LA SICILIANA RIBELLE

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Titolo Originale: LA SICILIANA RIBELLE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Marco Amenta
Sceneggiatura: Sergio Donati e Marco Amenta
Produzione: Tilde Corsi, Gianni Romoli, Simonetta Amenta, Marco Amenta e Raphael Berdugo per R&C Produzioni, Eurofilm, Roissy Film in collaborazione con Rai Cinema
Durata: 110'
Interpreti: Veronica D'Agostino, Gérard Jugnot, Marcello Mazzarella, Lucia Sardo, Paolo Briguglia

Rita, di 12 anni, ha un bellissimo rapporto con il padre, uomo rispettato nel paese siciliano dove vivono: quando vengono commesse ingiustizie, è a lui che si rivolgono. Non va d'accordo con la madre, per il suo carattere così ribelle e poco incline alla sottomissione. Un giorno, il padre viene ucciso: lei e il fratello decidono di aspettare il momento opportuno per vendicarsi. Quando anche il fratello viene accoltellato Rita, ormai diciassettenne, decide di recarsi a Palermo per diventare collaboratrice di giustizia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ragazza adolescente ha la forza di rinnegare l'ambiente mafioso in cui è vissuta ma resta troppo fragile per sostenerne tutte le conseguenze
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
Rappresentazione efficace dell'ambiente e dei volti della Sicilia; troppo scoperta l'impostazione didascalica

"A mio padre lo rispettano tutti; anche i Carmelo, a poco a poco  impararono a portargli rispetto; insomma,  assieme ai Salvo la nostra era la famiglia più importante del paese" racconta con orgoglio la dodicenne Rita mentre passeggia a fianco del padre per la strada principale del paese.
Il film è sopratutto a storia di una conversione: quella di Rita che è nata e crescita in ambiente mafioso e dal quale ha assorbito  l'orgoglio dell'appartenenza alla famiglia,  un malinteso senso dell'onore e l'intolleranza verso gli sbirri e i giudici.  Poi, la morte del padre e del fratello, la ostinata adesione della madre alla logica della guerra fra i clan  spingono Rita, ormai diciassettenne, a denunziare ciò che sa alla polizia per puro spirito di vendetta. Solo alla fine, grazie all'incontro di un giudice che per lei è diventato come un padre (nella realtà si trattò di Borsellino) compie dolorosamente ma coraggiosamente, attraverso il riconoscimento della logica criminale che aveva guidato il suo stesso padre,  il passaggio dal desiderio di vendetta a quello di giustizia.


Grazie  all'ottima interpretazione di Veronica D'Agostino, Rita appare in tutta l'irrequietezza della sua adolescenza, pronta ad accusare senza paura chi è colpevole ma anche desiderosa di innamorarsi e di sperare ancora di avere una vita serena e felice.
Persino il suo tragico gesto finale (spegnere la propria vita senza aver compiuto 18 anni come fece la vera Rita Atria, una settimana esatta dopo l'uccisione di Borsellino)  mostra come per lei non possiamo parlare di maturazione del suo pensiero, di convinta adesione ideologica come potrebbe accadere a un adulto, ma di un ancora fragile  bisogno  di qualcuno in cui credere, in cui riporre la sua incondizionata fiducia.

Il regista, Marco Amenta (autore de l'Ultimo padrino e del Fantasma di Corleone) , conosce bene la Sicilia e sa renderla bene, fra le viuzze del vecchio paese, i volti corrugati dei contadini  e il respiro del mare che spesso Rita si incanta a guardare. La storia si muove su  un binario scopertamente didascalico e il riferimento alla vera Rita Atria è solo una fonte di ispirazione per una storia che anche se in gran parte di fantasia, mantiene  alto il suo impegno di riscatto civile. 

L'associazione antimafia "Rita Atria" ha preso le distanze da questo film, ritenendolo addirittura oltraggioso. Penso siano mancati al film la presenza importante di Vita Maria Atria, la moglie del fratello di Rita che per prima decise di diventare collaboratrice di giustizia, ispirando con questo gesto la decisione di Rita né possono venir trascurati i rapporti difficili fra Rita e l'Alto Commissario per l'antimafia, se non ci fosse stato il giudice Borsellino a fungere da mediatore.

Purtroppo la scena finale del film corrisponde alla realtà: la madre di Rita si recò sulla tomba della figlia per distruggerla a martellate. Ultimo gesto di ribellione impotente verso  chi aveva osato ribellarsi.

Autore: Franco Olearo


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