DOBBIAMO PARLARE

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Titolo Originale: Dobbiamo parlare
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Sergio Rubini
Sceneggiatura: Carla Cavalluzzi, Diego De Silva, Sergio Rubini
Produzione: Palomar, Nuovo Teatro, Rai Cinema
Durata: 98
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese, Sergio Rubini

Una sera, nell’attico nel pieno centro di Roma in cui convivono Vanni, cinquantenne scrittore di successo, e Linda, giovane ghost writer, mentre i due si preparano ad uscire, irrompe Costanza. Costanza è una dermatologa, amica di Linda, sposata in seconde nozze con Alfredo, chirurgo romano di successo, ed ha appena scoperto di essere stata tradita dal marito. Nel corso della serata si aggiunge pure Alfredo, anche lui amico di Linda e Vanni. I quattro trascorrono insieme nel salotto di casa una lunga nottata in cui si alternano liti e conversazioni più amene, discussioni accese e momenti divertenti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
All’apparenza il film sembrerebbe voler affrontare il tema della famiglia e del matrimonio, ma in realtà si tratta di 4 persone singole che non riescono a trovare la generosità per uscire da se stessi e stanno assieme solo per convenienza personale. Il matrimonio è visto come “contratto” finché c’è beneficio. L’amore, inteso come donazione di se stessi all’altro, non c’è, come non c’è fusione in un organismo superiore che è la famiglia.
Pubblico 
Maggiorenni
A causa dei dialoghi che spesso rimandano a situazioni complesse e difficili da comprendere, con un linguaggio a volte un po’ triviale, il film è più adatto ad un pubblico adulto
Giudizio Artistico 
 
Più che un film una pièce teatrale per il grande schermo, un progetto in cui convergono teatro, letteratura e cinema.

La storia è semplice e si sviluppa, proprio come potrebbe accadere per una commedia teatrale, in un arco di tempo assai limitato, dalla sera alla mattina, in un unico ambiente, l’attico in cui Vanni (Sergio Rubini), scrittore affermato, convive con la sua compagna Linda (Isabella Ragonesi), di 20 anni più giovane, che lo aiuta nel comporre i suoi romanzi. I loro programmi per la serata vengono prepotentemente interrotti dall’arrivo di Costanza (Maria Pia Calzone), dermatologa e amica di Elisa, che cerca conforto dopo aver scoperto la relazione extraconiugale di Alfredo (Fabrizio Bentivoglio), suo marito, chirurgo romano di successo. La vicenda a questo punto procede per ellissi, tra il comico e il drammatico, proponendo uno spaccato della società che si muove tra il mondo della piccola borghesia e quello radical chic. I quattro cominciano a parlare tra loro, di loro e delle relazioni che li legano. Recriminazioni, offese, accuse e tradimenti reciproci, ma anche improvvise complicità frutto di un’intima frequentazione, cominciano a saltare fuori alternando momenti dolorosi a situazioni piacevoli e divertenti.

Sergio Rubini, che in questo film fa da attore, regista e sceneggiatore, dimostra di sapersi muovere con disinvoltura dal teatro al cinema. La sua idea per questo progetto era di mostrare la forza delle parole, tanto di quelle dette quanto di quelle non dette, e per farlo ha chiesto l’aiuto a due scrittori veri, Diego De Silva e Carla Cavallucci. Il risultato, dal punto di vista dell’intrattenimento, è abbastanza divertente e coinvolgente ma in quanto a contenuti e valori sui temi scelti, matrimonio, convivenza e famiglia, manca di ordine.

L’alternanza tra serio e faceto della sceneggiatura è ben riuscita, raramente i dialoghi risultano pesanti. Tuttavia il tema irrinunciabile della felicità e dell’amore sono affrontati da una prospettiva tristemente individualista. Da un lato c’è il matrimonio di Alfredo e Costanza visto quasi come un accordo, una sorta di alleanza fatta di compromessi, a volte anche dolorosi, ma funzionali ad un equilibrio che offre reciproca convenienza, sia da un punto di vista materiale che umano. Dall’altro c’è la convivenza di Linda e Vanni, tutta fondata su sentimenti ed emozioni, sui quali però non è possibile investire e lo dimostra anche il fatto che, mentre lei non desidera avere figli, lui non riesce a tagliare definitivamente con il suo precedente matrimonio.

L’appartamento in cui la storia si sviluppa finisce col diventare una sorta di campo di battaglia in cui restano solo i vinti, vittime di un amore percepito come un affetto problematico e non come una straordinaria sfida da intraprendere per la vita.

In questa prospettiva un po’ drammatica e triste, fatta di equilibri affettivi precari e legami instabili fondati sulla convenienza, il “parlare” diventa addirittura rischioso, perché fondamentalmente significa rivelare a se stessi e all’altro il proprio egoismo, la propria chiusura, e fare i conti prima di tutto con la propria incapacità di volersi donare in modo disinteressato. Così in definitiva anche il discorso del film non si chiude davvero e il titolo potrebbe tranquillamente trasformarsi in una amara domanda: Dobbiamo parlare?

"Dobbiamo parlare" è indubbiamente un'opera strana: sembra che parli di famiglia e di matrimonio, invece non ne parla affatto. In realtà si tratta della triste storia di quattro persone che non hanno la generosità di uscire da se stessi. Solo il personaggio di Rubini pare orientato alla conciliazione e alla pace, ma manca del coraggio delle decisioni. Sono delle finte coppie, perché sono 4 singoli che cercano i propri interessi e stanno assieme solo per una momentanea convenienza personale. L’amore non è percepito come un’occasione di fusione tra due persone che si scelgono e si uniscono per creare un organismo superiore quale è la famiglia. 

Autore: Vania Amitrano


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