GEMMA BOVERY

Titolo Originale: Gemma Bovery
Paese: Francia
Anno: 2014
Regia: Anne Fontaine
Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Anne Fontaine
Produzione: CINÉ@, ALBERTINE PRODUCTIONS, GAUMONT, CINÉFRANCE 1888, FRANCE 2 CINÉMA
Durata: 99
Interpreti: Fabrice Luchini, Gemma Arterton, Jason Flemyng, Niels Schneider

Equilibrio e tranquillità sta cercando Martin nella natia Normandia dopo aver lasciato Parigi. Ha abbandonato il mestiere di editore di dispense universitarie ed è tornato a fare quello di suo padre: il panettiere. Non ha rinunciato però alla sua passione per la letteratura romantica ottocentesca e grande è stata la sua sorpresa quando ha scoperto che due coniugi, i suoi nuovi vicini di casa inglesi, si chiamano Bovery e lei, una giovane donna, si chiama Gemma. Martin inizia a osservarla con attenzione e ritiene di aver visto in lei un atteggiamento insoddisfatto; quando si accorge che Gemma ha conosciuto un giovane studente che vive nel castello del paese, Martin si convince che i due sono diventati amanti, come era accaduto nel romanzo fra Emma e lo studente Léon. Il panettiere del villaggio inizia a preoccuparsi per la vita di Gemma…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si concentra sull’istinto del desiderio e lo contempla come valore in sé da perseguire
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di incontro sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film è esteticamente valido ma prevale il gusto intellettuale di ripercorrere le vicende dell’eroina del romanzo di Flaubert, senza approfondire i personaggi

Moliére in bicicletta è stato un film gradevole: due attori, Serge, già in pensione, borioso e misantropo e Gauthier, in cerca di una nuova immagine di sé dopo troppi anni passati a fare il protagonista di un insulso serial televisivo, fanno a gara a mettere in scena il Misantropo di Molière. Il film percorre le pagine più belle della commedia mentre Serge, brillantemente interpretato da Fabrice Lucchini, finisce per somigliare sempre di più ad protagonista Alceste, in un continuo mescolamento fra realtà e finzione nel tranquillo scenario delle coste sabbiose della Francia occidentale.

Qualcosa di molto simile accade ora in questo Gemma Bovery dove l’ambientazione bucolica è garantita dalla campagna della Normandia e Fabrice Lucchini è di nuovo protagonista, impegnato a riproporre, a dire il vero senza molte novità, il suo umorismo sarcastico. Questa volta l’aggancio letterario non è più  Molière ma Flaubert e il tema che dalle pagine dell’opera si riflette su uomini e donne d’oggi non è più la misantropia ma il desiderio. Il desiderio di Martin i cui sensi, ormai da tempo assopiti, sono stati risvegliati dalla candida sensualità della giovane donna e il desiderio di Gemma stessa, in cerca di nuove sensazioni che cerca, come accadeva alla protagonista del romanzo, prima in un  giovane studente e poi in un precedente spasimante inglese senza che possa sentirsi mai appagata.

Se Gemma ci tiene a dire che "io non sono Emma Bovery, io sono io" (in un certo senso è vero: il suo personaggio non si rifà al romanzo ma alla omonima graphic novel di Posy Simmonds), è Martin che può dire di essere lui Emma Bovary: vissuto per troppi anni al riparo in una  vita senza scossoni, ora si trova totalmente coinvolto, per interposta persona, in una storia che non è la sua ma che continua a seguire con curiosità morbosa. Mentre il racconto avanza negli stessi luoghi su cui passò l’eroina del romanzo (e Martin crede a volte di vedere Gemma in abiti ottocentisti, come  Woody Allen sognava di parlare con il fantasma di Bogard in Provaci ancora Sam) accresce in lui l’ansia per dover assistere alla stessa dolorosa fine.

La regista Anne  Fontaine, già esperta di storie di desideri proibiti con il film Two Mothers, è brava nel trasformare  Gemma Artenton in un campione di sensualità ingenua, una sorta di novella Brigitte Bardot.  Commette però lo stesso errore del film precedente: è più interessata a costruire un meccanismo intrigante ma un po’ intellettuale (in quel caso due madri che si innamorano in modo incrociato dei loro figli, in questo il destino parallelo fra Emma e Gemma) che a cercar di scavare nell’animo dei protagonisti. . Fabrice Lucchini è sempre simpatico ma questa volta resta imprigionato nella ripetizione della caratterizzazione che lui stesso si era costruito in Moliére in bicicletta.

Grazie a un’ottima fotografia resta ben valorizzata la campagna della Normandia e  non mancano riferimenti al gusto francese per la buona tavola e l’amore per l’arte. 

Autore: Franco Olearo


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