PER AMOR VOSTRO

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Titolo Originale: Per amor vostro
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Giuseppe M. Gaudino
Sceneggiatura: Giuseppe M. Gaudino, Isabella Sandri, Lina Sarti
Produzione: ER FIGLI DEL BRONX PRODUZIONI, EA PRODUCTION COMPANY, MINERVA PICTURES GROUP, CON RAI CINEMA
Durata: 109
Interpreti: Valeria Golino, Massimiliano Gallo, Adriano Giannini, Salvatore Cantalupo

Anna vive a Napoli, ha tre figli adolescenti, di cui uno sordomuto, oggetto delle sue particolari cure e attenzioni ; il marito è un violento e i figli sono costretti a proteggere la madre dalle sue intemperanze. Ha trovato un lavoro che la soddisfa (la suggeritrice in uno studio televisivo) e con questo cerca di raggiungere la propria indipendenza dal marito. Nello studio conosce nuovi colleghi di lavoro e forse c’è chi è interessato a lei….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista Anna cerca inizialmente di aiutare tutti e conservare l’unità della famiglia ma poi finisce per cercare una felicità tutta personale
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene ad alta tensione di litigi familiari suggeriscono possono impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Film discontinuo, che eccelle nella recitazione della Valeria Golino e nelle immagini surreali e barocche di Napoli. Zoppicante la sceneggiatura.

Come tutti i personaggi molto vicini al reale, quella di Anna, portata sugli schermi da una superba Valeria Golino, è una figura complessa. Molti critici hanno sottolineato il suo sentirsi “una cosa da niente”, una donna rassegnata che preferisce non vedere quello che le succede intorno.  Io preferisco sottolineare la sua ricchezza, ma una ricchezza molto particolare.  Ricchezza come madre di tre figli, che quando si ritrovano tutti insieme sanno ridere e divertirsi. Alcune scene, nelle quali tutti e quattro fanno l’imitazione del quartetto Cetra o di altri personaggi della televisione, sono fra le più riuscite del film e sono anche quelle dove Anna mostra tutta la sua felicità. E’ ricca perché si preoccupa continuamente degli altri: dei suoi genitori, di suo fratello ma anche di suo marito, per il quale prende l’iniziativa di trovare un posto di lavoro onesto. Insultata da Ciro, che l’accusa di essersi presa quello che per molti anni è stato il suo lavoro di suggeritore nello studio televisivo, lei non  reagisce e cerca piuttosto di dargli una mano, nella sua condizione di disoccupato e indebitato con gli usurai.

Per questi motivi Anna viene giudicata dagli altri come troppo buona, una che non pretende niente per sé e quindi “non vale niente”. In realtà è proprio quella sua particolare ricchezza che le consente di guardare a testa alta sua marito nei momenti più tesi, per reclamare la pace e la sicurezza economica, non per sé, ma per la sua famiglia.

Un altro elemento che resta particolarmente impresso nella memoria dello spettatore è la Napoli di Giuseppe Gaudino. Una Napoli dei cantastorie, del mare azzurro che si può contemplare dal balcone, dei sotterranei carichi di superstizione e di confidenza con i morti. Ma anche la Napoli della malavita, degli sfrattati che non sanno dove passare la notte, delle vittime dell’usura a cui non resta che il suicidio.

Il tutto filtrato dallo stile personalissimo del regista, che gioca con il continuo passaggio dal bianco e nero (la grigia realtà di oggi) al colore (i ricordi di Anna da bambina), che popola i sogni di Anna di mostri e volti deformati (qualcosa di Fellini?) e gioca con la computer grafica per trasfigurare il volto della protagonista nell’icona di una santa martire, di quelle che si trovano ai quadrivi delle strade.

Il problemi di questo film si scoprono  quando si cerca di arrivare a una  sintesi degli  elementi di cui è composto.

Abbiamo già parlato della bravissima Valeria Golino, dello stile originale del regista, barocco, lussurreggiante, onirico, che non disturba affatto, anzi riesce a restituirci in modo visivo il cuore profondo di Napoli. Il punto debole del film sta tutto nella sceneggiatura: c’è qualcosa di artificiale e di troppo carico nella costruzione dei personaggi. Se Anna dove esser vista come una martire, ecco che le succede realmente di tutto: viene allontanata da piccola per quattro anni  dalla famiglia per esser custodita in un riformatorio, capro espiatorio innocente al posto del fratello. Si sposa ma il marito è uno spietato affiliato alla camorra che passa il tempo a maltrattarla e come se non bastasse, uno dei figli è sordomuto.Anche la figura del marito è tratteggiata come un cattivo senza appello, senza uno spiraglio di umanità.  Il racconto, lineare per buona parte del film, vira sul finale verso il thriller, con risvolti poco chiari. E’ come se il film avesse avuto a disposizione ottimi mezzi (la recitazione della Golino, la regia) ma non li avesse impegati per costruire una storia che non sa dove  dirigersi 

Autore: Franco Olearo


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