CALVARIO

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Titolo Originale: Calvary
Paese: GRAN BRETAGNA, IRLANDA
Anno: 2014
Regia: John Michael McDonagh
Sceneggiatura: John Michael McDonagh
Produzione: REPRISAL FILMS, OCTAGON FILMS, IRISH FILM BOARD, BFI
Durata: 104
Interpreti: Brendan Gleeson, Chris O'Dowd, Kelly Reilly, Aidan Gillen

Padre James Lavelle è parroco di una piccola comunità irlandese, apprezzato e stimato da tutti. Un giorno, in confessionale, un uomo sconosciuto gli rivela che, da bambino, è stato violentato per anni da un sacerdote. Ha deciso quindi di uccidere proprio lui, come rappresentante di tutta la Chiesa. Gli concede solo una settimana di vita. Padre James, nei sette giorni che seguono, incontra tutte le persone del villaggio che conosce per scoprire chi sia l’uomo misterioso e al contempo si interroga su quale deve essere il giusto comportamento da assumere di fronte a questa morte preannunciata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Padre James cerca di prendersi cura delle pecore del suo gregge ma queste appaiono abbarbicate ai loro vizi. Una figura positiva di sacerdote che si sente sconfitto dalla preponderanza del male. Una probabile analogia con la visione del regista di una Chiesa Cattolica impotente.
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio molto esplicito su tematiche sessuali, un’uccisione splatter, un cane morto con la gola tagliata, la violazione del segreto confessionale
Giudizio Artistico 
 
Il regista John Michael McDonagh è molto bravo a sviluppare una storia carica di tensione, che si regge tutta sulla straordinaria interpretazione di Brendan Gleeson. Lo sviluppo appare eccessivamente violento e sovraccarico di simboli

Nell’indimenticabile “Io confesso” del 1953 di Alfred Hitchcock, Montgomery Clift, nei panni di un sacerdote, riceve la confessione di un uomo che dichiara di aver commesso un omicidio. L’incipit di Calvary è molto simile ma aggiornato ai “mali moderni” della Chiesa: padre James Lavelle riceve in confessionale la confidenza di un uomo che dichiara di esser stato violato per anni, quand’era ragazzo da un sacerdote. Non può vendicarsi perché quel sacerdote è morto; ha quindi deciso di uccidere lui, padre James, proprio perché è innocente e onesto, in modo che ci sia più clamore. Gli concede una sola settimana per chiudere le sue pendenze e poi lo ucciderà.

Con questo incipit all’adrenalina, il film guadagna subito l’attenzione dello spettatore, lo predispone a seguire lo sviluppo di una specie di thriller (chi è il potenziale omicida?) ma la tassa da pagare è la perdita di credibilità. Il film non riesce a guadagnarsi lo status di studio sociologico sullo stato della fede cattolica in Irlanda, né un ritratto, sia pur simbolico, della condizione sacerdotale ai nostri giorni. Il regista manda avanti la storia continuando a caricarla di tinte forti, fino a costruire un contesto quasi surreale, secondo il suo stile proprio.

La vicenda si svolge in un piccolo centro dell’Irlanda nord-occidentale, sull’Atlantico, ma i suoi pochi abitanti sembrano accumulare i vizi di un’intera metropoli. La signora Milo Herlihy tradisce il marito e ama farsi picchiare dall’amante oltre che praticare un innominabile sesso estremo. Il poliziotto del paese è omosessuale e il giovane che è con lui soddisfa i desideri di tutti quelli che nel paese lo desiderano. Padre James si reca in carcere a trovare un suo parrocchiano accusato di omicidio ma questo giovane non è un "semplice" assassino: è addirittura un cannibale. Michael, il ricco business man del paese, è implicato in affari loschi e si diverte a orinare sui quadri di valore che ha in casa, in spregio al valore del denaro, che lui ha in abbondanza. Gerard, uno scrittore anziano, spera solo di trovare il modo giusto per suicidarsi e chiede a padre James una pistola.

James ha preso i voti dopo la morte della moglie e la sua unica figlia Fiona va a trovarlo per cercare conforto. Si sente depressa perché la sua ultima relazione è finita malamente. Anche inquesto caso non si tratta di "semplice" depressione:  ha tentato di suicidarsi  tagliandosi i polsi.

Tutto queste “brave persone” non perdono occasione di vomitare sul bonario padre James il loro odio per la Chiesa. Di fronte a tanti  simpatici parrocchiani, ci si può domandare cosa faccia padre James. Il bravissimo Brendan  Gleeson presta la sua struttura possente per costruire un sacerdote semplice, bonario e attento all’ascolto di tutti. Il suo valore di sacerdote non sta tanto nella sua capacità di trasmettere la parola di Dio (non a caso non lo si vede mai predicare) quanto nel mostrarsi disponibile per tutti, nella speranza di un pentimento e di una confessione. Peccato che questo non accade. Anche padre James ha un punto debole: ha indossato l’abito talare quando è morta sua moglie, ma ha lasciato da sola una figlia che ha particolarmente bisogno del suo sostegno.

Come può essere facilmente intuito, il finale è a tinte fosche, la tonalità dominante di tutto il film.

I riferimenti biblici più prossimi alla figura di padre James possono essere ritrovati in Giobbe e nell’ agnello sacrificale di Isaia (il film ha vinto, al Festival di Berlino 2014,  il premio ecumenico).

Possiamo avvallare questo accostamento? Un sacrificio, per quanto cruento, non ha valore in sé, ma solo se è fecondo.   Qual è il significato del sacrificio di padre James?  In realtà il regista ha voluto vederlo come agnello immolato per espiare il peccato di pedofilia di tutti i sacerdoti che hanno commesso questo crimine (più volte viene detto a padre James che si deve considerare un rappresentante di tutta la Chiesa). Alla fine del film è solo la Chiesa ad essere condannata, mentre i parrocchiani di padre James restano con i loro peccati. 

Temo che anche il finale, come il resto del film, sia ispirato più a esigenze  teatrali  che essere portatore di messaggi.

“Si parla sempre troppo di vizi e troppo poco di virtù”: commenta padre James. Giustissimo. Una massima che dovrebbe applicare prima di tutto il regista-sceneggiatore di questo film.

 

Autore: Franco Olearo


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