THE WALK

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Titolo Originale: The Walk
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Robert Zemeckis, Christopher Browne
Produzione: MAGEMOVERS, SONY PICTURES ENTERTAINMENT (SPE), TRISTAR PRODUCTIONS
Durata: 100
Interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Ben Kingsley,

La mattina del 7 agosto del 1974, il giorno prima che Richard Nixon annunciasse le sue dimissioni, Philippe Petit, un funambolo francese, sorprese la città di New York con la sua spettacolare camminata nel vuoto su un cavo d’acciaio, spuntato dal nulla nella notte, sospeso tra le torri, non ancora inaugurate e parzialmente occupate, del Word Trade Center. L’impresa lasciò i Newyorkesi con la testa per aria e il fiato sospeso per quasi 40 minuti. The Walk, di Robert Zemckis, racconta la realizzazione del folle e ambizioso sogno di questo giovane funambolo autodidatta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film tratta un'impresa eccezionale che ha comportato una forte solidarietà fra compagni di avventura ma l'impresa è futile e i loro legami sono passeggeri
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di pericolo potrebbero suggestionare negativamente i più piccoli. Alcune nudità maschili
Giudizio Artistico 
 
Più che di un film si potrebbe correttamente parlare di un vero e proprio spettacolo in cui, a forza di inquadrature sorprendenti e vertiginose, il pubblico può vivere davvero l’emozione di trovarsi sospeso per aria insieme al protagonista, o meglio come il protagonista

La storia di questa impresa somiglia ad un favola che si perde nel tempo, se non fosse per i due moderni grattacieli. The Walk è infatti il racconto della nascita di un mito, quello dell’uomo che osò sfidare il cielo e la terra sospeso ad un’altezza di 417 metri dal suolo lungo un cavo di 42,5 metri.

Zemckis non è nuovo a questo genere di racconti straordinari, si pensi a Cast Away o Flight. In The Walk il personaggio di Philippe è descritto a partire dalla sua infanzia, quando ancora bambino, impressionato dalle prodezze di una famiglia di funamboli del circo, decide di imparare da solo a camminare sulla fune. Mentre Philippe si appassiona sempre più a quella che lui considera una vera e propria arte, il conflitto con il padre poliziotto, che lo vorrebbe impegnato in tutt’altro genere di studi, diventa sempre più forte, al punto che il giovane decide di lasciare la famiglia per cominciare ad esibirsi per le strade di Parigi. Qui Philippe inizia a concepire il suo ambizioso sogno di camminare su un filo sospeso tra i due grattacieli allora più alti al mondo ancora in fase di costruzione. Intanto conosce Annie, artista di strada come lui, con cui nasce un’intesa immediata e che sarà la sua compagna d’avventura. Un’avventura che fu possibile solo grazie all’aiuto di quelli che Petit chiama i suoi “complici”, un giovane fotografo francese e un giovane insegnante di matematica che soffre di vertigini. Il gruppo intraprende questo incredibile e folle progetto mosso dal carisma di Philippe e dal desiderio di realizzare un’impresa epocale utilizzando solo i propri mezzi, nel pieno disprezzo di ogni forma di autorità civile. Il legame di amicizia e solidarietà che si instaura tra loro è significativo e rappresenta bene la portata della forza degli ideali giovanili.

Tuttavia ci sono alcuni temi affrontati nel film che restano poco approfonditi e in definitiva non risolti. Primo fra tutti quello del conflitto padre-figlio. Dopo lo scontro con il padre, nella vita di Philippe la figura paterna continuerà ad essere sempre rappresentata dalle forze dell’ordine verso le quali, tanto nel film quanto nella vita reale, egli nutrirà sempre un certo disprezzo. L’altro tema che resta sospeso riguarda il rapporto con la fidanzata. Annie lo sostiene e lo aiuta nella realizzazione del suo sogno fino al suo compimento, eppure la partenza finale di lei giunge un po' inaspettata e resta tutto sommato poco significativa ai fini del racconto. Si intuisce che, una volta venuta meno la forte motivazione iniziale, anche il rapporto finisce ma il fatto non trova in realtà una chiara giustificazione.

La storia sembra più che altro il pretesto per riempire lo spazio di un lungometraggio, che di fatto si fonda tutto su un’eccezionale passeggiata nel vuoto, e serve a preparare lo spettatore, sia da un punto di vista narrativo che da quello visivo, al vero fulcro del film.

Più che di un film si tratta di un’esperienza emotiva che solo attraverso l’ausilio della tecnologia 3D e dello schermo IMAX poteva essere realizzata e può essere apprezzata; diversamente The Walk perderebbe molto del suo fascino. L’impianto drammaturgico esiste in funzione della più sconvolgente avventura che si possa permettere di vivere ad uno spettatore seduto nella poltrona di una sala cinematografica. La tecnologia del film ha permesso inoltre di poter ricordare e tornare ad apprezzare i due grattacieli del World Trade Centre.

La presenza delle Twin Towers nel film costituisce un argomento particolarmente rilevante. Esse sono inizialmente percepite  come un elemento di grande disturbo per il paesaggio della città, ma al termine dell’impresa di Petit diventano il vero e proprio simbolo di New York. Gli abitanti arrivano persino a ringraziare l’artista per aver donato un’anima alle imponenti costruzioni. Un’apologia ben costruita.

Più che di un film si potrebbe correttamente parlare di un vero e proprio spettacolo in cui, a forza di inquadrature sorprendenti e vertiginose, il pubblico può vivere davvero l’emozione di trovarsi sospeso per aria insieme al protagonista, o meglio come il protagonista, con tutta la sconvolgente trepidazione che la prova comporta. Un’ esperienza forte che può essere goduta solo a patto di non soffrire di vertigini.

Per il resto la storia in sé resta un pittoresco racconto fatto di graziose inquadrature che, soprattutto in apertura, sembrano voler di richiamare la poesia di certe immagini di Robert Dosnieau.

Autore: Vania Amitrano


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