UNBROKEN

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Titolo Originale: Unbroken
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Angelina Jolie
Sceneggiatura: LaGravenese. William Nicholson, Joel Coen, Ethan Coen
Produzione: MATTHEW BAER, ANGELINA JOLIE, ERWIN STOFF, CLAYTON TOWNSEND PER UNIVERSAL PICTURES
Durata: 137
Interpreti: Jack O'Connell (III), Domhnall Gleeson, Garrett Hedlund, Miyavi

Louis Zamperini, figlio di immigrati italiani è preso continuamente in giro dai compagni di scuola e ha difficoltà a integrarsi nella realtà californiana dove si sono trasferiti i genitori. Decide di prendere la strada del bullismo ribelle ma è suo fratello che lo aiuta  togliersi dalla strada e a valorizzare le sue doti atletiche non comuni che lo portano a gareggiare con onore alle Olimpiadi di Berlino del ’36. Allo scoppio della guerra vola sui B39 nell’area del Pacifico ma per un guasto meccanico il suo aereo precipita e riesce a sopravvivere per 47 giorni su di un gommone  con altri due superstiti.  Scoperti da una nave giapponese passeranno due anni da un campo di prigionia all'altro, fino alla fine del conflitto. Conclusa la guerra, dopo un periodo di sbandamento riuscirà a sposarsi e a riscoprire la fede, valorizzando nelle sue numerose conferenze il valore del perdono, che renderà palese recandosi in Giappone per incontrare i suoi aguzzini di un tempo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un prigioniero di guerra, con coraggio e con il sostegno della fede, riesce a superare un lungo periodo di sofferenze e soprusi
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di alcune scene violente anche se la regista ha sempre evitato dettagli raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Bella fotografia, buona la recitazione ma la sceneggiatura non offre alcuno spunto utile a farci conoscere l’animo dei protagonisti e la regista si limita a farci la cronaca di ciò che accade, con molte situazioni ripetute

Le sequenze più scenografiche ed emozionanti sono quelle iniziali: una fortezza volante sorvola un’isola giapponese per bombardarla ma i caccia zero gli sono a ridosso e lo colpiscono ripetutamente. La ricostruzione, molto accurata, della vita all’interno di un bombardiere nel pieno di un duello aereo fa prospettare un film carico di emozioni e di colpi di scena ma non sarà così. Angelina Jolie, alla sua seconda prova come regista, ha avuto fra le mani un soggetto formidabilmente ricco, forse troppo e lo sviluppa con una formula sincopata, allungando fino alla noia alcune parti (la prigionia), accelerando su altre (la turbolenta giovinezza) e saltando completamente altre ancora (il suo percorso verso la fede e il perdono).   E’ la storia dell’italo-americano Louis Zamperini, icona del patriottismo americano,ben noto al pubblico statunitense attraverso varie biografie, documentari e alcune  apparizioni in TV.

Figlio di immigrati veronesi, oggetto di scherno da parte dei suoi compagni di scuola quando non sapeva ancor parlare inglese, campione di corsa veloce alle Olimpiadi di Berlino, arruolato nell’aviazione allo scoppio della guerra,  ammarrò nel Pacifico e sopravvisse con un suo compagno su un canotto per 47 giorni per poi venir internato in un campo di prigionia giapponese fino alla fine del conflitto. Tornato in patria e sposatosi, diventò un predicatore cristiano e tornò in Giappone per incontrare i suoi vecchi aguzzini in segno di riconciliazione.

Una storia molto bella quindi, dove i tanti accenti patriottici, si fondono con una storia molto umana di resistenza e di fede.

Il film mostra tutta la volontà dei produttori di realizzare un’epopea senza badare a spese: la vicenda si sposta continuamente dalla California a Berlino, dalle isole del Pacifico al Giappone nell’arco di due ore e 17 minuti. Ciò che però mina l’interesse potenziale dello spettatore è l’atteggiamento assunto dalla regista e dai tanti (troppi sceneggiatori) nei confronti della storia Si tratta di un approccio interamente fattuale: ci viene raccontato con dovizia di dettagli ciò che accade al giovane Zamperini ma dietro i fatti non scorgiamo le persone, né Louis ne tantomeno i suoi compagni. Per mezz’ora lo vediamo alla deriva su di un gommone e  veniamo a conoscenza di tutti gli espedienti adottati per sopravvivere; per metà del film resta internato in diversi campi di concentramento giapponesi, vittima preferita di un  sadico  sottufficiale. Lo vediamo sopportare con costruita calma le numerose angherie a cui viene sottoposto ma non sappiamo veramente cosa prova in quei momenti, che cosa riesca a tenerlo in vita così a lungo (sembra avere sette vite come i gatti, una sera lo vediamo ridotto all’estremo per i colpi subiti, il giorno dopo lo troviamo di nuovo in piedi, con qualche simbolico graffio sul volto). Non, due , ma sei, otto volte vediamo il sergente Watanabe inventarsi sul suo corpo una nuova provocazione: noi vediamo in Zamperini un campione di resistenza e in Watanabe un sadico persecutore ma non ci sono spiegazioni né per l’uno né per l’altro comportamento. Siamo molto lontani dai complessi rapporti di odio ma di stima reciproca che si sviluppavano nel classico per eccellenza della prigionia sotto i giapponesi: Il ponte sul fiume Kwai.  

La sceneggiatura è scarna, le parole sono poche e si può dire che il film avanzi ideologicamente intorno ad un unico aforisma: “se ci credi puoi farcela”, ripetuto più volte da Zamperini.

Riceviamo qualche informazione in più intorno al tema della fede: di famiglia cattolica, Louis non perde la speranza durante i 47 giorni passati su un gommone e durante una tempesta promette a Dio che se uscirà vivo, dedicherà a Lui tutto il resto della vita. Uno spunto potenzialmente interessante che viene bruscamente troncato: sappiamo da poche righe che appaiono sullo schermo prima dei titoli di testa che al ritorno in patria viene trasformato dalla fede tanto da tornare in Giappone per perdonare i suoi aguzzini di un tempo. Ancora una volta, diventa impietoso fare confronti con altri film, in particolare con il recente Le due vie del destino ,tutto incentrato sulla progressiva presa di coscienza del valore del perdono da parte dell'inglese prigioniero e del pentimento da parte del giapponese torturatore.

Per un film così patriottico non potevano mancare alcune candidature all’Oscar ma saggiamente, solo negli aspetti tecnici (fotografia, sonoro, montaggio sonoro).

Autore: Franco Olearo


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