QUALCOSA DI BUONO (Franco Olearo)

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Titolo Originale: You're Not You
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: George C. Wolfe
Sceneggiatura: Jordan Roberts, Shana Feste
Produzione: DARYL PRINCE PRODUCTIONS (DPP), IN ASSOCIAZIONE CON DINOVI PICTURES, 2S FILMS
Durata: 93
Interpreti: Hilary Swank, Emmy Rossum, Josh Duhamel

Kate è una pianista di musica classica di successo che può permettersi una vita agiata assieme a suo marito. La sua vita cambia quando si accorge di avere la SLA. Decide di accogliere in casa una ragazza che si possa dedicare a lei a temo pieno e la scelta cade su Bec, una studentessa di college che ha condotto fino a quel momento una vita disordinata e inconcludente. L’incontro fra le due donne porterà beneficio a entrambe…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ragazza che conduce una vita disordinata scopre il valore trasformante del prendersi cura di chi è malato
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di incontri sessuali, uso di droghe, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Due brave attrici caratterizzano i loro personaggi in una storia particolarmente intensa ma che tende a scivolare nel patetico

Questo film è la storia dell’incontro di due donne e di una trasformazione. Una è Kate, a cui non manca nulla: un marito con cui ha una grande intesa, una bella casa e la passione per il pianoforte.  Ha 35 anni e il suo prossimo progetto è quello di avere un figlio.  L’altra è Bec, più giovane, la cui vita è alquanto incasinata: è studentessa universitaria ma tutto quello che è riuscita a combinare è diventare l’amante di un professore; aspira a farsi conoscere come cantautrice ma non ha mai il coraggio di esibirsi; consuma sesso in modo compulsivo (ogni sera cambia partner) perché per lei è un modo di stordirsi e trovare così il coraggio di iniziare una nuova giornata. “Io non sono il tipo della fidanzata” afferma decisa, appena si accorge che un ragazzo sta per innamorarsi di lei. L’elemento che determina l’incontro fra le due donne è la scoperta che Kate è affetta da SLA e che ha bisogno di una ragazza che si prenda cura di lei. Il film sembra riprendere a questo punto (ma solo a questo punto) la falsariga del successo francese Quasi amici: dopo questi due film resta assodato che per curare dei malati non premia la competenza infermieristica ma proprio il non considerare il malato un malato ma un amico con cui farsi insieme due risate.

Se questo è lo spunto iniziale, il film diverge dal capolavoro francese perché non è l’assistente che reca sollievo al malato ma è la giovane Bec che subisce una profonda trasformazione. Quando la madre le dice che sta perdendo il suo tempo stando accanto a Kate e quest’ultima la vuole licenziare in modo che possa ritornare ai suoi studi, Bec le risponde semplicemente:” sto facendo qualcosa di positivo”. Più cercano di allontanarla, più lei decide di restare. Comprende che è qualcosa che non fa fare carriera, né avere soldi ma che la sta trasformando dal di dentro. Diverso è l’atteggiamento di Kate.  Non c’è la ricerca di una facile scorciatoia tramite l’eutanasia ma quella di una morte dignitosa, senza l’ausilio del respiratore o altri mezzi di sostegno.  Il suo è un atteggiamento stoico, quasi crudele: allontana il marito perché non vuole che si sacrifichi per lei e altrettanto cerca di fare con Bec. Quello che appare essere un tentativo di ritrovare la propria dignità è in realtà una forma di egocentrismo: Kate non vuole accettare di essere oggetto passivo di amore, non vuole accettare di essere l’altro, il ferito, nella parabola del samaritano. Kate non comprende che anche la malattia è una ricchezza,  non ha capito che si possono aiutare gli altri anche in questo modo insolito, diventando bisognosi della loro attenzioni.

Il film è assolutamente laico, senza riferimenti religiosi; in effetti, quando Kate e Bec cercano di esprimere la voglia di vivere non trovano meglio altro da fare che ubriacarsi  e fumare erba.

Il film beneficia di una buona chimica fra le due attrici ma a volte certi passaggi del racconto scivolano nel patetismo.

Il film racconta in parallelo la storia di un’altra coppia di anziani dove lei è affetta da SLA. Quando lei muore, durante la cerimonia funebre, il marito dichiara: “non siamo stai mai uniti come in questi ultimi quattro anni”

Sono le più belle parole del film.

Autore: Franco Olearo


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