QUEL CHE SAPEVA MAISIE

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Titolo Originale: What Maisie Knew
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Scott McGehee, David Siegel
Sceneggiatura: Nancy Doyne, Carroll Cartwright
Produzione: RED CROWN PRODUCTION, WEINSTOCK PRODUCTIONS, WILLIAM TEITLER PRODUCTION, IN ASSOCIAZIONE CON 120DB FILMS, KODA ENTERTAINMENT, DREAMBRIDGE FILMS
Durata: 95
Interpreti: Julianne Moore, Alexander Skarsgård, Onata Aprile, Joanna Vanderham, Steve Coogan

Maisie, una bambina di sei anni, vive a New York. I suoi genitori (Beale, un mercante d’arte e Susanna una rockstar) stanno divorziando e litigano fra loro sul tema dell’affido. Maisie viene presa in custodia ora dall’uno ora dall’altro genitore ma questi hanno sempre qualche altra priorità per potersi occupare di lei. La bambina viene quindi affidata a Margo, sua ex-tata ed ora nuova moglie di Beale, oppure a Lincoln, un barista semplice e senza ambizioni che Susanna ha sposato con il solo scopo di risultare più affidabile davanti al giudice. Maisie si trova così in migrazione continua da un componente all’altro di questa strana famiglia allargata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film può essere visto come un atto di accusa, senza sconti, dell’egoismo di tanti genitori che per soddisfare le loro ambizioni, si separano e trascurano i loro doveri nei confronti dei figli
Pubblico 
Adolescenti
Tematiche familiari complesse
Giudizio Artistico 
 
Il film riesce a porci all’altezza di Maisie per vedere il mondo con i suoi occhi. Qualche ripetitività nel racconto rende meno interessante la parte centrale della storia

Una bimba di sei anni sta pranzando con suo padre Beale, divorziato. Beale le comunica che per motivi di lavoro deve trasferirsi in Inghilterra. Maisie gli chiede con semplicità se può venire con lui. “Perché no?” inizia a riflettere il padre; gli  inevitabili problemi con la ex moglie e con il tribunale potrebbero venir risolti. Ma Maisie pone una condizione: vuole essere di ritorno prima che  la mamma abbia terminato il suo tour musicale. A questo punto Beale comprende che non sarà facile trovare una soluzione e inizia a spiegare a Maisie  che il tempo in Inghilterra è particolarmente brutto…

“Quel che sapeva Maisie” è la fotografia di un divorzio visto con gli occhi di una bambina di sei anni, contesa solo nella forma ma trascurata nella sostanza, eterna priorità numero due per dei genitori che pensano unicamente a se stessi e alla propria carriera.

Difficile immaginare una bimba più sensata (sicuramente più dei suoi genitori) di Maisie: attende con pazienza di venir prelevata dal genitore di turno; gli corre incontro sempre pronta ad allargare le braccia in un lungo abbraccio perché incapace di sospettare o provare rancore per alcuno. Ascolta con pazienza le loro dichiarazioni di affetto di circostanza, accetta tutti i regali ipocriti che riceve, salvo poi vedere che la mamma o il papà vanno via poco dopo, scusandosi perché c’è sempre qualche impegno inprorogabile da soddisfare. Maisie risponde con il suo sguardo profondo senza parlare perché non c’è niente da dire: i genitori già da soli si vergognano delle stesse loro stesse parole, dell’incredibile fragilità dei loro pretesti che significano una sola cosa: tu non sei la mia priorità.

Per tutta la durata del film Maisie si annoia in sala registrazioni con la mamma, pranza frettolosamente con il padre, va a passeggio con la sua ex- tata Margo (che nel frattempo ha sposato suo padre) oppure deve stare in un angolo del bar equivoco dove lavora Lincoln, il giovane ragazzo che la mamma ha sposato per il solo scopo di migliorare la sua credibilità di fronte al giudice per la causa di affido.

Il film sottolinea l’estrema gentilezza con cui tutti a turno dedicano un frammento del loro tempo a Maisie e nei rapporti fra di loro: è proprio la gestione così politically correct che a rendere più agghiacciante “la banalità” di questa crudeltà quotidiana.

Alla fine, saranno proprio Margo e Lincoln a prendersi meglio cura di Maisie: i loro lavori, più modesti rispetto quelli dei genitori della ragazza, li pongono in condizione di avere più tempo per lei.

Su quest’ultimo aspetto il film risulta più ambiguo:quale messaggio vuole trasmetterci?  I veri genitori non sono quelli biologici ma quelli che mostrano più affetto? E’ opportuno che solo chi non ha lavori impegnativi metta al mondo dei figli? Al giorno d’oggi, dove il tempo è sempre prezioso, è opportuno allevare i figli con il sostegno di una famiglia allargata?

A voi la risposta.

Autore: Franco Olearo


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