioni familiari, don Matteo ha la capacità di far ricordare il valore degli affetti che durano nel tempo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un rigido, prevedibile format ingabbia le puntate della serie ma si tratta di un format ormai collaudato dall’esperienza e che riesce a valorizzare la simpatia dei protagonisti e la vis comica di Nino Frassica

La fiction di Don Matteo, arrivata alla sua decima edizione, non dà cenni di stanchezza anzi, gli ascolti hanno superato, nella serata di debutto, tutte le edizioni precedenti, raggiungendo i dieci milioni di spettatori e, cosa forse ancora più interessante, è il fatto che si tratta di una audience giovanile:  30% fino a 14 anni , 27% nella fascia 25-54 anni.

Molti critici hanno collegato questo successo alla performance nelle sale, negli stessi giorni,  di Checco Zalone con il suo Quo Vado? tacciando il primo di buonismo e il secondo di qualunquismo e  mettendosi le mani nei capelli sul livello culturale del pubblico italiano. Si tratterebbe di lavori che non “educano” e non stimolano il pubblico ma che sfruttano la scia del più retrivo gusto comune.

E’ indubbio che il pubblico accende la televisione e va in sala sull’onda della simpatia umana: non è interessato a conoscere in anticipo la trama ma sa che vedrà nuovamente Terence Hill nelle parte di don Matteo e quel simpatico di Checco Zalone. Ma ciò non basta a giustificare un successo di tale portata.

Concentrandoci su Don Matteo 10, bisogna riconoscere che, come era già accaduto nella versione precedente, viene rispettato un format particolarmente rigido. E’ confermata la struttura triangolare, con tre narrazioni che avanzano in parallelo: quella poliziesca, che inizia e si chiude nell’ambito della puntata, quella comica, che ha come fulcro il maresciallo Cecchini e il capitano Tommasi e quella sentimentale, che si articola per ora su due love story, in modo da stimolare gli interessi sia dei ventenni che degli over trenta. Quella poliziesca ha, a sua volta, una struttura predefinita, che rischia spesso di vanificare qualsiasi sorpresa. A fronte di un delitto c’è sempre un indiziato principale che sicuramente non sarà lui il vero colpevole ma un personaggio minore, che lo spettatore assiduo non tarda a individuare. Quando, alla fine della puntata, don Matteo riesce a scoprire il colpevole appena un minuto prima che arrivino i carabinieri, in realtà lo spettatore sa già tutto. Possibile che milioni di persone si facciano incantare da storie che, tranne poche varianti, sono sempre uguali? Possibile che gradiscano racconti romantici contrastati (con l’evidente proposito di diluire il racconto) nei quali c’è così tanta poca originalità dal ricorre all’abusato escamotage della ragazza che resta incinta dell’altro?

In realtà, chi guarda la lunga serialità, non lo fa solo perché attratto dalla gradevolezza del racconto e dalla simpatia dei personaggi (sempre comunque importanti) ma dalla filosofia di vita che propongono. E’ proprio ciò in cui don Matteo risulta rivoluzionario: non ci sono altre fiction, in Italia e in Europa, che ci risulti, che in modo così manifesto, prospettino, non per dei santi, né per dei religiosi né per dei sacerdoti ma per uomini e donne laiche, comportamenti ispirati al Vangelo. In base al format che è stato impostato, colui o colei che risulta colpevole alla fine di ogni puntata riceve conforto da don Matteo, il quale cita ogni volta uno specifico brano del Vangelo, riuscendo a dare un segno tangibile della misericordia di Dio. Anche le situazioni di tensione familiari che si rendono manifeste nel corso della puntata trovano una positiva soluzione grazie alla presenza di don Matteo, non perché risolva fattivamente le situazioni, ma perché riesce a entrare con dolcezza e discrezione nel cuore di tutti per far ricordare loro i veri valori che danno felicità e pace.

Le ragioni del successo di Checco Zalone vanno cercate in altre direzioni. Per lui il tema della fede non è significativo ma mostra una chiara nostalgia verso quelli che lui considera i genuini valori italiani, a dispetto di tante modernità. Per lui il massimo dell’offesa, come apparve in Che bella giornata, consiste nel veder buttate nella spazzatura, da un milanese leghista, le orecchiette pugliesi fatte amorevolmente a mano, e il massimo dell’italica soddisfazione è il poter suonare il clacson un secondo dopo che il semaforo è diventato verde quando la macchina davanti si attarda a partire, perfino nella compassata Norvegia.

Pur riconoscendo l’indubbio successo della formula utilizzata dalla serie di Don Matteo, non si può non notare la dicotomia che si instaura fra il sacerdote e la gente comune. A lui tutta la sensibilità di una profonda spiritualità e la conoscenza del vangelo; agli altri tutte le debolezze, le contraddizioni, che scaturiscono dal vivere in mezzo al mondo. E mancata finora la figura intermedia di un laico che sia anche lui sinceramente cattolico e che si comporti in modo conseguente. Attendiamo di vedere cosa succede nelle prossime puntate.

Autore: Franco Olearo


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