THE THIRD WAY

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Titolo Originale: The Third Way
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: John-Andrew O' Rouke
Produzione: Blackstone Films
Durata: 38

Cinque uomini e due donne con inclinazioni omosessuali raccontano davanti alla telecamera la loro vita. Dalla scoperta, molto precoce, della loro inclinazione alle numerose incomprensioni anche in ambiente familiare. Dopo un periodo di frequentazione degli ambienti gay decidono di aderire alla fede Cattolica e trovano nella Chiesa il sostegno necessario per vivere una vita casta

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sette persone con inclinazioni omosessuali trovano nella Chiesa Cattolica, la verità, l’amore e il rispetto che stavano cercando
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film vive soprattutto della bellezza della spontaneità delle confessioni dei sette protagonisti. Gli interventi di sacerdoti e teologi aggiungono poco all’efficacia del film

Melinda: “per persone che hanno scelto di vivere in castità, uno degli ostacoli maggiori è l’isolamento e la solitudine. La Chiesa deve svolgere la funzione di una famiglia accogliente e deve fare questo in modo tale che sia più potente e più vera delle famiglie che le persone trovano nei gay team”.

David:” la mia identità è quella di essere una persona cattolica. Io, David, sono una persona e sono cattolico. Non mi identifico con il mio essere gay”.

Richard: “Dio è venuto sulla terra a mostrarci tutto il suo amore incondizionato, anche se eravamo peccatori”.

Sono queste alcune delle frasi di Julie, David, Richard, Melinda, Joseph, Charles e Christopher che hanno accettato di raccontare, davanti alla cinepresa di questo documentario di 38 minuti, la loro conversione al cristianesimo e la scelta di vivere in castità. 

Il reverendo  John Hollowell, produttore esecutivo, ha deciso con questo film: The third Way – Homosexuality and the Catholic Church,  di uscire dalle proposizioni teoriche oppure dalle forme di  avvicinamento discreto alle persone con inclinazione omosessuale (SSA), per uscire allo scoperto presentando nient’altro che la testimonianza di uomini e donne che ha hanno scelto per la loro vita “la terza via”. La posizione cattolica è stata indicata nel film come terza via perché come racconta David: “da una parte c’è chi ritiene che Dio odi gli omosessuali, dall’altra c’è chi ritiene che Dio accetti anche una vita gay attiva”. Nella terza via, come sottolinea il reverendo Michael Schmitz, si distingue la persona dal suo comportamento. E la persona  va trattata sempre con il rispetto e l’amore.

I sette protagonisti iniziano con il raccontare la loro giovinezza: tutti hanno manifestato precocemente la loro  omosessualità né questa inclinazione è mutata con il tempo. Hanno passato lunghi periodi di isolamento, sofferenza e discriminazione.  Alcuni di loro hanno tristi storie da raccontare: David ha subito da ragazzo violenze da parte del padre alcolizzato, Julie ha avuto un rapporto gelido con sua madre mentre  la madre di Charles non ha mai nascosto il suo disappunto per la nascita del figlio. Joseph, che aveva già manifestato da ragazzo le sue inclinazioni, fu costretto dai genitori ad andare da uno psicanalista e ciò fu per lui un’ esperienza terribile perché costretto a pensare che c’era qualcosa di sbagliato in lui. Tutti i protagonisti finirono per frequentare bar e ambienti gay, nella speranza di venir compresi e rispettati. Alcuni iniziarono a vivere stabilmente con un partner. Ma per tutti c’era qualcosa che non andava.

Articolata è stata l’esperienza di Julie. Iniziò a frequentare una chiesa pentacostale: gli dissero che essere omosessuali era sbagliato e che doveva diventare eterosessuale per essere a posto.  Ciò era impossibile per lei e iniziò a frequentare le Gay Church che ritenevano lecito un comportamento omosessuale. Furono esperienze che finirono solo per accrescere in lei disorientamento e sconforto. “Io sentivo di aver bisogno di Dio - confessa Julie - sapevo che la Chiesa Cattolica era la chiesa giusta: era lei la detentrice della verità: divenni cattolica e trovai goia e felicità”.

Joseph, che da ragazzo aveva avuto un’educazione cattolica, da giovane frequentò i bar gay non per cercare sesso ma per sentirsi accettato. Un giorno andò a confessarsi,:espresse tutto il suo disorientamento e quel sacerdote che lo confessava  divenne da quel momento  come un  padre per lui.

Per tutti l’esigenza di vivere una vita casta  è chiara. Un obiettivo che però va affrontato in condizioni di parità con gli altri cristiani. David:  “ognuno di noi, eterosessuale o omosessuale  è chiamato alla castità”. Joseph: “allo stesso modo con cui la Chiesa condanna il sesso omosessuale, condanna il sesso con i contraccettivi“ e poi: ” tutti stiamo sullo stesso battello, tutti abbiamo bisogno di salvezza”.

E’ indubbio che una vita casta, per non scivolare nella solitudine e nell’isolamento, come abbiamo già visto all’inizio nella dichiarazione di Melinda, va riempita umanamente e spiritualmente e in questo la responsabilità della Chiesa è grande. David conferma di ricevere molto conforto dalla parrocchia dove aiuta altre persone nella sua stessa condizione e cerca di riempire la sua vita casta con l’amore verso Dio e gli altri.

Il documentario è stato prodotto dalla Blackstone Film. Dal suo sito può essere acquistato come DVD o è visibile in rete anche con sottotitoli in italiano).  Motore dell’iniziativa è stato il reverendo  John Hollowell, che in pochi mesi è riuscìto a raccogliere la somma necessaria  al progetto da 879 donatori. Il film vive soprattutto dell’emozione delle confessioni sincere dei protagonisti; sono stati aggiunti verso la fine altri interventi di sacerdoti, teologi, suore per meglio spiegare i principi della dottrina cattolica ma aggiungono poco rispetto  a quanto detto, anzi rischiano di attutire il forte impatto delle sette confessioni.   

Intorno al film, oltre a commenti positivi, si sono scatenati sui blog molti oppositori, com’era prevedibile, soprattutto sull’idea  che una persona con SSA possa vivere in castità. In effetti sarebbe stato auspicabile inserire nel film anche uno spaccato di questi uomini e donne nel contesto della vita parrocchiale; resta comunque il fatto che iniziative  di questo genere sono molto utili perché parlandone e riparlandone, con aiuto di testimonianze reali, finirà per trasparire la bellezza della proposizione cattolica e la Chiesa potrà sempre meglio realizzare quello che queste persone si aspettano da lei: una famiglia accogliente.

Autore: Franco Olearo


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