UNA NOTTE IN GIALLO

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Titolo Originale: Walk of Shame
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Steven Brill
Sceneggiatura: Steven Brill
Produzione: SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT, FILMDISTRICT, LAKESHORE ENTERTAINMENT
Durata: 95
Interpreti: Elizabeth Banks, James Marsden, Gillian Jacobs, Sarah Wright

Meghan lavora come reporter in una rete televisiva di Los Angeles. Nello stesso giorno tutto il suo mondo crolla: il fidanzato decide di lasciarla e la sua candidatura a giornalista del telegiornale viene scartata. Per consolarla due amiche la portano in un locale notturno facendole indossare un seducente tubino giallo. La mattina dopo una telefonata sveglia Meghan: il posto da giornalista può essere ancora suo se si presenterà negli studi per le 17. La ragazza si accorge subito che la cosa non sarà facile: ha passato la notte, dopo una solenne ubriacatura, con il barista del locale e si accorge di trovarsi senza la macchina (è stata portata via dal carro attrezzi) senza un soldo e senza un documento di identità. Non le resta che avviarsi a piedi in cerca della sua auto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tre ragazze disinvolte vanno in un locale per cercare degli uomini con cui trascorrere la notte
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio con continui riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
Una regia senza fascino e una sceneggiatura incapace di spunti originali. Una occasione persa per Elizabeth Banks che qui è solo bella

Non occorre spendere molte parole su questo film, veramente indigesto.

Un provinciale a New York (1970) con Jack Lemmon affrontava una situazione molto simile: una serie incredibile di sfortunate circostanze rendevano la vita difficile a un provinciale che era arrivato a New York per un importante appuntamento. Ora è Meghan (Elizabeth  Banks) che si ritrova senza un soldo e una carta di identità a girare per i sobborghi di Los Angeles con indosso nient’altro che un miniabito color canarino che la fanno scambiare per una prostituta fuori orario. Spiace per Elisabeth Banks che ha avuto finalmente l’opportunità di recitare in un film come protagonista assoluta (dopo aver recitato, con molta ironia, la parte di Effie Trinket nella serie Hungher Games) ma in realtà viene soprattutto impiegata per la sua bellezza (per tutta la durata del film indossa il famoso abitino giallo) e non riesce a esprimere nessun’altro talento, a causa di una regia senza fascino  e una sceneggiatura senza originalità.

Si dovrebbe ridere per questa bionda che si aggira per i quartieri più malfamati di L.A. mentre dei poliziotti la scambiano per prostituta, una guidatrice di autobus per una spacciatrice di droga e di fatto nessuna la aiuta per eccesso di stupidità o per ottusità burocratica. 

Ciò che stride nel racconto è proprio quell’eccesso di sfortuna in cui Meghan incorre e che recide inesorabilmente il patto di credibilità con lo spettatore. La sceneggiatura tradisce inoltre non poco provincialismo nel collezionare tanti luoghi comuni sui pericoli delle grandi metropoli e sull’indifferenza della gente che le abita. 

Non poche incongruenze accrescono la sensazione di sgradevolezza: come mai a Meghan che all’inizio vediamo molto seria e dedita al lavoro, è sufficiente una serata un po’ triste per ubriacarsi e andare a letto con il primo (bel) ragazzo che ha incontrato (a dire il vero anche le sue amiche fanno lo stesso)? Come mai la sua concorrente per il posto di giornalista viene scartata per esser stata fotografata in intimità assieme a un’altra donna? Si tratta di un’insolita visione retrò rispetto ai tempi attuali dove una simile situazione sarebbe stato un motivo di interesse in più per la candidatura.

Un turpiloquio continuo e battute con riferimenti sessuali espliciti completano l’opera.

Autore: Franco Olearo


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