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Titolo Originale: Changeling
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: J.Michael Straczynski
Produzione: Brian Grazer, Ron Howard, Robert Lorenz e Clint Eastwood per Universal Pictures/Immagine Entertainment/Relativity Media/Malpaso
Durata: 140'
Interpreti: Angelina Jolie, John Malkovich

Quando Christine Collins, madre nubile del piccolo Walter di 9 anni, torna dal lavoro e non trova a casa suo figlio vorrebbe far partire subito le ricerche. Gli uomini della polizia di Los Angeles, da più parte accusata di abusi e violenze, però, prendono tempo. Passano le settimane e i mesi, ma Christine non si arrende; quando finalmente il capitano Jones la chiama per riconsegnarle suo figlio, Christine si trova di fronte un bambino che non è Walter. La sua battaglia per far riconoscere la verità e proseguire le ricerche, però, si scontra con gli interessi del dipartimento tanto che la donna viene spedita in manicomio per togliere le forze dell’ordine dall’imbarazzo. Fortunatamente al fianco di Christine si schiera il determinato reverendo Briegleb, mentre le indagini di un altro poliziotto portano alla luce una drammatica verità che potrebbe riguardare anche il destino di Walter.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Eastwood sceglie di raccontare in modo drammatico una battaglia “per i diritti civili” ma il suo intento non è semplicemente distruttivo: la determinazione della fragile Christine è positivamente contagiosa e diventa promotrice di un cambiamento reale e l’ultima parola è comunque di speranza
Pubblico 
Maggiorenni
Diverse scene di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Immersa in una ricostruzione d’epoca precisa e mai manieristica, Angelina Jolie assieme a non meno bravo John Malkovich dà vita a un personaggio intenso che guida lo spettatore attraverso un film dai ritmi distesi

Che Clint Eastwood sia affascinato dalle figure femminili forti non è una novità: fin dai suoi primi film le donne hanno abbandonato il ruolo di vittime impotenti per guadagnarsi quello di interlocutrici e a volte compagne paritarie di eroi tutti d’un pezzo, a volte addirittura superando il limite e trasformandosi in giustiziere.

In quest’ultima pellicola, però, Eastwood, immerso in una ricostruzione d’epoca precisa e mai manieristica, mette in scena una figura ancora diversa, una madre la cui forza risiede prima di tutto nella tenacia degli affetti, nella determinazione e in un coraggio sorretto dall’amore per il figlio.

Angelina Jolie, accompagnata nella vicenda da interpreti egualmente efficaci (prima di tutto Malkovich nei panni del reverendo radiofonico che appoggia gli sforzi di Christine, la salva dal manicomio e l’aiuta nella sua battaglia legale), dà vita a un personaggio intenso che guida lo spettatore attraverso un film dai ritmi distesi, in cui la trama si dipana in modo non prevedibile intrecciando le vicende di Christine a quelle di un’intera città, Los Angeles, ieri come oggi angustiata da criminalità e abusi.

Eastwood vuole ricordarci che quando si svincolano gli uomini, sia pure delle forze dell’ordine, da ogni legge, essi fin troppo spesso utilizzano questa libertà come violenza e abuso; e così non è poi così grande la distanza tra i poliziotti corrotti e violenti del Dipartimento e quel serial killer a cui daranno la caccia forse troppo tardi.

È così che la vicenda individuale di Christine, alle prese con il suo dilemma personale una volta che si vede restituito un bambino che non è il suo (e di cui tuttavia non può fare a meno di prendersi cura...), si incrocia con l’istanza dei diritti individuali da difendere nei confronti di autorità niente affatto al servizio dei cittadini.

Siamo appena pochi mesi prima della crisi del ’29 (che pure non viene mai messa in scena, forse per non togliere spazio al dramma principale), ma ciò che Eastwood sceglie di raccontare è una battaglia “per i diritti civili” che parte dal caso singolo e ad esso sempre ritorna, concentrandosi sulle scelte individuali (quelle di Christine, quelle dei vari poliziotti coinvolti, perfino quelle del serial killer e del suo giovane complice) piuttosto che su astratte istanze teoriche.

Le situazioni descritte sono altamente drammatiche, non solo perché descrivono l’angoscia della perdita di Christine (perfettamente condivisibile da qualunque genitore) ma anche perché illuminano gli abusi di istituzioni che dovrebbero proteggere i cittadini.

L’intento di Eastwood, tuttavia, non è semplicemente distruttivo. Da una parte perché la determinazione della fragile Christine è positivamente contagiosa e diventa promotrice di un cambiamento reale; dall’altra perché l’ultima parola su una vicenda che non perde in niente la sua drammaticità è comunque di speranza.

Come se al di là di un male dilagante e pervasivo, restasse la fiducia nella possibilità di cambiamento degli esseri umani (come accade al ragazzino che ha deciso di confessare i suoi crimini o al poliziotto che gli dà retta contro gli ordini dei superiori e perfino, in un certo senso, nel delirio folle dell’assassino che non ha il coraggio di mentire a Christine per non peccare di nuovo). E forse anche, pure se mai esplicitata. la promessa di un destino per cui il male non trionfa, grazie anche alla solidarietà umana.

Autore: Franco Olearo


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