BOYHOOD

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Titolo Originale: Boyhood
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Richard Linklater
Sceneggiatura: Richard Linklater
Produzione: RICHARD LINKLATER, CATHLEEN SUTHERLAND PER BOYHOOD INC., DETOUR FILMPRODUCTION
Durata: 165
Interpreti: Ellar Coltrane, Patricia Arquette, Ethan Hawke, Lorelei Linklater

Mason ha sei anni, sua sorella Samantha qualcuno in più. I suoi genitori, Olivia e Mason senior. stanno per divorziare. I bambini non sono affatto contenti perché il papà è simpatico e inoltre sono costretti a trasferirsi in un’altra città. La mamma si sposa nuovamente ma il nuovo marito si rivela essere un violento dedito all’alcool. Olivia si separa, trasferisce di nuovo la famiglia ma questa volta riesce a trovare un lavoro stabile come insegnante. Il padre non ha mai smesso di incontrare periodicamente i suoi due figli, soprattutto in occasione dei loro compleanni. Mason è ormai un adolescente e sta per partire per il college. Ha una passione fissa: la fotografia. E’ un ragazzo introverso che si trova bene soprattutto con una ragazza che conosce da tempo. E’ una relazione che durerà a lungo: appena entrata nel college, lei avrà modo di conoscere ragazzi più simpatici e meno depressi

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il regista e sceneggiatore Richard Linklater continua, come nei suoi precedenti film, a promuovere la sua visione nichilista del mondo ma almeno ha l’onestà di mostraci tutti gli effetti deleteri che questa visione della vita comporta.
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio e dialoghi espliciti. Un incontro amoroso fra adolescenti
Giudizio Artistico 
 
L’autore mostra un notevole controllo del materiale narrativo che ci appare omogeneo nonostante sia stato raccolto nell’arco di più di dieci anni. I personaggi sono tratteggiati con un taglio molto umano e realistico

Il regista e sceneggiatore Richard  Linklater è sicuramente originale; nei suoi film cerca sempre di dare rappresentazione artistica a qualcosa che è sfuggente per definizione: il tempo.

Nella trilogia Prima dell’alba -1995, Prima del tramonto-2004,  Before Midnight-2013, aveva esplorato i rapporti di una coppia (interpretata sempre dagli stessi attori Ethan Hawke e Julie Delpy) nell’arco di trent’anni.

Con Boyhood l’esplorazione si è fatta più audace: il film è la collezione di più riprese, una all’anno, intorno a un ragazzo e alla sua famiglia che vediamo crescere dall’età di sei anni fino a quando entra nel college. Certamente non è una novità in sé seguire una persona per dieci anni o più; basterebbe pensare ai tanti serial TV di successo. Per restare in Italia, Un posto al sole ha raggiunto il suo diciottesimo anno di vita e i protagonisti sono ancora in gran parte gli stessi. Ciò che è originale in Boyhood è il compattamento dei tempi, che permette di rilevare le mutazioni lente delle personalità dei protagonisti, un po’ come riprendere lo sbocciare di un fiore in time-lapse e ciò che è notevole nel film è la sceneggiatura, che conserva una sostanziale unità di racconto in un arco di tempo così ampio.
Il tempo che passa è anche l’unico vero protagonista della storia. Sarebbe vano cercare in questo racconto eventi clamorosi che segnano lo sviluppo di Mason: al contrario, anno dopo anno sembra di assistere alle esperienze formative di un qualsiasi adolescente americano.

All’asilo, mano sul cuore, deve declamare il giuramento di fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti  ad ogni inizio giornata; a quattordici anni riceve in regalo dal nonno il suo primo fucile; ai tempi dell’ high school, le feste con i propri compagni sono l’occasione per bere e fumare le prime canne. I tanti insegnanti che conosce sono tutte brave persone che gli ripetono slogan preconfezionati, invitandolo ad aver fiducia in se stesso, sicuri che da grande farà grandi cose. Iscrittosi all’università, ormai  lontano da casa, la promiscuità del college è l’occasione per  completare il suo tirocinio sessuale. Mason è di poche parole ma quando riesce ad aprirsi alla sua ragazza, denuncia tutto il suo disagio di vivere: si sente un robot condizionato, una vita che sta percorrendo lungo binari già tracciati mentre lui vorrebbe essere libero di essere solo se stesso e avere con gli altri rapporti veri. E’ come se si accoresse di stare vivendo una vita arida e preconfezionata ma al contempo non trovasse in sé le forze per ribellarsi.

Che cosa vogliono raccontarci quindi queste due ore e mezza di film? Le tecniche narrative di Linklater sono certo innovative ma il messaggio che vuole trasmetterci è sempre lo stesso degli altri suoi lavori.“Qual è il punto? Qual è il senso di tutto?” chiede Mason al padre in uno dei loro incontri. “Non lo sa nessuno: stiamo tutti improvvisando.- risponde il padre – E’ bene che tu riesca a provare qualcosa e che ti aggrappi ad essa”. Il protagonista di Before Midnight , lo stesso che interpreta il padre di Boyhood, Ethan Hawke) si era espresso meglio: “Noi non siamo altro che la somma di tutti i momenti della nostra vita”.

Se Woody Allen , film dopo film, ripete sempre che siamo vittime di un fato indifferente ai nostri destini e che l’unico modo per portare avanti l’ esistenza è quello di cogliere i momenti piacevoli che  si presentano , Linklater ha una visione più dolente e umanamente sofferta. La fede religiosa, come era già apparso nei precedenti lavori, non costituisce una soluzione per lui, anzi viene derisa anche in quest’ultimo film. Il momento dove più chiaramente si palesa l’animo dell’autore è quando Olivia  saluta il figlio che sta partendo per l’università. La madre, nel vedere il figlio solo interessato a partire al più presto,  scoppia a piangere.  Ha ripercorso in un attimo tutte le tappe della sua vita: il matrimonio, la nascita dei due figli, il divorzio, la conquista di un lavoro, la partenza per il college di Samantha e ora anche di Mason. Il prossimo evento importante che può ancora aspettarsi è solo uno: quello dei suoi funerali.

Linklater ha realizzato con questo film un manifesto compiuto del nichilismo, reso più evidente dal confronto con il tempo che passa senza che nessun protagonista riesca ad accedere a una felicità stabile . Ma almeno ha raccontato tutti gli effetti deleteri che questa visione della vita si porta con sé. 

Autore: Franco Olearo


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