WOMAN IN GOLD

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Titolo Originale: Woman in gold
Paese: USA, GRAN BRETAGNA
Anno: 2015
Regia: Simon Curtis
Sceneggiatura: Alexi Kaye Campbell
Produzione: ORIGIN PICTURES, BBC FILMS
Durata: 110
Interpreti: Helen Mirren. Ryan Reynolds, Katie Holmes

Los Angeles, fine anni ’90. Maria Altmann, un’anziana signora di origine austriaca, viene a sapere che il governo del suo paese ha deciso di avviare un piano di restituzione ai legittimi proprietari dei beni sottratti dai nazisti durante la guerra. Lei è nipote di Adele Bloch-Bauer, a cui Gustav Klimt fece un famoso ritratto (la donna in oro) esposta al museo Belvedere di Vienna. E’ proprio quel famoso ritratto, considerato la “Monna Lisa austriaca” che vuole recuperare. Per raggiungere l’obiettivo, decide di rivolgersi a Randy Schenberg, un giovane avvocato con poca esperienza ma che, ai suoi occhi, ha il merito di essere anche lui di origine austriaca, la cui famiglia trovò rifugio in America durante la guerra. L’impresa appare molto difficile e la signora Altman inizia a scoraggiarsi….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un avvocato decide di lasciare un impiego sicuro per affrontare una giusta ma difficile causa
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione durante il periodo nazista potrebbe impressionare i più piccoli, anche se non ci sono scene violente
Giudizio Artistico 
 
Una regia troppo tranquilla non riesce a entusiasmare lo spettatore ma il film viene interamente riscattato dalla superba interpretazione di Helen Mirren

Come fare a mettere in scena una storia potenzialmente molto interessante (la lotta di un singolo contro il potere dello stato per far valere i propri diritti) ma disseminata di dettagli e cavilli legali? Bisogna seguire alcune regole. Rendere molto umani i personaggi, mostrandoli nella loro realtà familiare e perfino, come nel caso del giovane avvocato, alle prese con problemi di bilancio familiare. Per la protagonista, ormai rimasta sola dopo la morte di sua sorella, anch’ella emigrata in America, non resta che ricorrere a continui flashback nella bella casa a Vienna della sua facoltosa famiglia, prima dell’inizio della guerra, quando l’Anschluss era ormai avvenuto Le sue giornate di bambina erano allietate dall’affetto dei suoi genitori e dall’ammirazione per la zia Adele, soggetto del famoso ritratto. Come si fa ad aggiungere  un po’ di ritmo al racconto, per non annoiare lo spettatore nei continui passaggi da un tribunale all’altro (prima in America, poi direttamente in Austria)? Conviene inserire, proprio a metà film, una concitata sequenza di fuga che ricostruisce il modo con cui Maria e suo marito, sposati da poco, riuscirono a lasciare l’Austria sfuggendo ai controlli nazisti. Tutto questo è molto giusto e corretto ma il problema di questo film sta proprio nel fatto che lascia trasparire la costruzione a tavolino di un diligente regista e ci priva delle emozioni che una storia di questo genere meriterebbe. Gli  sviluppi degli eventi, realmente accaduti, hanno tutti un risvolto positivo: a Maria Altman fu riconosciuto il diritto di rientrare in possesso del quadro. Anche la figura dell’avvocato è molto bella: di fronte a una causa giusta ma difficile (i rappresentanti del governo austriaco pensano solo a mantenere quel capolavoro in madrepatria e appaiono non esenti da residue forme di antisemitismo), decide di dedicarvisi interamente, rinunciando a un lavoro ben retribuito, anche se l’attore che lo interpreta  (Ryan Reynolds) appare monocorde.

Il merito del riscatto del film va interamente attribuito alla recitazione di Helen Mirren. Questa grande attrice inglese evita di scivolare nel patetismo che era in agguato fra le pagine della storia e costruisce una donna dal portamento dignitoso e a volte altero, dietro il quale cerca di celare una sensibilità ferita da un doloroso passato. Possiamo dire che la storia viene raccontata più dai suoi sguardi che dalle sequenze del film. Arrivata a Vienna, rivede la sua casa di un tempo e prova un’affettuosa nostalgia per i bei tempi passati. Di fronte all’indifferenza dei funzionari austriaci, la sua sofferenza si acuisce perché le sembra di rivivere la tracotanza nazista di un tempo; quando infine la vittoria è ormai conseguita, le sembra improvvisamente che tutto quello sforzo è stato vano, perché nulla e nessuno potrà riportare in vita i suoi cari.

Autore: Franco Olearo


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