TUTTA COLPA DI GIUDA

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Titolo Originale: TUTTA COLPA DI GIUDA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Davide Ferrario
Sceneggiatura: Davide Ferrario
Produzione: Davide Ferrario per Rossofuoco, Film Commission Torino Piemonte
Durata: 102'
Interpreti: Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca gobbi, Luciana Litizzetto, Cristiano Godano

Irena, giovane regista di teatro sperimentale, accoglie il suggerimento di don Iridio, cappellano del carcere Le Vallette di Torino, di preparare uno spettacolo incentrato sulla Passione di Gesù. Al momento di assegnare i ruoli, nessun detenuto però vuole impersonare Giuda e così la regista, per superare la difficoltà, ha l'idea di cambiare il corso della vicenda, eliminando il processo, la passione, la crocifissione, la resurrezione di Gesù. Questa soluzione però trova pochi consensi, non solo da parte di don Iridio ma anche da parte dei detenuti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Onore al regista che lascia trasparire in questo film tutta la sua esperienza accumulata nel volontariato delle carceri. Non fanno onore invece alla sua preparazione le accuse troppo superficiali ed approssimative che rivolge verso la religione cristiana
Pubblico 
Adolescenti
Occorre una certa maturità per analizzare criticamente le tesi del regista
Giudizio Artistico 
 
Grande prova di abilità del regista che riesce a mescolare attori professionisti e non, l'ambientazione carceraria con la leggerezza di un musical. Molto fresca e spontanea l'interpretazione di Kasia Smutniak

La Sezione VI, Blocco A, della Casa Circondariale "Lorusso e Cotugno" di Torino è un carcere sperimentale dove si provano nuove forme di coinvolgimento dei carcerati.  Anche Davide Ferrario è un regista inguaribilmente sperimentale e in questo caso i due elementi si fondono benissimo. Dopo un primo momento di panico (il regista non evita fin dall'inizio lo squallore di certi muri sberciati, delle porte di ferro che si aprono e subito si chiudono) nel timore di trovarsi di fronte a un pesante documentario-denuncia , il film prende un tocco leggero grazie a una sceneggiatura frizzante e al sorriso disarmante della molto brava Kasia Smutniak.

Anche per i veri detenuti, che interpretano se stessi, il regista ha saputo trovare la chiave giusta (mettendo a frutto l'esperienza accumulata nell'arco di un decennio nel mettere in piedi opere teatrali prima a San Vittore e poi alle Vallette) senza strafare ma dotandoli di quell'allegra autoironia che caratterizza tutto il film. Non da ultimo il film è scandito da canzoni e musiche dal ritmo semplice ma accattivante.

Il direttore del carcere interpreta la disillusione per l'indifferenza di tutti quelli che stanno fuori ( "le carceri servono per buttare la monnezza sotto il tappeto e nessuno si preoccupa del vero problema:  il tappeto") e lo scetticismo verso iniziative come quella di organizzare una rappresentazione teatrale ("se si fa il morto, si può ancora restare a galla: se ci si agita, si affonda" ). Alla fine si lascia convincere dalla dolcezza seducente della giovane regista e dal decisionismo del cappellano dl carcere, che ha intenzione di rappresentare la Passione di Cristo.

A questo punto Ferrario introduce una sua polemica anti cristiana, perfettamente coerente con la sua posizione di ateo convinto ma così grossolana e superficiale (alla "Codice da Vinci") da  fare ben poco onore alla professionalità che il regista era riuscito a esprimere fino a quel momento. La regista Irena, poco convinta dell'incarico affidatole dal cappellano, si mette a leggere i Vangeli  per la prima volta. Forse avrebbe dovuto leggerli con più calma a giudicare dalle conclusioni a cui perviene: "Gesù è ossessionato dalla missione di salvare il mondo,  tratta male tutti, compresi gli apostoli. Non c'è un passo dove Gesù sorrida. Fa i miracoli di malavoglia."
Visto che nessun detenuto vuole interpretare Giuda, ecco le conclusioni sorprendenti a cui il regista-sceneggiatore reale fa pervenire la regista della finzione: "mettere in scena una Passione senza la croce. Dio si è fatto uomo. E cosa vuole l'uomo: vuole soffrire? vuole morire? no. Vuole essere felice. Vuole un mondo senza dolore qui e adesso. Una Passione senza tradimento, senza processo, senza condanna. senza cemento". In questo modo, secondo le intenzioni di Ferrario, le istanze di libertà dei carcerati si armonizzerebbero con  questa visione di un Gesù  Cristo rivisitato che come un mago Merlino per uomini-bambini che prepara loro un limbo di dolcezze con tanta felicità senza responsabilità.

Quello che forse Ferrario non ha voluto cogliere, è il gesto di Chi soffre e da' la propria vita per nostro amore: nel suo schema sarebbe stato troppo imbarazzante avere un simile debito  verso qualcun'altro, avrebbe scardinato la sua visione semplicistica dove non sono previste le profondità a cui può arrivare l'animo umano.

Anche le frasi che Ferrario mette in bocca al cappellano sono sorprendenti, sembra quasi che abbia saltato qualche anno di seminario:   "Gesù è cambiato rispetto a quello che era in origine. Il popolo lo ha costruito nei secoli secondo i suoi desideri i suoi bisogni. Non è meravigliosamente umano tutto questo?" La teoria della fede religiosa come semplice proiezione delle aspirazioni umane non è male se poste in bocca a un sacerdote.

Per fortuna il film mantiene una certa ironia e un detenuto, di fronte alle insolite teorie di Irena esclama: " Non ci ho capito un "accidente" ma se è contro la galera per me va bene".

Autore: Franco Olearo


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