SI PUO' FARE

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Titolo Originale: "SI PUO' FARE"
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giulio Manfredonia
Produzione: Rizzoli Film/RTI
Durata: 110'
Interpreti: Claudio Bisio, Anita Caprioli, Andrea Bosca, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli

Milano, inizio anni ‘80. Nello, sindacalista troppo all’avanguardia, viene spedito a dirigere una cooperativa di malati mentali appena dimessi dai manicomi per effetto della legge Basaglia. Invece di lasciarli a fare inutili lavori assistenziali, Nello decide di trattarli come persone e di insegnar loro un mestiere vero: montare parquet. Gli inizi non sono facili, ma a poco a poco anche i “matti” si appassionano al lavoro e si dimostrano a loro modo geniali. Nello, con l’aiuto di uno psichiatra dalle idee avanzate, continua a dar loro fiducia, anche se il confronto con la realtà per alcuni si rivela troppo drammatico&hellip

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazzi malati di mente vengono valorizzati nelle loro capacità e singolarità di uomini e donne, riconosciuti nei loro bisogni e accompagnati verso una possibile indipendenza contro il parere di chi li vorrebbe incatenati a vita all’assistenza e ai farmaci.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune situazioni scabrose (i malati di mente vengono fatti "sfogare" con delle prostitute). Viene evitato però qualsiasi dettaglio
Giudizio Artistico 
 
Anche se l’andamento della storia richiede al pubblico qualche sospensione di incredulità, si è felici di scoprire un esempio di cinema italiano finalmente non deprimente e asfittico. Buona prova di Claudio Bisio

Bella sorpresa fuori concorso al Festival di Roma, questo film scritto a quattro mani dallo sceneggiatore Bonifacci e dal regista Manfredonia (che qualche anno fa ha diretto un curioso remake, È già ieri, dall’americano Ricomincio da capo) si richiama ad esperienze realmente avvenute in alcune cooperative del Nord Italia, per imbastire una storia di rinascita con tocchi di realtà e toni da fiaba.

Protagonista assoluto è Nello, sindacalista pieno di ideali ma in contrasto con i “compagni”, a causa delle sue idee in tema di lavoro e mercato poco ortodosse per l’epoca.

La legge Basaglia ha chiuso i manicomi e “liberato i matti” ma, come fa notare lo psichiatra Del Vecchio, fondatore della cooperativa convinto che la malattia mentale sia de facto inguaribile, per molti di loro un posto a casa non c’è, perché le famiglia non sono in grado o non vogliono occuparsene, e la malattia mentale non passa per legge.

Ma Nello, coerente con la sua impostazione, si rifiuta di considerare le persone che ha di fronte solo per la malattia, ma le interpella nella loro libertà, prendendo sul serio ogni idea, anche la più strampalata (tra le altre, una cooperativa di sceriffi) per poi mettere in piedi un business concretissimo, quello del montaggio dei parquet. Un’impresa affrontata con serena incoscienza ma non senza mezzi (piccola ma efficace la figura del vecchio maestro d’arte che insegna ai matti il suo mestiere) e che si rivela un affare quando il gusto ossessivo per l’ordine di due schizofrenici trasforma l’emergenza in opera d’arte.

Di qui una trasformazione della vita di tutti i ragazzi coinvolti, valorizzati nelle loro capacità e singolarità di uomini e donne, riconosciuti nei loro bisogni e accompagnati verso una possibile indipendenza contro il parere di chi li vorrebbe incatenati a vita all’assistenza e ai farmaci.

L’unico momento in cui Nello, purtroppo, non prende davvero sul serio i suoi “matti” è quando entra in scena la questione affettiva. La riduzione delle pillole, infatti, risveglia nei maschi istinti sessuali a lungo sopiti e la soluzione frettolosamente (seppur comicamente) trovata è quella di affittare delle prostitute perché permettano ai soci della cooperativa di “sfogare” il loro bisogno. Che poi la cosa venga fatta a spese della comunità europea sotto il nome di “lezioni di affettività” potrà far ridere per un minuto, ma si rivela in tutta la sua drammatica insufficienza (per altro forse non ben percepita come tale dagli autori) quando proprio per scarsa educazione all’affettività uno dei pazienti scambia un bacio dato forse per tenerezza e forse per pietà da una ragazza per l’inizio di un grande amore e, di fronte alla delusione, sceglie la via del suicidio.

Claudio Bisio dà a Nello tutta la sua simpatia e il suo entusiasmo evitando di cadere in cliché e macchiette televisivi (come spesso accade ai comici prestati al grande schermo) con Anita Caprioli, nei panni di una fidanzata, spesso trascurata ma sempre al suo fianco, a fargli bene da spalla, Giorgio Colangeli e Giuseppe Battiston a rappresentare il volto conservatore e quello rivoluzionario della psichiatria, mentre i ruoli dei “matti” sono affidati, intelligentemente, ad attori meno noti che riescono a dare a ciascuno tratti di verità e di personalità non banali.

Certo l’andamento della storia, con prevedibile caduta e necessaria rinascita, richiede al pubblico qualche sospensione di incredulità, che per una volta, però, si è felici di concedere ad un esempio di cinema italiano finalmente non deprimente e asfittico, ma che cerca di far tesoro dell’insegnamento di certo ottimo cinema “commerciale” americano.

Autore: Franco Olearo


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