JERSEY BOYS

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Titolo Originale: Jersey Boys
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: James J. Murakami
Produzione: MALPASO, GK FILMS, WARNER BROS., RATPAC ENTERTAINMENT
Durata: 134
Interpreti: John Lloyd Young, Erich Bergen, Vincent Piazza, Michael Lomenda

Frankie Valli, Bob Gaudio, Tommy DeVito e Nick Massi sono 4 ragazzi italo-americani di modeste origini che vivono nelle cittadina di Belleville, nel New Jersey. Se Frankie si prepara a diventare parrucchiere, gli altri arrotondano con qualche furtarello che li fa entrare e uscire di prigione. Ormai cresciuti, decidono di metter su una band: The Four Seasons. Il loro successo appare presto inarrestabile..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista Frankie, se si dimostra generoso nell’ aiutare i suoi compagni di band nei momenti di difficoltà, non riesce né ad essere fedele a sua moglie né a curare l’educazione delle sue tre figlie
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio crudo ed esplicito. In USA il film è stato classificato Restricted
Giudizio Artistico 
 
Accurata ricostruzione dell’ avventura musicale e umana dei Four Seasons negli anni ’60 ma questa volta Clint Eastwood si dimostra debole nei suoi punti di forza: nel raccontare avvincenti storie umane

Marina (2013) di Stijn Coninx  (prodotto dai fratelli Dardenne), ha portato di recente sugli schermi  la storia di Rocco Granata:  il successo internazionale della sua canzone  costitui  una forma di riscatto dall’emarginazione per tutti  minatori italiani che lavoravano in Belgio.  Ora Clint Eastwood ci presenta un'altra storia di  immigrati italiani: quattro ragazzi  del New Jersey che  con il loro successo riuscirono a diventare una delle band americane con più vendite della storia, prima che i Beatles arrivassero a rivoluzionare la musica pop.

Una storia interessante (nel 2004 era già uscito il musical omonimo) perché con  l’accompagnamento delle più belle canzoni del gruppo ( 'Sherry', 'Big Girls Don't Cry', 'Bye Bye Baby') racconta il percorso professionale e umano di quattro ragazzi di periferia che, destinati a vivere di furtarelli sotto la protezione della mafia locale, riescono ad ottenere successo e fama fino all’inevitabile scioglimento della banda. In loro restò sempre, nonostante  litigi e  incomprensioni, il senso forte di una solidarietà che scaturiva dalla loro comune origine.

Resta lecito domandarsi: cosa c’entra tutto questo con il solitario cowboy Clint Eastwood? Sappiamo quanto Clint sia appassionato di musica ( spesso è lui stesso autore della colonna sonora dei suoi film) ma come fare a ritrovare l’eroico Walter di Gran Torino, pronto a sacrificarsi per difendere la vicina famiglia coreana o l’abile Mandela di Invictus che riesce a portare saggezza ed equilibrio in una terra divisa  o il generale giapponese di Lettere da Iwo Jima che combatte eroicamente sapendo che la fine è inevitabile?

Alla fine, solo nella seconda parte del film, ritroviamo il Clint che conosciamo: Frankie Valli, il cantante del gruppo, quando viene a sapere a quale livello di debito è arrivata la band per la gestione dissennata del capogruppo Tommy DeVito, decide di assumersi l’onere di ripagare il creditore mafioso continuando a cantare  da solo fino all'estinzione del debito. Il rispetto della vecchia amicizia, l'onore del gruppo valevano questi anni di sacrificio.

Insolito invece il modo con cui racconta gli anni giovanili nella cittadina di Belleville: Clint adotta uno stile scanzonato, un racconto filtrato dalla nostalgia e da  apologetica accondiscendenza nei confronti di una comunità italo-americana (che si distingue per venerare in casa, in perfetta simmetria,  i ritratti di Pio XII e Frank Sinatra) che vive sotto la paterna protezione del capo-mafia locale. Walken, è il padrino di questi ragazzi nel vero senso della parola: si preoccupa di trarli dai pasticci quando è necessario,  si commuove ogni volta che sente cantare Frankie.

Non possiamo invece ritrovare il Clint che conosciamo,  regista ma non sceneggiatore di questo film, nella ricostruzione dei rapporti familiari di Frankie con la famiglia. Clint  ha sempre avuto un’ attenzione e una sensibilità particolari nel valorizzare rapporti umani profondi in tutti i suoi film. Le scene in cui Frankie, colpevole di trascurare la famiglia, litiga con la moglie ubriaca o i colloqui con la figlia Francine che scappa di casa con il primo ragazzo, sono trattati in modo sbrigativo, secondo schemi preconfezionati, degni di un serial televisivo di serie B.

La stessa lunghezza del film, che contrasta con lo stile asciutto e calibrato del regista, tradisce  una certa accondiscendenza nel privilegiare il tono celebrativo e nostalgico del film.  Anche quel continuo rivolgersi verso il pubblico dei quattro protagonisti per commentare quanto sta accadendo, di fatto disturba la fluidità del film.

Occorre infine aggiungere che, anche se è noto che a Clint non interessano le storie d’amore, in questo film le donne  sono leggere o stupide o ubriache.

Aspettiamo il prossimo film, che a quanto pare il nostro instancabile 84-enne sta  già completando.

Autore: Franco Olearo


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