THE MILLIONAIRE

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Titolo Originale: Slumdog Millionaire
Paese: Gran Bretagna/USA
Anno: 2008
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: Simon Beaufoy
Produzione: Celador Films/Film4
Durata: 120'
Interpreti: Dev Patel, Freida Pinto, Irfan Kahn

Jamal, umile “ragazzo del the” in un call center di Mumbai, si presenta come concorrente alla versione indiana di “Chi vuol esser milionario” con la segreta speranza di ritrovare Latika, la fanciulla che ama fin da bambino. Domanda dopo domanda, giunge a sorpresa a concorrere per il montepremi finale. Il conduttore, però, sospetta una frode e lo consegna alla polizia, ma la verità è un’altra: il segreto delle risposte fornite di Jamal è nascosto nelle mille dolorose esperienze del suo passato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia che mescola temi antichi (il destino, la lealtà fraterna, l’amore eterno) e uno sguardo in presa diretta sulla realtà indiana di oggi, ancora dominata dalla sperequazione sociale e dalle caste, ma ormai patria dei call center di tutto il mondo anglofono
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza e di tortura, sfruttamento minorile, allusioni alla pedofilia
Giudizio Artistico 
 
Il film di Danny Boyle mescola abilmente i meccanismi della favola, i luoghi tipici del romanzo ottocentesco alla Dickens -nella struttura narrativa- e un realismo senza sconti nella rappresentazione dell’India di oggi

Accolto con grandi entusiasmi negli Stati Uniti (ha vinto il premio del pubblico al Festival di Toronto e ora molti lo danno già in lizza per gli Oscar), il nuovo film di Danny Boyle mescola abilmente i meccanismi della favola, i luoghi tipici del romanzo ottocentesco alla Dickens -nella struttura narrativa- e un realismo senza sconti nella rappresentazione di un’India divisa tra miseria senza limiti e slancio verso la globalizzazione, tra religiosità antica e modernissimo culto dell’immaginario televisivo.

Nato in uno slum miserabile dei molti che circondano Mumbai (nuovo nome “induizzato” di Bombay, in omaggio ad un revival culturale che ha tra le sue espressioni più estremiste anche le recenti stragi di cristiani), reso orfano da uno dei molti raid di fondamentalisti (qui musulmani) che mietono vittime tra gli emarginati sotto gli occhi indifferenti delle autorità, Jamal incontra per caso (ma, come vedremo, in una storia come questa, il caso non esiste) la piccola Latika. Con lei e con il fratello maggiore Salim, finisce nelle grinfie di uno sfruttatore di bambini al cui confronto il Fagin di Oliver Twist (i contatti con questo romanzo, come con altri di Dickens, sono molteplici) era un’anima gentile. Persa nella fuga fortunosa l’amata, Jamal, insieme al fratello, conosce un’adolescenza di imbrogli, furti ed espedienti, ma non perde la speranza di ritrovarla e salvarla e trascina il meno generoso fratello nella ricerca. Quando proprio Salim, deciso a farsi strada nel mondo della criminalità, lo tradisce nel modo più crudele, Jamal si trova infine da solo. La partecipazione al quiz che tiene incollati davanti allo schermo, in nome di un’impossibile sogno di successo e di riscatto, milioni di suoi connazionali, tra cui anche Lakita, divenuta la donna di un potente boss, è l’ultimo mezzo a disposizione per coronare quel sogno d’amore che Jamal sente voluto dal destino.

E la parola destino, centrale nella cultura indiana (poco importa che il protagonista sia probabilmente musulmano), è la chiave per capire il senso di questa storia. Quello che né il cinico conduttore della trasmissione, né, per lo meno all’inizio, il durissimo poliziotto che, in una crudele parodia del quiz, lo interroga (ricorrendo senza troppo problemi alla tortura), possono immaginare (o forse solo accettare) è che quel momento epocale, quello che potrebbe fare di Jamal all’improvviso un uomo ricco, è voluto e costruito dal destino. In ciascuna delle esperienze dolorose del suo passato (come in certe favole, appunto), infatti, si cela la risposta ad una delle domande del quiz e la chiave che potrebbe riportare Jamal alla sua bella.

Danny Boyle (grazie anche al suo sceneggiatore, Simon Beaufoy, che è lo stesso di Full Monty) trova la giusta misura e il giusto ritmo (molti i flashback) per raccontare una storia che mescola temi antichi (il destino, la lealtà fraterna, l’amore eterno) e uno sguardo modernissimo e in presa diretta sulla realtà indiana di oggi, ancora dominata dalla sperequazione sociale e dalle caste, ma ormai patria dei call center di tutto il mondo anglofono, dove si intuiscono enormi possibilità (legali o meno) di ascesa sociale , ma sopravvive lo scandalo di bambini sfruttali e menomati per rifornire il lucrosissimo mercato dell’accattonaggio.

Boyle ritrova qui lo stesso sguardo diretto e intelligente verso l’infanzia (ma anche, forse, l’apertura ad una dimensione trascendente) che già gli avevamo ammirato in un’altra pellicola forse sottovalutata, Millions, un’altra storia di bambini e denaro.

Anche qui Jamal, da bambino e poi da giovane uomo, conserva, nonostante le brutture e i tradimenti cui va incontro, uno sguardo pure e aperto alla speranza, di chi riconosce che ogni esperienza giunge per qualcosa, di chi si aspetta nonostante tutto che dalla vita gli venga il bene, pure se ogni sguardo sembra dirgli il contrario.

Altro pregio da riconoscere alla pellicola, è l’aver saputo evitare la facile trappola della predica e del senso di colpa (che colpisce spesso l’occidentale esposto alle contraddizioni del terzo mondo, di qualunque continente), pur senza nascondere le contraddizioni in cui si muovono i suoi personaggi. E nel finale, non manca, in omaggio alla tradizione di Bollywood, un trascinante balletto per cui vale la pena godersi anche i titoli di coda.

Autore: Franco Olearo


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