ANDIAMO A QUEL PAESE

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Titolo Originale: Andiamo a quel paese
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Salvo Picarra, Valentino Picone
Sceneggiatura: Salvo Picarra, Valentino Picone, Fabrizio Testini, Edoardo De Angelis, Devor De Pascalis
Produzione: TRAMP LIMITED, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, MEDIASET PREMIUM
Durata: 90
Interpreti: Salvo Picarra, Valentino Picone, Tiziana Lodato, Lily Tirrinnanzi,Fatima Trotta

Salvo, accompagnato da sua moglie e dalla figlia, assieme al suo amico Valentino hanno dovuto lasciare Palermo perché entrambi hanno perso il lavoro e hanno deciso di tornare a Monforte, il loro paese natale, dove verranno accolti nella casa dei rispettivi genitori. Monforte è un piccolo paese dove i giovani se ne sono andati e sono rimasti tanti anziani che si godono in tranquillità la loro pensione. Salvo ha un’idea che gli sembra irresistibile: ospitare in casa i tanti parenti che vivono nel paese per avere in cambio accesso alle loro pensioni….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il rapporto con i genitori e gli zii è utile per i due comici solo per impossessarsi delle loro pensioni. Il tema del matrimonio dei sacerdoti è trattato con superficialità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sempre simpatici i due comprimari ma nel film risultano carenti sia la regia che la sceneggiatura

Dopo Il 7 e l’8-FilmVerde, La matassa-FilmOro,  Anche se è amore non si vede-FilmVerde,  eccoci al quarto film della coppia Ficarra e Picone e spiace constatare che i due comici siciliani non siano più riusciti a replicare il  successo delle loro prime prove. Si ride delle battute di Ficarra e dei continui battibecchi fra i due protagonisti (con una formula fin troppo replicata) e lo spunto sociologico è interessante: il contrasto fra giovani disoccupati e i tanti anziani che vivono delle loro solide pensioni. In questa storia tutta siciliana è cambiato anche il tipo di comicità: un umorismo che vira al nero, irriverente nei confronti di simpatici vecchietti che hanno la sola colpa di andare troppo facilmente sottoterra, portandosi nella tomba i loro redditi . Ficarra e Picone sono sempre bravi come comici ma la mancanza sia di una valida regia che di una sceneggiatura adeguata finisce per diventare troppo per uno stesso film.

A parte una certa originalità nelle riprese aeree del paesino realizzate probabilmente con un drone, non ci sono altri guizzi di  cinematografia nel film  ma solo una diligente registrazione delle battute di Ficarra. La sceneggiatura procede per quadri tematici  semplicemente giustapposti che rompono l’organicità del racconto. Nella prima parte, la meglio costruita, si assiste alla satira sociale di giovani che si appoggiano ai familiari dotati di pensione; successivamente, quando si inizia a parlare di un matrimonio fra Valentino (Picone) e la settantenne zia, ci si sposta sulla commedia surreale. Sul finale, quasi un capitolo di coda, non manca una sferzata al malcostume italiano della raccomandazione che sfocia nel macabro. Come se non bastasse, questa volta i nostri hanno deciso di mandare anche loro un proprio messaggio alla Chiesa, quasi un capitolo aggiunto alla narrazione in modo forzato. Si tratta di un invito palese a consentire il matrimonio anche ai sacerdoti. Le parole che vengono usate per giustificarlo puntano tutto sulla priorità assoluta dei sentimenti, atteggiamento oggi molto in voga.

La presenza di una voice-over con accento del profondo Nord e alcune rapide comparsate di Nino Frassica per farci conoscere quali sono i pettegolezzi del paese finiscono solo per disorientare lo spettatore. Per chi ha apprezzato i primi lavori dei nostri due comici, dispiace osservare come questo quarto lavoro abbia finito per rompere l’equilibrio artistico del loro sodalizio.  Qui Ficarra è tanto iperattivo e innestatore di comicità quanto Picone è pusillanime e stupido. Il racconto del suo riavvicinamento a una sua fiamma di gioventù non ha alcuna credibilità.

Nei racconti precedenti potevamo segnalare alcuni buoni sentimenti espressi come sottotraccia del racconto ma questa volta c’è ben poco da segnalare; negativi invece sono un malinteso rapporto fra generazioni (i nonni e gli zii sono ricercati soprattutto per la loro pensione), un’amicizia fra i due che è solo complicità per iniziative truffaldine. Il tema del matrimonio per i sacerdoti è stato inserito solo per sottolineare le esigenze molto umane di chi ha indossato l’abito talare, trascurando la sua vocazione soprannaturale. A questa fa da contraltare una religiosità espressa come pura superstizione. 

Autore: Franco Olearo


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