EAGLE EYE

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Titolo Originale: Eagle Eye
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: D.J. Caruso
Sceneggiatura: Dan McDermott, Eli Attie, Trevis Wright, Hillary Seitz, John Glenn
Produzione: Dreamworks SKG/Kurtzman/Orci
Durata: 118'
Interpreti: Shia LaBeouf, Michelle Monaghan, Rosario Dawson, Billy Bob Thorton, Michael Chiklis

In Afghanistan il comando americano decide, nonostante gli alti rischi evidenziati dal suo sofisticato sistema di rilevazione, di bombardare un villaggio credendo di eliminare un terrorista e causando invece una strage che scatena immediate rappresaglie nel mondo musulmano. Tre giorni dopo in America, Jerry Shaw, un giovane senza prospettive vissuto sempre all’ombra del fratello gemello di successo, e Rachel, mamma single che ha appena imbarcato il figlioletto su un treno in partenza per Washington, vengono catapultati da un misteriosa voce femminile in un intrigo molto più grande di loro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In una società come la nostra, in cui il singolo si arroga il massimo dell’arbitrio nelle proprie scelte personali, declinando nello stesso tempo qualunque tipo di responsabilità collettiva, pare che solo in casi di emergenza possa riemergere il libero e responsabile arbitrio dell’essere umano (e del cittadino).
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
La pellicola riserva più efficaci scene d’azione che svolte sorprendenti e protagonisti piuttosto bidimensionali e non sempre coerenti

Un giovanotto che si è fatto sbattere fuori da un’università prestigiosa e tira a campare con lavoretti saltuari, non vota e non è patriottico; una madre single che si sbronza al bar con le amiche in stile Sex and the city ma adora il suo pargolo; un immigrato iraniano terrorizzato dalle politiche antiterrorismo. Tutti rappresentanti di  “minoranze” culturalmente e iconograficamente lontane dalla cultura tradizionale americana ufficiale: Dio, patria e famiglia attorno al tacchino del Thanksgiving. Sono questi gli improbabili agenti “attivati” per un misterioso piano terroristico destinato a colpire il cuore degli Stati Uniti.

Basterebbe la scelta dei protagonisti ad identificare lo spirito che pervade questa pellicola action che ha per protagonista il giovane Shia LaBeuf (diretto dallo stesso regista del suo precedente successo, Disturbia). Il film frulla suggestioni da 2001 Odissea nello spazio, Terminator e pellicole appartenenti al fecondo filone della “teoria del complotto” con annesso innocente contro il sistema. Un genere che negli ultimi anni ha avuto un discreto revival sulla scia delle polemiche suscitate in America dal Patriot Act, che permette al governo di “spiare” senza permesso gli affari dei suoi cittadini in nome della Sicurezza Nazionale.

Sotto accusa, qui come in altri film recenti (vedi Nessuna verità di Ridley Scott), c’è anche un sistema di difesa che si affida, colpevolmente, alla tecnologia superraffinata di cui dispone (e che gli  dà l’illusione del controllo totale) più che al buon senso e all’integrità dei suoi membri e che per questo commette errori madornali e si lascia sfuggire sotto il naso verità fin troppo ovvie. Come in ogni buon film d’azione, sarà il “fattore umano” a fare la differenza.

Qui, per altro, le cose vanno un po’ oltre, quando il grande occhio si trasforma in un grande cervello, in grado di decidere autonomamente quando è giunto il momento di punire in modo draconiano un’amministrazione guerrafondaia e irresponsabile che mette in pericolo il suo stesso paese. Per farlo arruola più o meno a forza i diseredati di cui sopra. 

La pellicola, per il resto, riserva più efficaci scene d’azione che svolte sorprendenti e protagonisti piuttosto bidimensionali e non sempre coerenti (il giovanotto conquista all’improvviso invidiabile senso di responsabilità e spirito di sacrificio), per non parlare dei comprimari (Billy Bob Thorton in un ruolo di agente FBI che è quasi la replica di quello di Tommy Lee Jones ne Il fuggitivo, e Rosario Dawson ufficiale dell’aeronautica, poco incisiva per copione).

Più interessanti, forse, da analizzare, le implicazioni sociologiche di questo genere di pellicole: in una società come la nostra, in cui mai come prima il singolo si arroga il massimo dell’arbitrio nelle proprie scelte personali, si tratti di vita affettiva, carriera lavorativa o simpatie politiche, declinando nello stesso tempo qualunque tipo di responsabilità per le suddette, riemerge potente l’ossessione di essere eterodiretti da un “grande fratello” (in questo caso una grande sorella) capace di prevedere le infinite variabili del nostro comportamento e direzionarlo a piacimento, di acquisire potere di vita o di morte su di noi e di rendere ininfluenti le nostre decisioni, in una parola, annullare il senso e il peso della parola chiave della nostra cultura, libertà.

Il rimedio, sembrerebbe, è una situazione di massima emergenza dove, contro ogni speranza, sembra poter riemergere e fare la differenza il libero e responsabile arbitrio dell’essere umano (e del cittadino).

Autore: Laura Cotta Ramosino


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