STELLA

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Titolo Originale: "STELLA"
Paese: Francia
Anno: 2008
Regia: Sylvie Verheyde
Sceneggiatura: Sylvie Verheyde
Produzione: Les Films du Veyrier/Arté France Cinéma/WDR Arte/Canal Plus/Cinecinema/CNC
Durata: 103'
Interpreti: Léora Barbara, Melissa Rodrigues, Karole Rocher, Benjamin Biolay, Guillaume Depardieu

Parigi, 1977. L’undicenne Stella, figlia dei proprietari di un bar di una zona operaia della capitale, inizia la prima media in una prestigiosa scuola del centro frequentata in prevalenza da rampolli della buona borghesia. Potrebbe essere l’occasione per una vita diversa, ma Stella fatica ad adattarsi al nuovo ambiente e a capire l’utilità di quel che deve studiare. Almeno finchè l’amicizia con la compagna di classe Gladys le fa scoprire un mondo nuovo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non sono certo gli insegnati, ma la fiducia e l'amicizia sincera di una sua compagna di classe che permettono a Stella di uscire dallo stretto ambito del bar di famiglia per aprirsi a un mondo nuovo, fatto di conversazioni, libri e storie, per esprimere se stessa e il suo mondo.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sensuali, una scena che allude alla pedofilia, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Stella, pur essendo un film sull’adolescenza ha lo sguardo di un adulto, che osserva con timore e stupore il delicato momento di passaggio verso un mondo più grande e ancora misterioso, fatto di sentimenti e desideri

Il film di Silvye Verheyde, in buona parte autobiografico (l’autrice stessa è figlia di proprietari di bar e il suo incontro con la cultura e la letteratura, destinato a cambiarle la vita, è quello stesso della sua protagonista), segue, senza fretta e prendendosi il tempo di qualche divagazione (la vacanza dalla nonna nel Nord Pas de Calais, qui descritto con meno affetto idealizzante che in Giù al Nord), un anno (scolastico) nella vita di una quasi adolescente francese sul finire degli anni Settanta. A raccontare la storia è la stessa protagonista che, catapultata in una scuola chic dalle buone (per quanto poco realistiche) intenzioni dei genitori, decisi a darle “un’occasione” con lo studio, comprende in fretta e dolorosamente il proprio status di svantaggiata ed emarginata.

Ha una conoscenza forse anche eccessiva della “vita”, almeno quella che anima il bar-pensione gestito tra alterne crisi dai suoi genitori, e popolato di alcolizzati e disadattati, ma non ha le conoscenze adatte al nuovo ambiente, dall’ortografia al modo di vestirsi e comportarsi (reagisce a pugni ad ogni provocazione).

I genitori, che pure le hanno offerto questa opportunità, sembrano incapaci di trattarla per la bambina che è (“me ne frego” è l’espressione più frequente, anche quando è evidente un affetto sincero per la ragazzina) e di darle le motivazioni per studiare, i personaggi ambigui che girano per il bar si rivelano ben più pericolosi del previsto (uno dei clienti tenta di metterle le mani addosso e la macchina da presa, pudicamente, si allontana nel momento in cui la bambina reagisce, lasciandoci il dubbio su quanto possa essere successo). A scuola, all’inizio, compagni e professori sono respinti da quella piccola aliena incapace di adattarsi. Almeno finché l’amicizia casuale con la prima della classe, la simpatica Gladys, figlia di ebrei esuli dell’Argentina, rappresentante quasi archetipica della buona borghesia intellettuale, apre a Stella un mondo nuovo, fatto di parole, conversazioni, libri e storie, che le danno finalmente e letteralmente, le parole che non aveva mai posseduto per esprimere se stessa e il suo mondo.

Da questo momento inizia la lenta (e non sempre facile) risalita di Stella, verso la promozione scolastica, ma soprattutto verso una comprensione del mondo che le permette di guardare ai suoi stessi genitori, così poco tali, così trascurati nel rapporto con se stessi e con lei, con distacco ma nello stesso con una nuova pietas.

Se gli adulti in generale non fanno certo una buona figura (non ci sono professori visionari e mentori geniali nella scuola di Stella, ma docenti normali, più o meno dotati e comprensivi, alcuni severi, altri addirittura problematici), rimane impressa la figura di Alain Bernard (Guillaume Depardieu, nel suo ultimo ruolo prima della morte precoce), piccolo delinquente semialcolizzato, cliente fisso del bar dei genitori di Stella, una specie di angelo custode sui generis, l’unico che sembra capace di vedere davvero Stella, nelle sue fragilità e nei suoi bisogni di bambina (tra cui sonno e regole), nei suoi desideri e nei primi palpiti di ragazzina, quelli che la porteranno lontano da lì.

Stella, pur essendo un film sull’adolescenza non si può considerare un film per adolescenti e tantomeno per bambini. Lo sguardo con cui viene pedinata la piccola protagonista, divisa tra atteggiamenti forzatamente precoci e ingenuità infantili (un contrasto evidente fin dalle prime inquadrature, che la vedono ballare in un abbigliamento e in un trucco decisamente eccessivi per la sua età), anche se commentato in prima persona dalla voce di Stella bambina, è certamente quello di un adulto, che osserva con timore e stupore il delicato momento di passaggio non tanto e non ancora verso l’età adulta, quanto verso un mondo più grande e ancora misterioso, fatto di sentimenti e desideri, che i libri che Stella ha iniziato a leggere le fanno solo intuire.

Ed è commovente che il momento finale di questo passaggi sia quello in cui Stella rivela finalmente all’amica la sua paura del buio, una paura “da bambini”, ma che ci vuole tutta la sua nuova maturità appena acquisita per confessare.

 

Elementi problematici per la visione:alcune scene sensuali, una scena che allude alla pedofilia, turpiloquio.

Autore: Franco Olearo


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