MAR NERO

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Titolo Originale: MAR NERO
Paese: ITALIA/Francia/Romania
Anno: 2009
Regia: Federico Bondi
Sceneggiatura: Federico Bondi e Ugo Chiti Federico Bondi e Ugo Chiti
Produzione: Francesco Pamphili per Film Kairòs/Raicinema/Hi Film/Manigolda Film
Durata: 95'
Interpreti: Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Corso Salani

Gemma (Ilaria Occhini) è un’anziana fiorentina a cui è appena morto il marito. Il figlio che vive a Trieste (Corso Salani) le procura una nuova badante, Angela (Dorotheea Petre). L’anziana inizialmente è acida e amareggiata. Ma la dolcezza di Angela e  la sua pazienza faranno evolvere il loro rapporto in una tenera amicizia –o forse meglio in un rapporto materno filiale-, fatta di silenzi e di parole appena accennate. Proprio quando sembra che tutto si sia aggiustato, Angela non riesce più a parlare per telefono con il marito rimasto in Romania: nessuno sa più dov’è.  Decide così di andare a cercarlo… Sullo sfondo di questa vicenda minima, la svolta epocale dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film inneggia alla comprensione reciproca, e anche – in un modo sommesso ma non meno reale - all’unità della famiglia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Bondi e il cosceneggiatore Ugo Chiti sono riusciti molto bene ad alternare durezza e tenerezza, sfoghi di amarezza e momenti volontariamente o involontariamente comici e teneri

Esordio davvero interessante del giovane fiorentino Federico Bondi, che in questa vicenda ha trasfigurato il rapporto di grande affetto che sua nonna aveva stabilito con la propria badante negli anni che precedettero la sua morte. Ovviamente c’è una rielaborazione drammaturgica e un giusto crescendo emotivo in un film in gran parte affidato alla bravura di due notevoli attrici, pur molto diverse non solo fisicamente e anagraficamente, ma anche nello stile di recitazione: Ilaria Occhini, che ha vinto meritatamente il Premio come miglior attrice al Festival di Locarno del 2008, e Dorotheea Petre, già segnalatasi con un importante premio al Festival di Cannes del 2006, in un film del connazionale Catalin Mitulescu.

Bondi e il cosceneggiatore Ugo Chiti sono riusciti molto bene ad alternare durezza e tenerezza, sfoghi di amarezza e momenti volontariamente o involontariamente comici e teneri, in un film che inneggia alla comprensione reciproca, e anche – in un modo sommesso ma non meno reale - all’unità della famiglia, mostrandoci la vita dal punto di vista di quei molti lavoratori che nelle nostre società opulente si adattano ai compiti più umili pur di poter avere qualcosa con cui sbarcare il lunario. 

Il film ha potuto contare su un budget molto ridotto (intorno ai 700.000 euro) ma il lavoro di produzione è stato eccellente e questa scarsità di mezzi non si nota, anche per il merito di scelte poetiche e di montaggio molto efficaci (per es. l’idea di punteggiare la storia con le immagini di una barca che scorre lenta verso la sua destinazione). Il finale – così come qualche passaggio intermedio della storia - è molto trattenuto, delicato, ma forse anche troppo essenziale. Ma sono piccoli limiti in una storia lieve e coraggiosa, che rivela un autore sensibile e non attraversato dal nichilismo e dall’amarezza (o viceversa dalla volgarità gaudente) di tanti altri nostri cineasti.

Autore: Armando Fumagalli


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